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Gianluca, il medico scrittore che ottiene mezzo milione per la ricerca. “La medicina è come il rock, servono idee e metodo”

Gianluca Ianiro, medico di Campobasso 34enne ha ottenuto un finanziamento di mezzo milione di euro grazie ad un progetto di ricerca sul microbiota intestinale da applicare ai malati oncologici. Da settembre coordinerà per tre anni un team di colleghi

Ottenere non è vincere e vincere non è ottenere. Perchè se nella vittoria c’è la componente della fortuna, nell’ottenere qualcosa ci sono le idee e il metodo. “E’ un po’ come nella musica rock, devi avere delle idee, un concetto da sviluppare ma devi anche avere delle basi che ti consentano di realizzare quelle idee, devi avere rigore metodologico. Come nella musica appunto, conoscere le note non basta, bisogna saperle unire e creare qualcosa di importante”.

gianluca ianiro

E’ questa la sua filosofia di vita, la sua benzina e il suo motore. Ed è grazie a tutto ciò, oltre ad un curriculum di tutto rispetto con oltre 100 articoli scientifici pubblicati e una lunga lista di convegni internazionali da relatore, che Gianluca Ianiro, medico di Campobasso 34enne con l’accento romano dai tempi dell’università, è riuscito a guadagnarsi e ad ottenere un finanziamento dal Ministero della Sanità per una ricerca nella categoria Giovani Ricercatori con il progetto “Trapianto di microbiota intestinale per migliorare la risposta clinica agli inibitori del checkpoint immunitario in pazienti con cancro del rene metastatico”. 

Nell’ambito della gastroenterologia, si occuperà di microbiota intestinale da applicare ai pazienti oncologici. “Si tratta di un insieme di batteri – spiega tentando di tradurre il linguaggio medico scientifico che ormai gli appartiene anche in lingua inglese – che influenzano la risposta dei farmaci immuno terapici per modulare l’effetto del tumore sull’organismo”. Significa quindi che cercherà di capire come il microbiota intestinale possa influenzare il tumore e se in qualche modo possa contribuire a distruggerlo.

E pensare che dopo gli studi classici al Mario Pagano di Campobasso, la sua aspirazione era medicina per diventare psichiatra, poi è arrivata la gastroenterologia e il suo mondo è cambiato, la rotta è stata invertita e da lì si sono aperte nuove strade. Il suo lavoro gli piace e si capisce subito, dal modo in cui ne parla, dal modo in cui si immerge nelle sue attività, dai numerosi convegni a cui partecipa e a cui non riesce a dire di no.

“Non dico mai di no, ma ho rinunciato all’incontro ad Hong Kong perchè era in programma durante le mie ferie estive – racconta appunto durante le vacanze – non potevo dire di no alla famiglia, a mia moglie che come me fa il medico e alla mia bimba. Ma posso arrivare anche a toccare tre città in un giorno solo, come ho fatto quando sono partito da Roma per parlare a Bologna, ho parlato, sono arrivato a Torino e ho parlato e poi sono arrivato a Milano, dove sono rimasto a dormire e il giorno dopo ero ad un convegno. Non ho la possibilità di vedere molto, per questo non posso dire quale sia il più bello, perchè ognuno mi lascia sempre qualcosa di nuovo, ma di sicuro posso dire che tra i più piacevoli c’è quello fatto in un paesino delle Marche in un teatro, era molto accogliente e familiare, mi sono sentito benissimo in quel momento grazie al calore dei presenti e dei pazienti”.

Da settembre comincerà a coordinare un gruppo fatto da un infermiere, un microbiologo che lavorerà da Trento, un oncologo e i pazienti che lavoreranno a stretto contatto per la ricerca. A marzo scorso infatti, tra turni di lavoro al Policlinico Gemelli della Capitale, famiglia, la sua piccola Costanza e i convegni, ha trovato il tempo per buttare giù il suo progetto di ricerca. “La notte dormo poco – ha rivelato sorridendo – e quando viaggio per raggiungere i convegni o tornare a casa da qualche incontro, lavoro al computer in viaggio, per questo di solito prediligo il treno”. E così ce l’ha fatta. “Lavorerò con un team adatto, deve esserci fiducia e dobbiamo essere sulla stessa lunghezza d’onda per dare i risultati migliori. Ho scoperto di aver ottenuto il finanziamento dal mio primario che me lo ha comunicato, ma sono andato a verificare perchè volevo essere certo e l’ho comunicato subito a mia moglie, ero e sono molto soddisfatto”.

La passione per la scrittura ce l’ha invece dai tempi del liceo, quando come giornalista curava la pagina culturale del Corriere del Molise raccontando di eventi, musica, teatro. Adesso la passione per gli eventi culturali e la musica non è finita, ma la passione per la scrittura si è trasformata e dagli articoli di giornali è passato a quelli scientifici, “Dove serve rigore e bisogna essere stringati, bisogna dire l’essenziale perché a leggere sono i medici, magari dopo una lunga giornata in reparto”.

Da grande ha un sogno: “Mi piacerebbe la carriera accademica e insegnare all’Università, intanto ho l’abilitazione, volevo fare la rock star e in effetti con gli orari che faccio, i turni e i convegni con cui giro il mondo un po’ lo sono“.