L'Ospite

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Diritto all’oblio anche per chi si riabilita

Oggi 24 settembre la sentenza: Google non ha l’obbligo di rimuovere i collegamenti a dati personali sensibili a livello globale. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione, nella causa tra il colosso tecnologico e i regolatori della privacy francesi perchè proprio in Francia il garante della privacy del CNIL nel 2016 aveva multato Google per 100 mila euro per aver rifiutato di eliminare informazioni sensibili dai risultati di ricerca su Internet a livello globale in base a quello che viene definito il “diritto all’oblio”.

Pubblichiamo una riflessione di Ferdinando Onorato, giornalista

“La permanenza in rete di notizie di cronaca giudiziaria non aggiornate può rappresentare un ostacolo al reinserimento sociale di una persona. Il diritto all’oblio va riconosciuto anche a chi è stato riabilitato dopo una condanna.

Il principio è stato affermato dal Garante privacy, che ha ordinato la rimozione di due Url che rimandavano ad informazioni giudiziarie non più rappresentative della attuale situazione di un imprenditore.

L’interessato, dopo aver tentato di far deindicizzare le pagine, si era rivolto all’Autorità lamentando il pregiudizio derivante alla propria reputazione personale e professionale dalla permanenza in rete di informazioni obsolete e non aggiornate.

Per questo motivo aveva chiesto al Garante di ordinare la rimozione dai risultati di ricerca di due Url, reperibili digitando il proprio nominativo, che contenevano informazioni su una vicenda giudiziaria che lo aveva visto coinvolto nel 2007 e sulla sentenza di condanna pronunciata nei suoi confronti nel 2010. Nelle pagine web però non vi era alcuna traccia della successiva riabilitazione che l’uomo aveva chiesto e ottenuto nel 2013.

Nel giudicare fondato il reclamo ed ordinare la deindicizzazione, l’Autorità ha ritenuto che l’ulteriore trattamento dei dati realizzato attraverso la persistente reperibilità in rete degli Url contestati, nonostante la riabilitazione e il tempo trascorso dal verificarsi dei fatti, determinasse un impatto sproporzionato sui diritti dell’interessato, che non risulta bilanciato da un attuale interesse del pubblico a conoscere la vicenda.

La persistenza in rete di tali informazioni giudiziarie non aggiornate, infatti, non è in linea con i principi alla base dell’istituto della riabilitazione, il quale, pur non estinguendo il reato, comporta il venir meno delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna come misura premiale finalizzata al reinserimento sociale della persona”.

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