Ospedali, rete delle urgenze, patto per la salute: con la Crisi il baratro è dietro l’angolo. “La palla in mano ai sindaci e alla politica regionale” foto

In uno scenario politico e istituzionale traballante, sono fondati i timori per lo stallo della situazione relativa alla sanità pubblica in Molise, che rischia di finire nel dimenticatoio mentre tutti sono concentrati sul nuove elezioni. Appello di Nicola Felice, presidente del Comitato San Timoteo, alla rappresentanza democratica del territorio: "La palla è in mano ai sindaci, alla Regione e ai Commissari". L'invito è alla collaborazione, pena il baratro.

Con la crisi di Governo è tutto più difficile. Per gli ospedali molisani, per la riorganizzazione dei servizi di assistenza, per la rete delle urgenze. L’incertezza è dietro l’angolo, con le sue voragini di incognite.

Che fine faranno gli ospedali del Molise? Il decreto Balduzzi, la norma del 2015 che ha drasticamente “tagliato” le potenzialità degli ospedali, cambiando l’assetto della sanità pubblica e stabilendo che in Molise ci può essere un solo ospedale di I livello (il Cardarelli), per ora non subirà le auspicate trasformazioni.

A dispetto delle speranze che la politica regionale continua ad alimentare dichiarando pubblicamente che il decreto Balduzzi deve essere cambiato, e che sarà cambiato. Già, ma con una crisi in atto e la prospettiva di tornare al voto a breve, da chi? Impossibile, in questo scenario confuso e traballante, che il Patto per la Salute 2019-2021, strumento importantissimo proprio per la riorganizzazione della rete ospedaliera, possa approdare sul tavolo dei Ministeri per la firma a settembre. Sarebbe dovuto essere pronto a marzo scorso, è slittato per problemi burocratici e adesso, non c’è bisogno della sfera di cristallo per poterlo affermare, salterà di nuovo, rimandato a chissà quando.

Nel giro di qualche settimana i Ministeri si troveranno in una fase di precarietà, tipica del clima che precede le nuove elezioni. Dunque svuotati di poteri straordinari e probabilmente gestiti da “tecnici”. Il Patto della Salute si porta via anche le aspettative di modifica del decreto Balduzzi, con il passaggio del Cardarelli da Dea di I livello a Dea di II livello, e la restituzione del ruolo di “ospedali veri” sia al San Timoteo di Termoli che al Veneziale di Isernia, che solo in quel modo incasseranno la garanzia di evitare ulteriori tagli e accorpamenti di reparti.

“Ma ora – spiega Nicola Felice, presidente del Comitato che da anni è impegnato in favore del San Timoteo – la situazione diventa molto difficile e questa crisi può anche rappresentare un’arma di distrazione di massa rispetto alle problematiche della sanità. D’altra parte – aggiunge – non si può certo abbassare la guardia in questo momento così delicato”, con un Piano Operativo Sanitario che sta per essere portato all’attenzione del Consiglio regionale da parte della struttura commissariale rappresentata da Giustini e Grossi e dell’Agenas, che ha il compito di redigerlo.

 

“Ed è qui – dice ancora Felice in una sorta di appello accorato ma molto determinato – che entrano in gioco i sindaci e la Regione, che non possono abbassare minimamente l’attenzione e anzi devono fare pressione con i commissari, visto che ormai i parlamentari non hanno più un ruolo utile (e a breve potrebbero non avercelo affatto, ndr) per garantire il diritto di cura al Molise”.

Non è soltanto una battaglia in favore del Punto Nascita, per il quale l’udienza di merito ci sarà ad aprile, e per il quale c’è un ricorso al Consiglio di Stato contro la riapertura, ma una battaglia che riguarda tutta la sanità molisana. Quella pubblica, ovviamente. In questo scenario il trasferimento dell’ormai ex direttore generale Asrem Gennaro Sosto in Campania non aiuta di sicuro. Dopo la nomina, che slitta a settembre, il sostituto dovrà prendersi un po’ di tempo per mettere a punto il quadro e mettersi al passo con la situazione. Insomma, la palla ce l’ha il territorio, in primis i sindaci, i consiglieri regionali. Stavolta qualsiasi cedimento alla distrazione può costare carissimo. E la collaborazione con i commissari straordinari – loro restano, e decidono – è una risorsa preziosa. Le “scazzottate” istituzionali rischiano di finire malamente nel burrone e trascinarsi le ultime chance di salvare il salvabile.