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Matteo, Luigi e la crisi di Governo. Federico: “La Lega ci ha ridicolizzato, ma il 5S deve farsi un esame di coscienza”

Il parlamentare campobassano, eletto alle Politiche del 2018, fa un'analisi sulla crisi di Governo: "Durante la campagna elettorale per le Europee e dopo le stesse Europee è diventata sempre più evidente che governare insieme alla Lega fosse diventata una trincea. Ricucire sarà impossibile". Salvini? "Immagino che voglia capitalizzare il consenso". Infine il mea culpa sul Movimento 5 Stelle: "In 14 mesi abbiamo perso la nostra vocazione, ma la croce non si può addossare solo a Di Maio"

Matteo Salvini ha lasciato Termoli da qualche ora quando raggiungiamo telefonicamente Antonio Federico, il parlamentare campobassano del Movimento 5 Stelle eletto alle Politiche 2018 dopo l’esperienza in Consiglio regionale.

La crisi di Governo incombe, c’è una mozione di sfiducia contro il premier Conte (espressione degli stessi 5 Stelle) e l’aria pre ferragostana è stata arroventata dalle prime ipotesi sul voto.

Ma perchè la crisi proprio ora? Perchè proprio dopo i due trofei che la Lega ha messo in bacheca in pochi giorni (il decreto sicurezza e il Tav)? Perchè una sfiducia contro il presidente del Consiglio dei Ministri?

Questo andrebbe chiesto a lui, io posso immaginare che lo abbia fatto in questo particolare momento per capitalizzare il consenso e destabilizzare il Parlamento”, la riflessione del deputato grillino.

Antonio Federico analizza quello che è successo in questo ultimo anno e mezzo e in particolare descrive quanto sia diventata difficile la convivenza tra i due (ormai ex) alleati di Governo: “Durante la campagna elettorale per le Europee e dopo le stesse Europee è diventata sempre più evidente che governare insieme fosse diventata una trincea. Mentre noi proponevamo una legge sull’acqua pubblica loro presentavano decine di emendamenti per togliere la parola “pubblica” dalla legge stessa. Alle nostre proposte di legge sul riuso dei beni e sull’economia circolare loro ci rispondevano con nuovi inceneritori. Ci ridicolizzavano le politiche “plastic free”. Per non parlare delle grandi opere inutili e del Tav o che in Commissione Ambiente in Senato hanno tenuto ferma la legge contro il consumo del suolo per tutto questo tempo”.

Insomma, sintetizza, “abbiamo provato a resistere nel rispetto di un contratto che faceva da garanzia tra le due forze politiche”.

Antonio Federico non nasconde il suo scetticismo sul futuro: “Non credo che ci siano margini per ricucire, anche perché è stata presentata una mozione di sfiducia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quindi immagino che, dopo la mozione di sfiducia, la palla passerà in mano al presidente della Repubblica che avvierà consultazioni per arrivare al voto ad ottobre. Non credo che il percorso sarà lineare perchè ci sono scadenza importanti come la nomina del commissario Ue, la legge di bilancio”.

Formula dunque un’ipotesi: “La crisi potrebbe essere stata aperta ora perchè così Salvini può togliersi dall’impegno di una legge di bilancio non facile”. Del resto, “aveva incassato il sì al decreto sicurezza e al Tav, ora ha deciso di rompere” perchè “avrà ritenuto strategicamente di farlo”.

Tuttavia, è anche il momento del ‘mea culpa’. Dalle parole del parlamentare affiora anche l’amarezza per lo ‘stato di salute’ del Movimento 5 Stelle, per gli osservatori fagocitato proprio dalla Lega. “Il Movimento – ragiona Federico – deve fare valutazioni politiche su quello è stato fatto e quello che non è stato fatto in questi 14 mesi. C’è stato un problema di tenuta e riconoscibilità, molte persone si sono allontanate, altre sono tornate a guardare al centrosinistra perchè disilluse rispetto alla nostra vocazione che un anno e mezzo fa sembravano più progressista e che poi certe dinamiche ha rivelato diversa”.

Quindi, “il MoVimento 5 Stelle deve ripartire da queste cose se vogliamo tornare a farci riconoscere dai tanti cittadini che ci hanno sostenuto in massa solo lo scorso anno”.

Nel suo ragionamento Antonio Federico non mette il capo politico Luigi Di Maio sul banco degli imputati. Il parlamentare campobassano lo assolve parzialmente, al contrario dei grillini più ‘ortodossi’: “Luigi Di Maio è stato il garante politico di questi 14 mesi e se il bilancio dovesse essere negativo e se le attuali dinamiche porteranno ad un implosione del Movimento vuol dire che qualche problema c’è. Però non si può puntare il dito contro una sola persona o pensare che uno possa essere il salvatore della patria”.