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Acqua di sorgente dal rubinetto, dopo 40 anni arriva il ‘miracolo’. Ma per completare il Molisano Centrale serve un altro anno

Tra qualche giorno Termoli e hinterland potranno bere l'acqua purissima del Matese. Il Molisano centrale è realtà: pensato negli anni Ottanta, progettato 15 anni fa, in fase di esecuzione da oltre un decennio fra ritardi e intoppi. Dal luglio scorso sono serviti sei Comuni del Basso Molise, a breve anche Termoli, Guglionesi e San Giacomo. Ma per il completamento c’è ancora da aspettare: ecco perchè.

Bere acqua dal rubinetto. È la normalità a Roma, a Milano, in centinaia di altre località italiane. Non lo è in un terzo della nostra regione, la stessa regione che in proporzione viene considerata la più ricca d’acqua d’Italia. Fra qualche giorno, dopo decenni di attesa, le cose cambieranno per decine di migliaia di cittadini. Vuol dire che si potrà rinunciare alle scorte d’acqua in bottiglia, con tanto di risparmio per il portafogli, meno rifiuti e meno plastica e probabilmente vantaggi per la salute.

Perché fino ad oggi decine di migliaia di bassomolisani hanno avuto dai rubinetti di casa un’acqua di scarsa qualità, quella della diga del Liscione. Adesso manca davvero poco a una rivoluzione che a molti appare quasi un ‘miracolo’. Ma non per tutti, non ancora.

A Termoli, Guglionesi e San Giacomo degli Schiavoni è imminente l’arrivo dell’acqua del Matese, che già scorre dai rubinetti di Larino, Guardialfiera, Ururi, Portocannone e quasi totalmente Campomarino. È l’acqua che nasce dalle sorgenti del Matese, dalle cosiddette sorgenti del Riofreddo, nell’area di San Polo Matese non lontano da Bojano. Un’acqua che probabilmente tanti hanno già bevuto imbottigliata, dato che nelle vicinanze c’è la sorgente, con tanto di stabilimento, di una nota marca di acqua minerale della zona.

“A Larino ce l’abbiamo da qualche settimana – conferma il sindaco Pino Puchetti -. La prima cosa che si nota è che è molto più fredda, almeno 3-4 gradi di meno”. Stessa sensazione raccontata da Gianni Di Matteo, primo cittadino di San Martino. “È decisamente più fredda, si avverte. E da quando ce l’abbiamo non abbiamo più avuto problemi di approvvigionamento”.

Ma è la salubrità di quell’acqua il vero cambiamento. “Io l’ho bevuta diverse volte, è buona” rivela Puchetti. Una risorsa naturale a costo praticamente inesistente ma di grande qualità che adesso sta finalmente per essere portata anche a quella parte della regione meno ricca di sorgenti.

Purtroppo però per gli oltre 10mila abitanti di Petacciato e Montenero c’è da attendere un anno o qualcosa meno. Uno dei tanti paradossi di una storia piena di intoppi, carenze, ritardi che risponde al nome di acquedotto Molisano centrale.

Paradossi, si diceva. Uno dei maggiori è quello che vede il Molise donare la propria acqua alle regioni limitrofe come Puglia e Campania, per poi restare a secco nel bel mezzo dell’estate. Quante volte è successo negli ultimi anni? Impossibile dirlo con certezza, ormai si è perso il conto. Ma se questo disagio è rarità assoluta a Campobasso e dintorni, per i paesi che circondano Termoli è divenuta prassi consolidata, ormai accettata quasi con rassegnazione e impotenza dalla popolazione.

Diga liscione acqua rossa

Basta andare a ritroso di qualche giorno. Petacciato e Montenero lasciate senz’acqua per due giorni, ai primi di settembre. A fine agosto invece il disagio aveva toccato anche Guglionesi e San Giacomo. A metà giugno erano stati giorni di crisi nera a Larino, Ururi, San Martino, Portocannone. Una volta il potabilizzatore rotto al Liscione, un’altra l’elettropompa dell’impianto di sollevamento, e poi magari batteri nelle tubature o qualche condotta comunale che cede qua e là. Insomma un disastro, o meglio una rete colabrodo.

È la rete che dalla diga del Liscione porta l’acqua nelle case di circa 75mila abitanti, cioè i residenti di undici Comuni: Termoli, Petacciato, San Giacomo degli Schiavoni, Guglionesi, Montenero di Bisaccia, Campomarino, Ururi, Portocannone, San Martino in Pensilis, Larino e Guardialfiera.

Per decenni, praticamente da quando è entrata in funzione mezzo secolo fa la diga del Liscione, a questi Comuni è stata erogata acqua potabilizzata, cioè prelevata dall’invaso cui arrivano le acque del fiume Biferno e sottoposta a trattamenti chimici per poi essere mandata nei paesi. In sostanza un’acqua di scarsa qualità che praticamente nessuno si azzarda a bere.

