I pazienti aumentano, i medici no: estate ‘nera’ al pronto soccorso. Malati anche da Isernia e Termoli

Nelle ultime settimane si registra un aumento del 20% degli accessi al Pronto Soccorso del capoluogo di regione. Tra le cause l’ondata di caldo di agosto e il riversarsi al Cardarelli di termolesi e isernini che optano per il capoluogo di regione. La carenza di personale resta una delle piaghe più dolorose della sanità molisana.

Un via vai di auto continuo. Direzione: ospedale Cardarelli.

L’arrivo dei pazienti che si rivolgono al pronto soccorso di Campobasso non è diminuito durante questi mesi estivi, quando la città si svuota e le persone raggiungono le mete di vacanza. Anzi, quest’anno gli accessi sono paradossalmente aumentati mandando ancora più in sofferenza un’unità operativa carente di personale come tanti altri reparti dei nosocomi molisani.

A confermare la situazione particolarmente complicata sono i dati che Primonumero ha raccolto nel presidio ospedaliero di contrada Tappino: il numero di accessi giornalieri al pronto soccorso è cresciuto del 20% nelle ultime settimane. Da una media giornaliera di 140 accessi si è passati ad una media di 170. “Gli accessi giornalieri sono già abbastanza elevati. In queste ultime settimane, per via dell’ondata di caldo, sono aumentati i casi di anziani che hanno fatto ricorso al pronto soccorso per problemi legati alla disidratazione”, spiega il primario del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, Claudio Agostino Rossi.

Quest’anno, poi, a dimostrazione delle enormi difficoltà che vivono il San Timoteo e il Veneziale, molte persone hanno preferito ‘allungare il tragitto’ verso l’ospedale e rivolgersi a Campobasso.

Sono aumentate le persone che si recano al Cardarelli invece di andare, per competenza, negli ospedali di Isernia e Termoli”, aggiunge il primario.

Insomma, si lavora ancora più in emergenza, di fronte a persone che si lamentano quotidianamente per i tempi di attesa, mettendo il dito in una delle tante piaghe della sanità molisana: la carenza di personale. Nonostante siano stati fatti concorsi, avvisi pubblici e altri tentativi per reclutare personale, il pronto soccorso del Cardarelli non è allineato numericamente rispetto agli standard che dovrebbe garantire. “Il personale – ammette il primario Rossi – riesce a gestire e ad erogare prestazioni all’utenza per puro spirito di sacrificio di pochi che sono rimasti qui. La nostra situazione rispecchia un po’ quella nazionale esasperata dal fatto che la nostra condizione geografica non è attrattiva per i medici provenienti da altre regioni”.

La drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti. Se ne parla e viene denunciata da tempo senza trovare delle soluzioni. “Se non si prendono provvedimenti tipo quelli presi dalla Regione Toscana e dal Veneto che hanno fatto in modo di formare attraverso brevi corsi i medici neolaureati, – chiosa il primario Rossi, – è assolutamente irrisolvibile la drammatica situazione legata alla carenza di personale in quanto è frutto dell’assenza di programmazione ormai decennale che riguarda le scuole di specializzazione. Non ci sono specialisti in numero sufficiente per colmare le lacune in organico, questa è la verità”.

Stando alle statistiche, meno della metà dei medici riesce ad entrare nelle specializzazioni per via del numero chiuso. Anche la proposta di conferire incarichi libero professionali a medici in pensione o ai militari è stata bocciata da Roma. E così lo squilibrio tra domanda e offerta sanitaria assume aspetti sempre più drammatici nella ventesima regione d’Italia. “Oggi bisogna affrontare l’urgenza e la programmazione. L’urgenza non può aspettare che si programmi ancora per il futuro”, commenta e chiude amaramente Claudio Agostino Rossi.