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Non è una regione per giovani: 15mila residenti in meno in dieci anni. E gli ottantenni sono più dei neonati

I dati Istat parlano chiaro: gli anni Dieci del Nuovo Millennio hanno segnato il netto declino demografico della nostra regione, passata da 320mila e 305mila abitanti. Ormai sono sempre più numerosi quelli che arrivano all’età da pensione rispetto a chi raggiunge quella per la patente

È un declino nemmeno troppo lento e chissà quanto inesorabile quello che il Molise sta vivendo dal punto di vista demografico negli ultimi anni. Senza fermarsi ai dati degli ultimi dodici mesi, ma allargando lo sguardo al decennio degli anni Dieci che sta per terminare, balza all’occhio come la nostra regione abbia perso circa 15mila residenti, per varie ragioni. Ma è evidente anche la netta prevalenza degli anziani rispetto ai giovani, che sono ogni anno meno numerosi.

Il dato di partenza è quello del 2009, quindi dieci anni fa. All’epoca l’Istat rilevò la presenza di 320795 molisani residenti. È certo che già all’epoca il numero di chi aveva solo la residenza in Molise pur non vivendoci, a causa di ragioni economiche o di comodità, non era da trascurare.

Detto questo, il calo è stato evidente a partire dall’inizio del decennio. Se nel 2011 c’erano 319780 residenti, dodici mesi più tardi erano 323145. Un caso? Forse per qualche anno è parso così, dato che la popolazione è rimasta numericamente stabile fino al 2016.

Da allora è caduta libera. Nel 2017 eravamo 310449, nel 2018 scesi a 308493, mentre al primo gennaio scorso la cifra è crollata a 305617. In pratica 15mila persone in meno e considerando che in Molise solo tre città superano quella cifra, questo dato dovrebbe fare lungamente riflettere.

Di recente l’Istat ha parlato del calo demografico nazionale e semplificando ha dichiarato che è come se fosse scomparsa una città come Palermo. Da noi è come se non esistessero più Venafro e San Martino in Pensilis. Di questo passo, scendere sotto la soglia anche psicologica dei 300mila residenti, potrebbe avvenire molto presto.

Qualche numero in più aiuta a capire il calo. Nel 2018 si sono registrati 1895 nati, a dispetto di ben 3703 morti, quasi il doppio. Già questo basterebbe a spiegare tutto.

Ma c’è anche il numero di coloro che se ne vanno, all’estero o in altre zone d’Italia. Ed è forse anche più preoccupante perché il saldo migratorio fa segnare un meno 1068, per effetto soprattutto di quasi 6500 cancellazioni per altri comuni. Gli stranieri che decidono di restare in Molise restano un numero non decisivo (2237 iscrizioni dall’estero a fronte di 837 cancellazioni). Insomma ancora una volta appare evidente che le vere emergenze siano l’emigrazione e lo spopolamento, non l’immigrazione.

Ma andando a spulciare altri dati demografici si comprende bene che il trend non potrà che restare negativo, a meno di rivoluzionarie azioni che rilancino l’economia e quindi riportino le persone a voler mettere su famiglia in Molise.

Al primo gennaio 2019 infatti il numero dei bimbi al primo anno di età era di appena 1872. Una cifra bassissima, se si pensa che i 18enni erano invece 2904 e i 30enni 3529. In pratica il numero dei giovani scende di anno in anno, di classe d’età in classe d’età. I centenari, che però fanno storia a sé, erano 109, ma quel che più impressione è che gli 85enni erano 2129, quindi una cifra ben maggiore ai neonati. Se non è un’altra emergenza questa.

Un dato tutto molisano? In parte sì. È vero che l’Italia è ormai da tempo un paese per vecchi, con un indice di longevità molto elevato rispetto ad altre nazioni d’Europa è del mondo. Ma è anche vero che questa tendenza in Molise è più accentuata. Se si divide infatti la popolazione fra over 40 e under 40, si scopre che in Italia chi ha superato gli Anta è il 58,6 per cento della popolazione, mentre nella nostra regione è oltre il 60 per cento.

Gli anziani sono tanti, questo lo dice la statistica. Ma il territorio è adeguato a far fronte a questa mole di pensionati? A guardare sistema sanitario, infrastrutture e servizi, la risposta è semplice: No. Un problema reale, le cui cause sono sicuramente economiche prima di tutto, ma per il quale non si sta facendo abbastanza. Ammesso che si stia facendo qualcosa.