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Con rischi enormi, perché in caso di inquinamento dell’invaso, come successo in più di una occasione, l’azienda speciale Molise Acque ha dovuto ricorrere a un massiccio contributo di cloro per rendere potabile l’acqua, ma che ha generato l’effetto contrario, cioè la produzione di trialometani che fu all’origine della più grave crisi idrica del basso Molise, ormai dieci anni fa, con decine di migliaia di persone lasciate senz’acqua a Termoli e dintorni.

Per evitare crisi di questo tipo e fornire finalmente acqua di sorgente alle persone, già all’inizio degli anni Ottanta si era pensato a un progetto diverso, un grande acquedotto che avrebbe dovuto trasportare flusso idrico puro dalle sorgenti matesine fino al mare, tant’è che risulta inserito nel Piano regolatore generale degli acquedotti del 1981. La progettazione risale ai primi anni Novanta, ma in Italia, si sa, realizzare un’opera pubblica è un’impresa titanica. “È un’opera veramente enorme – il giudizio di Giuseppe Santone, presidente di Molise acque (foto) -. Basta guardare la cartina dell’Italia, questa risorsa parte dagli Appennini, da lì portiamo l’acqua verso Termoli, tagliando mezza Italia

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Soltanto nel 2006 si è infatti arrivati all’approvazione del progetto definitivo, che per altro ha incontrato per strada una serie di intoppi incredibile, compresa la variante al progetto originario che ha allungato ancora i tempi, già parecchio dilatati. Una variante che prevede la realizzazione di un serbatoio a Petacciato marina. È proprio questo che manca ancora, oltre alle relative condotte, affinché il percorso di 154 chilometri dell’acquedotto Molisano centrale sia finalmente completato.

Ad oggi infatti risultano consegnati e funzionanti 103 chilometri di tubazioni che trasportano il totale di circa 290 litri al secondo. Questo significa che dallo scorso 19 luglio, dopo una prima attivazione parziale dal 17 giugno, sono serviti dal Molisano centrale i Comuni di Guardialfiera, Larino, San Martino in Pensilis, Ururi, Portocannone e Campomarino alta, compresa contrada Ramitelli e Nuova Cliternia. Circa 44 chilometri invece sono stati di recente consegnati alla Molise Acque dalla struttura commissariale istituita dal Provveditorato alle opere pubbliche, che tramite il commissario Donato Carlea ha gestito l’opera.

Sono funzionanti, ma siamo ancora alla fase delle verifiche e del lavaggio delle condotte e dei serbatoi. Per avere l’acqua di sorgente a Termoli però manca quindi davvero poco. “Come Molise acque stiamo lavorando per fornire l’abitato Termoli, stiamo facendo le prove di lavaggio su condotte e serbatoi che saranno perfettamente lavati. Dal 9 agosto, quando ci sono state consegnate le opere, stiamo procedendo a queste attività” rivela l’ingegner Carlo Tatti dell’azienda speciale regionale.

Il via libera definitivo, salvo ulteriori intoppi, dovrebbe giungere a giorni, probabilmente entro il 20 settembre. Proprio pochi giorni fa Molise Acque ha comunicato che la ditta esecutrice e la struttura commissariale hanno esigenza di effettuare le ultime verifiche, dato che si è in fase di rodaggio. Da qui una parziale riduzione del flusso prima del probabile ok all’erogazione.

Ma se i residenti di Termoli, San Giacomo e Guglionesi si apprestano ad assaggiare acqua pura dal rubinetto di casa propria probabilmente per la prima volta nella loro vita, diecimila cittadini dovranno rassegnarsi ad attendere ancora un po’.

Colpa di quella variante, per la quale l’opera è restata ferma oltre due anni. “Restano da fare il serbatoio di Petacciato e le relative condotte. Siamo terminando la fase di esproprio” riferisce Carlea. Intanto il cantiere è ripreso lungo la strada che da Petacciato conduce alla marina. Ma quanto ci vorrà? “I tempi deve indicarli la struttura commissariale, ma immagino sarà completato tutto per la prossima estate” dice il presidente Santone.

Acquedotto molisanl centrale lavori petacciato

Anche la struttura commissariale ipotizza giugno come mese della possibile attivazione definitiva del Molisano centrale, considerando un serbatoio ancora da costruire, 6 chilometri e 700 metri di condotte cui allacciarlo per servire Petacciato e Montenero di Bisaccia e il possibile stop al cantiere durante i mesi invernali.

Perciò Petacciato e Montenero saranno costretti a ricevere ancora l’acqua del Liscione. Che chiaramente non può essere buttata via. “È una risorsa naturale che va gestita, altrimenti sarebbero sprechi enormi” dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture, Vincenzo Niro.

E poi? “Se andiamo a vedere, già il progetto del Molisano Centrale parlava di interclusione fra le due opere”. Spontaneo quindi domandarsi se anche a opera completata tutti i problemi idrici del basso Molise saranno risolti. In sostanza, quest’opera pensata oltre 40 anni fa e ancora non terminata, sarà sufficiente? E per quanto?