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La resa di Petroceltic Italia: dopo lo stop a tre permessi di ricerca arriva la rinuncia al Mise

La colonizzazione del Mare Adriatico da parte del magnate petrolifero Petroceltic Italia srl è sempre più lontana. Dopo aver presentato al Ministero dello Sviluppo Economico istanza di rinuncia a tre permessi di ricerca nel 2016 ed aver fatto marcia indietro anche su un altro permesso di ricerca idrocarburi nella acque antistanti le regioni Abruzzo e Molise, la multinazionale ha comunicato di voler rinunciare al permesso stesso.

La comunicazione arriva dal Coordinamento Nazionale No Triv e viene riportata dal sito Ansa: “Apprendiamo con grande soddisfazione dal BUIG di luglio 2019 che con istanza pervenuta al Ministero dello sviluppo economico in data 11 luglio 2019, protocollo numero 15625 Petroceltic Italia, contitolare e rappresentante unica del permesso di ricerca ubicato nel Mare Adriatico, Zona B, convenzionalmente denominato B.R268.RG, ha chiesto la rinuncia al permesso stesso”.

La Petrolceltic ha dunque alzato bandiera bianca, abbandonando l’idea di estrarre idrocarburi a sud del Mare Adriatico. Per farsi un’idea del volume di affari, basti pensare che i tre permessi a cui la multinazionale ha rinunciato nel 2016 avrebbero coperto 94mila 500 ettari di mare. La decisione è la conseguenza delle manifestazioni organizzate da cittadini, comitati ed associazioni che hanno iniziato ad opporsi ai progetti fin dal 2006, con culmine nel 2011 a Termoli, con una protesta alla quale prese parte anche il compianto Lucio Dalla.

Le iniziative No Triv sono poi sfociate nella legge di stabilità del 2016, introdotta dalla maggioranza del Governo Renzi, che vieta lo stop entro le 12 miglia marine ed impedisce il rilascio di nuove concessioni che permettano le estrazioni in mare nel limite stabilito. “Petroceltic, che nel frattempo ha cambiato proprietà, ha preso atto del fatto che il suo permesso non ha ragion di esistere giacché, secondo la normativa vigente, non può portare ad alcuna nuova concessione ed ha così presentato istanza di rinuncia al Mise” conclude l’associazione ad Ansa.