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Toma “congela” Mazzuto e prende tempo dopo le dimissioni dell’assessore

'Tregua' sulla remissione delle deleghe “consumata” lo scorso 5 luglio. Ad oggi la posizione dell’esponente della Lega resta dunque “tra color che son sospesi” in attesa di un verdetto chiarificatore: “Mazzuto è istituzione. Ha rassegnato le dimissioni, ma tocca a me accettarle ” - ha precisato il governatore, che prende tempo. Per la resa dei conti bisognerà aspettare ancora.

L’incedere delle altalenanti, frenetiche “gesta” della maggioranza guidata dal governatore Toma ha subito un altro sensibile scossone una decina di giorni fa, quando, dinanzi allo spauracchio della sfiducia in Aula, il presidente aveva invitato ufficialmente l’assessore Luigi Mazzuto alla remissione delle deleghe. Puntualmente arrivata.

Da quel 5 luglio, però, tutto ancora tace sul caso. Possibile si tratti solamente di un’apparente “calma piatta” di superficie, di una placidità pronta a nascondere invece abissi tormentati; possibile, ancora, sia la fisiologica “quiete” post-tempesta. Probabile, ancor più probabile – e non soltanto per i più “maliziosi” – che tutto ciò nasconda in realtà una strategia ben precisa. Perché già il semplice fatto che il dimissionario Mazzuto fosse oggi seduto accanto al governatore a palazzo Vitale – per la presentazione del “Progetto Senza Dimora” – qualcosa suggerisce.

E mentre all’orizzonte si profila una scelta non certo prorogabile in eterno (e che, in concreto, dovrebbe celebrare la continuità dell’assessore del “Carroccio” o la sua sostituzione), il numero uno di via Genova “congela” l’affaire-dimissioni ed i suoi protagonisti: “L’assessore Mazzuto è sul pezzo, è istituzione – ha precisato Toma questo pomeriggio, lunedì 15 luglio – Ha rimesso le deleghe nelle mie mani, compiendo un grande gesto politico. Senza colpo ferire gli ho chiesto le dimissioni per valutare le azioni politiche da mettere in campo. Ha rassegnato le dimissioni, ma tocca a me accettarle. Per adesso sto riflettendo”.

Una “sentenza” che dunque non risolve la convulsa questione, né le correnti avverse ed i musi lunghi che rischiano di sfilacciare ancora di più le frange di una maggioranza già spaccata. E l’equidistante atteggiamento del presidente rischia però di divenire, più che un’effettiva soluzione politica, la metafora del classico tappeto sotto cui celare maldestramente la polvere scomoda.