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Lilium, il corto molisano sulla violenza emoziona e stupisce. Sala gremita per il debutto di due promettenti autori foto

Presentazione molto partecipata a Termoli del cortometraggio Lilium, l'opera prima firmata - tra gli altri - dai due giovani autori molisani Antonio De Gregorio e Mattia Marano. Un viaggio emozionante nei meandri della cosiddetta 'violenza assistita'.

Gli autori del film si aspettavano solo amici e parenti e invece, per la presentazione di Lilium, la sala era gremita, tanto che in molti non hanno trovato posto a sedere.

Ieri, 18 agosto, per la proiezione del cortometraggio firmato da due giovanissimi molisani, Antonio De Gregorio di Termoli e Mattia Marano di Campobasso (oltre ad altre due autrici, Francesca Paglialonga e Anna Ripamonti), al cinema Oddo c’era il pienone delle grandi occasioni. Il film, già presentato a Milano e a Casacalenda in occasione di MoliseCinema, ha stupito davvero tutti per la sensibilità con cui si è affrontato un tema ‘difficile’: quello della violenza di genere.

oddo presentazione lilium

Lilium racconta, con intensità, uno degli aspetti più sottaciuti della violenza: le conseguenze traumatiche che si portano dietro coloro che, da bambini, hanno visto con i propri occhi comportamenti violenti, in questo caso (come spesso succede) di un padre nei confronti della madre.

Nel protagonista Antonio (il campobassano Giuseppe Campestre), complice un arrivo inaspettato, riaffioreranno i traumi – rimossi ma mai dimenticati – del passato. È tanta e significativa la simbologia di cui nella pellicola si fa uso: dal sangue della carne (il protagonista di lavoro fa il macellaio) al giglio-lilium, fiore emblema di purezza e di morte allo stesso tempo, fino all’acqua che di questo corto-gioiello è l’elemento principe. È nella vasca da bagno piena d’acqua che Antonio trova il suo rifugio, proprio come gli aveva trasmesso la madre quando lui era un bambino, ed è in alcuni fotogrammi del corto, girati sott’acqua, che madre e figlio si ‘incontrano’. Un elemento archetipico di vita (e di maternità) fa dunque da contrappunto a un clima – evocato e rievocato – di morte e sopraffazione.

Un’opera prima sbalorditiva per i due giovanissimi molisani (appena ventenni), interamente girato in Molise (principalmente a Casacalenda) e interpretato da attori molisani. Oltre al protagonista c’erano Eva Sabelli, l’eterea madre del protagonista, e Marco Caldoro che ha vestito i panni del padre aguzzino. Tanti applausi anche per loro, presenti in sala e chiamati a salutare il pubblico. Davanti al palco insieme a loro anche la direttrice della fotografia Francesca Paglialonga, lo scenografo Michelangelo Tomaro e il piccolo attore Lorenzo Rizzi (il protagonista-bambino).

presentazione corto lilium

Un progetto dall’alto valore sociale che è stato patrocinato dalla Regione Molise e dal Comune di Termoli. Per i suoi contenuti e per la tematica trattata, inoltre, il Garante regionale dei Diritti della Persona lo ha riconosciuto come opera di interesse culturale e ne ha supportato la produzione.

Dopo la proiezione e il meritato applauso si sono susseguiti alcuni brevi interventi da parte di referenti istituzionali e di servizi: a prendere la parola Giulia Capone per il Garante dei Diritti, la consigliera di parità Giuditta Lembo, la presidente dell’associazione Liberaluna Mariagrazia La Selva, il direttore del centro di salute mentale di Termoli Angelo Malinconico e la psicoterapeuta Maria Immacolata Mustillo. Sottolineato da più parti come l’opera sia riuscita a cogliere aspetti psicologici ed emozionali del tema con inusitata sensibilità. Non solo tecnica dunque, ma arte che ha saputo toccare elementi fondamentali della tematica, attingendo finanche ad aspetti ‘inconsci’.

Il dibattito è stato poi animato da alcuni interventi da parte del pubblico e non sono mancati momenti polemici che i due giovani cineasti – emozionati sì ma anche brillanti – con autoironia e modestia hanno saputo superare.

Un debutto degno di nota per gli sceneggiatori (che con questo cortometraggio si sono già aggiudicati il progetto interreg ‘Circe’) e un esempio di vivacità culturale e di intraprendenza che fa bene al Molise tutto.