La recessione soffoca le famiglie molisane ma non frena la spesa della Pa: maxi stipendi ai dirigenti regionali

Aumentano le retribuzioni e il record spetta al Molise dove i funzionari della Regione percepiscono 118mila euro all'anno (+38% in tre anni). I dati si riferiscono al periodo tra il 2015 e il 2017. Sono stati resi noti nell'ultima relazione della Corte dei Conti

Il governo chiede di tirare la cinghia a famiglie e contribuenti, mentre i dirigenti di regioni, comuni e province possono godersi i loro abbondanti aumenti in busta paga.

Il Sole 24 Ore fa – sulla scorta dell’ultima relazione della Corte dei Conti relativa al triennio 2015/2017- ha fatto al riguardo un’analisi dettagliata, minuziosa e impietosa:  “la spesa media – si legge – è un indicatore significativo dell’evoluzione delle retribuzioni in relazione alla numerosità dei dipendenti. In assenza di miglioramenti contrattuali, essa dovrebbe rimanere stabile nel tempo, mentre è da attenzionare l’incremento della spesa media associato alla diminuzione delle unità annue, rivelatore dell’incompleto conseguimento di economie di spesa conseguenti alla riduzione del personale in servizio”.

Come a dire che l’effetto del taglio dei dipendenti è stato vanificato dall’aumento della spesa per i dirigenti.

È il caso di molti dirigenti delle Regioni. E, paradossalmente, solo di quelle del Sud, dove la crisi strozza chiunque e la recessione – invece – non ha sfiorato di un centesimo gli stipendi dei vertici amministrativi . Anzi, chi occupa i piani alti delle burocrazie regionali ha fatto lievitare le proprie retribuzioni a ritmi febbrili.

E nella graduatoria stilata oggi da “Il Sole 24 Ore”, il record degli aumenti sapete a chi spetta? Al Molise.

I 35 dirigenti della Regione, nel 2017 sono costati in media 118mila euro lordi a testa, cioè il 37,87% in più rispetto a due anni prima.

Segue la Puglia (107mila euro medi) il costo medio pro capite dei dirigenti nello stesso periodo è cresciuto del 25,78%, superando sul filo di lana quello dei colleghi campani aumentato fra 2015 e 2017 del 23,56%.

Tutte queste cifre si incontrano in una tabella a pagina 60 del ricco rapporto sui costi del personale di regioni ed enti locali che la Corte dei conti pubblicato nelle ultime ore. E al netto di qualche oscillazione annuale dovuta ai tempi di pagamento delle voci variabili mostrano una dinamica evidente. E indicano che le tante norme per stringere i bulloni degli organici dirigenziali non hanno funzionato dal punto di vista dei bilanci.

“Gli organici sono diminuiti – bacchetta Il Sole – , ma chi è rimasto in ufficio spesso ha potuto dividersi le quote “accessorie” degli stipendi di chi se n’è andato. Perché accanto alle somme di base (tabellari), lo stipendio del dirigente pubblico poggia su due altri pilastri, la retribuzione «di posizione», collegata al suo ruolo di responsabilità, e quella «di risultato», che dovrebbe essere misurata in base ai risultati suoi e della struttura che guida. Queste due voci sono finanziate dai fondi che ogni amministrazione ha in dote per il salario accessorio: voci che non si sono alleggerite in proporzione al numero dei dirigenti che diminuiva”.

Risultato: negli ultimi tre anni passati sotto la lente dei magistrati contabili i dirigenti regionali sono diminuiti del 10,4%, e sono oggi poco più di 4mila. Ma il loro costo medio è cresciuto del 4,4 per cento.