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La via Quircio che non ti aspetti, quella che resiste perché “ce ne sta di gente buona pure qua”

Dopo i recenti episodi di cronaca che hanno riportato alla ribalta questa zona del capoluogo, molte famiglie insorgono e chiedono più attenzione da parte dell'Amministrazione: "Siamo in tanti ad essere brave persone - dicono - non possiamo pagare colpe che non abbiamo"

C’è un fittizio disinteresse e il silenzio interrotto solo da un tv ad alto volume, mentre nel primo pomeriggio attraversiamo la rotonda di Piazza Venezia per entrare in via Quircio. Disinteresse apparente e che subito dopo capisci è tutt’altro.

Le persone osservano, spiano quello che fai dietro le finestre spalancate per l’afa. Non parlano. Sei un forestiero che entra in questa zona, quasi ai margini di Campobasso eppure a poche centinaia di metri dal centro urbano. Quello ricco e frequentato.

Qui giù invece si respira l’abbandono delle Istituzioni “quelle politiche però” sottolinea chi ci abita. E per certi versi sembra anche abbandonato da Dio. La gente vuole prima capire chi sei. Non si fida subito.

Bastano poche parole perché quella diffidenza si trasformi in voglia di raccontarsi  con la consapevolezza finalmente di essere ascoltati. Non giudicati a priori.

Scendono in strada. Non vedono l’ora di parlare del disagio e della ghettizzazione di via Quiricio come il quartiere della droga”, della delinquenza, della criminalità locale.

Qui c’è gente coraggiosa. E odia la malvivenza perché ha distrutto e continua a distruggere tutto. Anche l’esistenza di chi è costretto “ad una casa popolare” perché “precario” e non può permettersi “un mutuo o un affitto oneroso”. “E ce ne sta di gente bbuona qua”. Dicono.

Sono stanchi di sentire in televisione o di leggere sui giornali che il loro quartiere è “quello difficile”, quello “dove si spaccia, si rifugiano i ladri e i pregiudicati”. “Non è colpa nostra – confessano – Anzi, noi paghiamo la negligenza di chi non mette alla porta i morosi, non prende provvedimenti per i pregiudicati che dovrebbero stare altrove se sanno che continuano a delinquere, paghiamo lo scotto di una vita impossibile ma noi siamo persone per bene”.

Molti di loro sono vittime dei “vicini” poco raccomandabili che qui continuano a vivere e spesso a delinquere, nonostante – appunto – siano indietro con il pagamento dell’affitto allo Iacp, siano pregiudicati e delinquenti di lungo corso in attività.

Una coppia che incontriamo appena imboccata la striscia di asfalto che porta alle palazzine popolari, sta caricando sulla macchina due sacchi. In uno ci sono bottiglie e barattoli in vetro, lavati e puliti. Nell’altra perlopiù bottiglie di plastica e contenitori per alimenti. Differenziano i rifiuti, ma qui la differenziata ancora non c’è. “E c’è bisogno della raccolta per essere civili?” risponde stizzito il marito di lei. “La mia famiglia differenzia a prescindere, a sporcare il mondo già ci sono le facce sporche di certa gente evitiamo di imbrattarlo pure con queste porcherie”.

Sono le 15.15 e la moglie è seduta all’interno della piccola utilitaria. Ci vuole un po’ prima che scenda per intervenire nella chiacchierata.

“Io sono una lavoratrice onesta. Mio marito pure, anche se saltuario. Viviamo qui e vorremmo solo non essere ghettizzati per colpe che non abbiamo. Non dobbiamo andare via noi ma chi sbaglia. Chi non paga. Chi perseguita e insiste a delinquere”.

Arriva anche un’altra famiglia. Qualcuno ha figli, altri no. Questi ultimi ammettono: “Forse è una fortuna, saremmo stati costretti a farli giocare in mezzo al degrado più assoluto”.

“Noi siamo famiglie come le altre, forse meno fortunate perché non lavoriamo in banca né al Comune, ma lavoriamo. Non rubiamo, non spacciamo, non siamo delinquenti. Ci alziamo la mattina alle cinque, non chiediamo nulla, rientriamo a casa nel tardo pomeriggio, facciamo enormi sacrifici per pagare puntuali le tasse. E’ un nostro dovere. Ma i diritti? Zero”.

 E’ vero, nulla è certo, la formula magica non esiste per stare fuori dai brutti giri. La presenza di una famiglia, di un padre o di una madre che “faticano” può essere un buon esempio. “Ma non basta” ammette il capannello di persone. “Per fortuna che spesso ci sono le macchine della polizia o dei carabinieri – dice un signore alto e grosso – ma i cari amministratori, via Quircio sanno ricordarla o sotto le elezioni o quando c’è da parlarne male”.