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Il Molise sprofonda nella povertà: reddito di cittadinanza per oltre 5mila famiglie. Boom a Bojano e S. Martino

La percentuale dei sussidi erogati registrata in Molise è più alta della media italiana, come emerge dai dati dell'Inps relativi al luglio 2019 e che offrono uno spaccato della realtà molisana. Il picco a Bojano, ad esempio, è riconducibile alla crisi o al fallimento delle aziende dell'area matesina come la Gam. Alto il risultato registrato pure a Campobasso dove percepiscono l'assegno 951 nuclei.

Nel mosaico di spopolamento, aziende in crisi o fallite e lavoratori in protesta c’è un tassello fondamentale che conferma lo scenario di povertà che caratterizza la nostra regione: i numeri relativi al reddito di cittadinanza. Gli ultimi dati riferiti dall’Inps sono relativi allo scorso mese di luglio: in Molise vengono erogati 5.315 sussidi per altrettante famiglie. 

Un dato che potrebbe ingannare: a prima vista potrebbero sembrare pochi. In realtà il dato medio molisano supera quello nazionale: se nel nostro Paese il 3,4% dei nuclei percepisce il reddito di cittadinanza (905mila sussidi, ndr), il dato molisano sale al 4%, con la provincia di Campobasso che schizza al 4,3%. Invece la provincia di Isernia si avvicina di più alla media nazionale (3,4%). E’ il primo alert che appare sullo ‘schermo’ dell’economia molisana.

Poi si scopre che il boom di assegni si registra Bojano (6%, 191 famiglie). Ed è qui che emerge un primo importante spaccato della nostra regione: la crisi delle industrie che si trovano nell’area matesina, Gam in primis. Infatti la percentuale dei sussidi erogati a Bojano è doppia rispetto alla media nazionale.

Alta anche la percentuale relativa a San Martino in Pensilis (5,5%, 105 famiglie percepiscono il reddito) e a Larino (5,1%, 141).

A Campobasso invece dai dati Inps emerge che a luglio ha preso il reddito di cittadinanza il 4,5% delle famiglie (951 nuclei per la precisione). Anche in questo caso parliamo di un dato superiore alla media nazionale e probabilmente dovuta al fatto che nel capoluogo, la cui economia fa del terziario e della presenza di numerosi uffici della pubblica amministrazione i pilastri portanti, hanno chiuso i battenti numerose attività commerciali e piccole aziende.

Elevato anche il numero di assegni erogati a Campomarino (161 nuclei, 4,6 % della popolazione). La crisi si sta facendo sentire anche a Termoli dove ci sono 605 famiglie che ricevono il sussidio (4,1% della popolazione). Dato simile quello registrato a Isernia (370 nuclei, 4,1%).

Dati che vanno contestualizzati in una regione spopolata e sempre più vecchia: così si spiegano i pochissimi assegni erogati nei paesi piccoli a Sant’Angelo del Pesco (uno), due a Castelverrino, Pietracupa e Provvidenti, solo per fare qualche esempio. Centri quasi disabitati, o nei quali la popolazione è soprattutto anziana e magari nemmeno si è presa la briga di recarsi ai Caf per presentare i documenti necessari per fare la domanda.

E poi la naturale propensione dei molisani a comportarsi come le parsimoniose formiche ha avuto il suo peso: per percepire il sussidio non bisognava essere proprietari di immobili o di auto nuova con cilindrata superiore a 1.600 cc o una moto o scooter nuovi di cilindrata superiore a 250 cc nei 2 anni precedenti alla presentazione della domanda.

Inoltre, gli assegni di cittadinanza non vengono erogati a chi già percepiva ammortizzatori sociali o altri sussidi del reddito. Nè possono farne richiesta i lavoratori in nero perché rischiano di incappare in pesanti sanzioni, anche dal punto di vista penale: dal reato di truffa aggravata all’arresto da 2 a 6 anni passando per la revoca del reddito con la restituzione di quanto già percepito fino ad arrivare alla semplice decadenza del beneficio. Conseguenze che però non hanno scoraggiato alcuni lavoratori in nero a inoltrare la domanda e a percepire l’assegno. Salvo poi essere scoperti dalle forze dell’ordine.