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Mancano i medici, otto ore di attesa al Pronto Soccorso per una radiografia al femore

L’odissea di una paziente che dalle 11 è tornata a casa quando erano circa le 19. Idem per molti utenti costretti a file interminabili. Blocco del turnover e carenza di medici continuano a rendere invivibile l’ospedale civile ma c’è pure chi vi ricorre finanche per una “puntura di toradol” su suggerimento dei medici di base

Un venerdì di agosto da incubo al Pronto Soccorso di Campobasso. A raccontare l’odissea è una delle tante pazienti che ieri – 8 agosto – arrivata in ospedale alle 11, per un controllo radiografico ad un femore che aveva subìto una frattura e continuava a fargli male ne è uscita solo alle 19 della sera.

Certo non per colpa di medici e infermieri (quei pochi che ci sono) che hanno dimostrato una grande professionalità, ma per la totale mancanza di personale. Quello che c’è non è sufficiente. E tutti i giorni, perlopiù sui social, pazienti e familiari raccontano le file interminabili che sono costretti a subire quando per sfortuna (ognuno di noi farebbe a meno di ricorrere alle cure degli ospedali) sono costretti a chiedere aiuto al pronto soccorso.

Come dicevamo l’ultima storia che ha fatto incetta di commenti e di rimostranze da parte dei molisani è arrivata da questa paziente. Costretta a correre in ospedale perché il suo femore nonostante le cure, seguitava a farle male. Quindi la necessità di sottoporsi ad una radiografia per capire e valutare clinicamente il da farsi. Arrivata alle 11 ha messo piede fuori dal Cardarelli quando erano circa le 19. Otto ore di peripezie per una radiografia. Con una fila interminabile di persone che per i più svariati motivi sono state costrette ad un venerdì in ospedale per essere visitati, valutati ed eventualmente rispediti a casa non si sa se nella migliore o nella peggiore delle ipotesi. Perché per esempio, un anziano signore che era lì dal giorno prima, si trovava ancora su una lettiga ignaro del fatto se lo ricoverassero o meno.

La causa principale è nota: mancano i medici, manca il personale e l’organizzazione. Carenza che rischiano di pagare – con un trattamento meramente ragionieristico rispetto a debiti, sprechi passati e speranze disilluse per il futuro – solo le povere persone che hanno bisogno di cure.

Di contro è anche vero che i cosiddetti medici di base non aiutano. Un’altra paziente che al pronto soccorso – sempre venerdì otto agosto – ci è entrata a mezzogiorno per un mal di schiena, ha riferito che glielo aveva consigliato il suo medico. Affetta da un forte mal di schiena, il professionista le avrebbe suggerito: “Vada al pronto soccorso e veda se le fanno una puntura di toradol”. Alle 18, era ancora lì, in attesa di sapere, con il suo mal di schiena e la faccia stanca e sofferente.

Fra chi è in attesa ci sono persone che arrivano in ambulanza. Sono gravi e hanno la priorità. Le urgenze quindi dilatano i tempi, ma i medici in servizio (nonostante le urgenze) sono sempre gli stessi.

In questo periodo poi ci sono soprattutto gli anziani che, con questo caldo, sono purtroppo vittime di malattie respiratorie e cardiocircolatorie. Al Pronto soccorso dovrebbe esserci tranquillità, sicurezza e invece.

Non si vuole denigrare la sanità, anzi molti sottolineano pure la grande professionalità degli operatori, ma non sono onnipotenti. Né sufficienti. Politica e matematica dei conti se ne facciano una ragione. I nostri ospedali ormai sono da terzo mondo.