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Crepe al sesto piano del Cardarelli. Cresce la paura: “Che succede col terremoto?” fotogallery

Mentre continuano le indagini della Procura dopo il sopralluogo effettuato lo scorso marzo dai vigili del fuoco, personale e pazienti sono preoccupati per lo stato in versa l'ospedale di Campobasso che avrebbe bisogno di interventi urgenti come dimostrano le fotografie scattate nel primo blocco dell'edificio, quello che ospita Ginecologia, Medicina e le stanze di medici e studenti. "La staticità della struttura è buona e, se ci fosse stato bisogno, sarebbe stato già fatto il trasloco", rassicurano fonti autorevoli. Gli ingegneri contattati da Primonumero lanciano l'allarme: "Pericoli dal deterioramento dei ferri sulle pareti esterne, occorre una manutenzione straordinaria".

“Ma in caso di terremoto qui che succede?”. Il luogo di cui parliamo è l’ospedale Cardarelli. Sesto piano, primo blocco. E’ qui che il tarlo del dubbio si insinua, che pazienti e personale sanitario si pongono la domanda sulla sicurezza dell’edificio quando vedono i muri dell’ala che ospita i reparti di Ginecologia e Medicina. Fessure orizzontali e verticali affiorano dalle pareti bianche, scrostate e in parte ricoperte dalla muffa. Alcune più piccole, altre più lunghe e profonde, in grado di solcare come delle vene questo ‘malato’ che è il nosocomio di Campobasso. Comunque crepe diffuse, visibili ad occhio nudo, come si può notare dalle foto che pubblichiamo.

Al sesto piano da qualche tempo hanno trasferito anche le stanze dei medici e degli studenti. Prima del ridimensionamento del nosocomio ospitava nefrologia.

Siamo nella parte più  vecchia dell’edificio di contrada Tappino, ossia quella costruita (assieme al secondo blocco) tra il 1982 e il 1988, in un periodo in cui il drammatico terremoto dell’Irpinia e i suoi 3mila morti favorirono l’introduzione della classificazione sismica del territorio italiano. Per la normativa antisismica bisogna aspettare più di 20 anni: il sisma di San Giuliano di Puglia e il crollo della scuola ‘Francesco Jovine’.

lesioni al Cardarelli ospedale Campobasso

Sul Cardarelli c’è un’indagine della Procura. Un fascicolo aperto lo scorso marzo, quando fu necessario un sopralluogo dei vigili del fuoco a causa della caduta dei calcinacci dal lato in cui si trova l’obitorio e nei pressi del pronto soccorso. Gli accertamenti, partiti da quell’area, poi vennero ampliati ad altri settori della struttura.

Le indagini sono ancora in corso e dunque c’è il massimo riserbo sulla vicenda. Pare che la magistratura abbia chiesto perizie tecniche supplementari a supporto degli elementi già raccolti. Tuttavia, ci tengono a precisare gli investigatori, “la staticità dell’ospedale è buona, nonostante abbia subito diversi terremoti. Al momento non ci sono le condizioni per chiudere l’ospedale o per traslocare i reparti in altri edifici. Anche perchè alcune di queste lesioni sono di vecchia data o potrebbe essere l’intonaco”.

lesioni al Cardarelli ospedale Campobasso

Ancora più preoccupante la parte esterna dell’ospedale. Dalla facciata affiorano ferri dai pilastri.

Per gli ingegneri contattati dalla nostra testata “le strutture in facciata hanno le armature ormai scoperte, senza alcuna protezione e sono arrugginite. L’ospedale è messo male, occorrono interventi di manutenzione straordinaria”.

La caduta di calcinacci completa un quadro disastroso. E rende pericoloso attraversare la zona e rischiare di ‘beccare’ un pesante pezzo di intonaco sulla testa. 

La situazione però è nota da quasi un anno, quando l’ala venne recitata per il pericolo crolli. Primonumero se ne occupò ed è tornato a farlo con la speranza di sollecitare le istituzioni preposte. Lo scorso marzo un’area del Cardarelli venne interdetta dopo il sopralluogo della polizia e la relazione tecnica dei vigili del fuoco.

Ma le lesioni che ora affiorano dal sesto piano (che essendo in alto dovrebbe lesionarsi di meno, almeno secondo quanto sostengono gli addetti ai lavori) rendono non più rinviabile un intervento urgente per evitare pericoli ai pazienti e al personale sanitario. 

Il problema è che i fondi destinati all’edilizia sanitaria sono stati annunciati dal Governo Lega-5Stelle e di recente confermati dal ministro Giulia Grillo, ma non si capisce quando saranno disponibili per avviare la ristrutturazione dell’ospedale il cui futuro è legato al nuovo piano sanitario al vaglio del commissario Angelo Giustini e della sua vice Ida Grossi.

Per il Cardarelli dovrebbero essere stati stanziati 28 milioni. Per risistemarlo occorrono almeno 60 milioni di euro: questa la stima dell’ex commissario Paolo di Laura Frattura che aveva proposto di trasferire reparti e ambulatori dall’ospedale pubblico alla vicina (più nuova e  sotto utilizzata) struttura che ospita la Fondazione Giovanni Paolo II. Un progetto poi naufragato, stoppato dai Ministeri competenti.

Il Cardarelli intanto resta un ‘malato terminale’, le cui difficilissime condizioni di vulnerabilità sono state certificate da diversi studi. Le indagini più recenti sono state svolte dai tecnici a cui si è affidata l’Asrem.

Il primo campanello di allarme è scattato nel 1999, con gli studi del professore Michele Mele: l’ospedale del capoluogo è stato inserito tra quelli a rischio crollo. Oltre il 90% delle membrature strutturali dell’edificio – emerse dalla sua indagine – non avrebbe resistito a un terremoto di media magnitudo.

Passano 15 anni. A confermare che l’edificio è a rischio è il professore dell’Università del Molise, l’ingegnere Giuseppe Fabbrocino, che suggerisce all’Asrem di “affrontare tempestivamente” la situazione. Perchè, ha evidenziato nel suo report, “l’esistenza di diffusi fenomeni di espulsione del copriferro e di barre di armatura scoperte in particolare lungo le facciate poste sul lato nord del complesso”.
E’ il 2014. Sono passati altri cinque anni e per ‘guarire’  il Cardarelli ancora non si è fatto nulla. Mentre la situazione resta altamente critica.