Leghisti nostrani, contestatori, gente che fa il bagno. Prove di resistenza tra Matteo Salvini e Matteo Evangelista fotogallery

Il ‘beach tour’ sulla spiaggia di Matteo Salvini si trasforma in una mezza ‘guerriglia’. Spintoni, urla, parolacce. Sotto al Castello Svevo si consuma la spettacolarizzazione della politica in sandali e bermuda, con il leader della Lega autocandidatosi a fare il premier dopo mesi di promesse sulla durata del Governo, che si presenta al Cala Sveva con due ore e mezzo di ritardo. Cinque minuti per rispondere alle domande dei giornalisti: non tutti e non tutte, per carità. Le domande scomode vengono agevolmente dribblate, anzi prevenute, perchè “devo stare in mezzo alla gente”, taglia corto il vice premier.

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Per l’occasione è arrivata anche la troupe di ‘Propaganda Live’ con Diego Bianchi (in arte Zoro) e il suo ‘fido’ Pierfrancesco Citriniti, regista e videomaker termolese, con un inedito bermuda giamaicano.

Il circo è aperto dal suo staff che, racconta chi alle 10 era già all’appuntamento termolese, arriva in ciabatte e pantaloncini. Pian piano iniziano ad arrivare i leghisti della prima ora (il coordinatore Luigi Mazzuto e il presidente del Consiglio comunale di Termoli Michele Marone), quelli della seconda ora e quelli dell’ora postuma, fulminati sulla ‘via di Milano Marittima’ (piuttosto che di Damasco), dove il beach tour Estate Italiana, che richiama al nome di un disco di Toto Cutugno e come aggravante ha la pretesa di voler parlare di politica, come il forzista Francesco Rinaldi.

Nessuno sembra chiedersi l’inevitabile: ma Forza Italia non sta all’opposizione? Nessuno, nella claque che si accalca tra microfoni aperti e telecamere verso il ministro in maglietta, trova stridente che il figlio di Francesco Rinaldi regali una t-shirt a Salvini con le lettere Dj e i nomi stampati in oro.  Manca, a ricevere il vicepremier, il sindaco di Termoli Francesco Roberti, in ferie fino a dopo Ferragosto, mentre c’erano il Governatore Toma, la parlamentare Annaelsa Tartaglione, e ci sono i consiglieri comunali di Campobasso Alberto Tramontano e Alessandro Pascale.

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Un centinaio di cittadini comuni, di tutte le età. Tanti anziani, anche turisti del nord Italia in vacanza a Termoli. Alcuni abbastanza vecchi da dover avere memoria del Ventennio, e che invece attendono adoranti il ‘capitano’ che mescola populismo, fascismo, incitamento all’odio, qualunquismo. Lo dicono i contestatori.

Perchè Termoli non è solo una piccola tifoseria assiepata sotto il sole, sudata e appiccicosa, in attesa dell’uomo per il quale fino a non molto tempo fa Termoli era il Sud che puzza, da spazzare via a colpi di eruzioni vulcaniche. La contestazione verso il politico che ha inasprito le tensioni sociali, favorito le guerre tra poveri per meri scopi elettorali, c’è. Esiste e si fa sentire. 

“E’ pericoloso, è peggio di Mussolini”, sottolinea qualcuno. “Sei un criminale”. “I terroni ti salutano”. In attesa ci sono alcune delle rappresentanti del comitato L113 che hanno incontrato il ministro dell’Interno. “Ci stanno chiudendo l’ospedale – riferiranno poi al vice premier – e nessuno potrà più nascere a Termoli”.

C’è una coppia di Roma che ha comprato casa a Termoli e rinuncia alla giornata di mare per vedere il capo del Viminale. “Noi votiamo Salvini”. Perchè? “Perchè ci dà fiducia, ci sembra concreto, competente”. Non sono gli unici in trasferta: “Ho casa a Campomarino Lido – racconta una signora di Foggia – ma quando ho saputo che sarebbe venuto a Termoli mi sono messa subito in macchina. Devo fare il video del suo arrivo, ho già il telefono pronto”.

E figuriamoci se per un premier che ha invocato la Vergine Maria quando il Parlamento ha approvato il decreto sicurezza poteva mancare la presenza di qualche rappresentante della Chiesa. C’è don Benito Giorgetta perchè “gli devo dare la confessione”, scherza. Peccato che in quelle stesse ore in una intervista sulla Stampa il suo ‘superiore’ Papa Francesco abbia lanciato l’ennesimo anatema contro il sovranismo: “Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. “Prima noi. Noi… noi…”: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura”, le parole del pontefice. Per fortuna la Chiesa di Termoli è in sintonia con Bergoglio che invoca ‘Termoli porto aperto’ con uno striscione che compare sul muraglione.

Prima gli italiani’, ‘I migranti a casa loro’ sono stati proprio gli spot che hanno consentito la facile ascesa di Salvini che in pochi mesi di governo ha divorato il Movimento 5 Stelle e ora si prepara a concludere il pasto. “Mi candido a diventare premier”, le intenzioni che il ministro dj ha espresso con la crisi di Governo in atto e la sfiducia presentata dalla stessa Lega contro l’attuale presidente Giuseppe Conte. Ci sono già le date: 13, 20 o 27 ottobre. Ma prima bisogna chiudere i lavori in Parlamento. E quindi “i senatori alzassero il culo”. Non è una frase da bar. Il copyright è invece di un vice premier che da ieri ripete questo ritornello dimenticando ancora una volta (come nella tenuta cafonal al Papeete Beach) di svolgere un ruolo istituzionale e di non trovarsi a Pontida per il raduno leghista.

C’è pure una voce isolata. E’ quella di Lorena, straniera e sposata con un termolese: “Non voto Salvini, anzi sono preoccupata per quello che sta succedendo. Ma sono qui per rendermi conto con i miei occhi di quello che è Matteo Salvini, al di là di quello che si vede in tv o si legge sui giornali. Oggi devo stare attenta – poi scherza – magari si accorge del colore della mia pelle…”.

In questo circo che si surriscalda si fanno sentire anche alcuni coraggiosi contestatori. Tengono alta la bandiera della resistenza, simbolo di quella parte del Paese che si smarca da chi sembra ipnotizzato dal pifferaio di Milano. Chi urla “terroni” ricordando quando il vice premier disprezzava il Sud prima della sua camaleontica trasformazione. I pentastellati Di Michele e Bovio espongono invece il cartellone ‘Salvini hai tradito gli italiani’ dal muraglione. Poi battibeccano con i giovani leghisti che stanno attendendo Salvini e vengono fatti sgomberare dai Carabinieri.

“Vai a lavorare”, urla un altro. “Le vite umane non valgono?”, grida una ragazza che ricorda l’inasprimento delle pene previste dal decreto sicurezza bis (appena approvato in Parlamento) e allontanata dalle forze dell’ordine fra gli incitamenti di chi non tollera le voci critiche e sposa un clima di odio e veleno portato all’esasperazione.

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Poco distante da quel teatro infernale in cui si trasforma, per un po’ di tempo, la Cala Sveva, dove almeno viene risparmiato il teatrino di mojito e consolle tra nani e ballerine, sventolano gli striscioni di solidarietà e accoglienza che sembrano rispondere alle parole xenofobe e politicamente inconsistenti di Matteo Salvini con un altro Matteo, ben più famoso e accreditato presso la Vergine Maria che il ministra invoca con disinvoltura, Matteo l’Evangelista. Oltre la spiaggia invece molta  gente fa il bagno. “Salvini al lido? E chi se ne frega, col caldo che fa oggi…”. Sono italiani anche loro.