Ex mulino acquistato da imprenditore edile. C’è già il progetto di riconversione: locali commerciali e 3 “torri” vista mare foto

L’intera area sulla quale insiste la fabbrica dismessa del pastificio inizialmente di Barilla e poi di Casillo, tra via Corsica e il mare, rilevata da un imprenditore vanafrano per un imponente piano di riconversione del quale esiste già un progetto di massima. Chi ha avuto modo di vederlo riferisce di uno stabile per negozi e show room a due piani e tre palazzine residenziali di design 

Dopo anni di incognite, annunci ritirati, riconversioni naufragate, arriva il momento di cambiare – e stavolta sul serio – il destino dell’ex Mulino di via Corsica.

Quei capannoni abbandonati da tempo, accanto al terreno sul quale svettavano i silos del semolificio che passò dalle mani di Pallante a quelle di Barilla e poi di Casillo, saranno demoliti. Al loro posto un complesso commerciale “oversize”: due piani di locali destinati a negozi e show room, per i quali sarebbe forte, almeno su carta, l’interesse di acquirenti locali. Accanto la zona residenziale, che chi ha avuto modo di visionare il progetto (approdato in bozza all’ufficio Urbanistica di Termoli) giura sia caratterizzata da un design di alto profilo e dall’impiego di materiali che riflettono la bellezza del paesaggio circostante e l’azzurro del mare. Tre palazzine tra i 6 e gli 8 piani (questo si dovrà stabilire col calcolo preciso della cubatura concessa) affacciate sulla costa di RioVivo, in una zona strategica e appetibile.

La proprietà è stata acquistata da un imprenditore del settore edilizio, che intende operare una riconversione totale dell’area trasformandola in un complesso commerciale e residenziale-turistico. Operazione che non sarebbe possibile dovendosi basare sulle norme teoriche del Piano regolatore generale, ma che invece diventa fattibile nelle more del Piano Casa, che ha drasticamente cambiato le opzioni edificatorie con la premialità delle “riqualificazioni”.

La storia del Mulino di via Corsica attraversa più di un trentennio. Inizialmente di proprietà della famiglia Pallante, il sito produttivo di lavorazione della semola era stato rilevato dalla Barilla tra il 1984 e il 1986. Esperienza durata poco, perché Barilla aveva deciso di puntare tutto sul mulino di Parma e “mollare” Termoli. Lo stabilimento era passato, a metà degli anni ’90, ai pugliesi di Corato, i Casillo.

Complessivamente, compreso l’imponente indotto rappresentato dagli autotrasportatori che ogni giorno viaggiavano per trasferire i materiali, nei periodi d’oro l’azienda ha impegnato 400 lavoratori, anche se i dipendenti diretti del mulino non hanno mai superato il numero di venti.

La fine dell’attività produttiva del semolificio risale al 2008, anche se le avvisaglie c’erano da tempo. Con la lettera di licenziamento arrivata agli ultimi 12 lavoratori sopravvissuti a tagli e ammortizzatori sociali, nell’ottobre di quell’anno, di fatto si era chiusa la procedura. Il gruppo Casillo aveva manifestato la volontà di mettere la parola fine al sito di Termoli, mentre i sindacati denunciavano la grave perdita per il tessuto economico del Basso Molise.

Nello stesso anno, proprio mentre l’azienda di via Corsica acquistata nel 2005 dalla famiglia di imprenditori pugliesi stava per cessare definitivamente l’attività, era circolata la notizia di un grande progetto di riconversione nell’area dell’impianto. Un grande hotel con sala congressi e riqualificazione generale dell’area.

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Poi, un anno dopo, aveva – a sorpresa – ripreso quota la prospettiva di una riapertura del mulino, e la realizzazione di un centro turistico-commerciale era stata accantonata. Addirittura si era parlato della possibilità di riassumere 11 dipendenti in mobilità ed era stato perfino presentato, sia in comune che in Regione, un piano industriale per il rilancio dell’azienda, con una previsione di lavorazione di 7000 quintali al giorno.

In realtà il progetto era sfumato in fretta, e negli anni successivi il mulino è rimasto desolatamente vuoto e abbandonato fino a quando, nell’estate del 2014, con un intervento perfino spettacolare, erano stati smontati pezzo a pezzo i caratteristici silos della struttura, destinati alla Tunisia. L’azienda Casillo infatti aveva venduto le due torri di stoccaggio, conservando invece capannoni e terreno. Fino a quando, negli ultimi mesi, ha venduto tutto.

Un imprenditore venafrano, lo stesso che ha rilevato l’ex Garim sul lungomare trasformandolo nel complesso turistico Acqua di Mare, ha acquistato l’intera proprietà.