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Stress da caldo torrido: a rischio le produzioni di latte, carne e miele. L’allarme di Coldiretti

L’ondata di caldo africano che, da qualche giorno, ha colpito l’Italia ed il Molise, sta mettendo a dura prova sia gli umani che gli animali, apportando stress e difficoltà agli allevatori, soprattutto nelle stalle dove mucche, maiali e polli soffrono particolarmente la calura del periodo. Per le mucche, ad esempio, il clima ideale si aggira tra i 22 ed i 24 gradi e, superati questi, iniziano a mangiare e bere poco con la conseguente riduzione della produzione di latte.

Per tentare di ovviare a questa problematica, nelle stalle è scattato il piano anti-afa che, mediante l’utilizzo di ventilatori, doccette refrigeranti e gli abbeveratoi che lavorano a pieno ritmo, rinfresca il clima interno. La conseguenza diretta, però, è l’aumento dei costi per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali. “In Molise la situazione è spesso anche più difficile – scrive Coldiretti – In quanto non tutte le stalle sono dotate di moderni impianti di refrigerazione e dunque gli animali sono costretti a sopportare il caldo con tutto quanto ciò comporta in termini di stress e di mancata produzione”.

A soffrire, a causa delle temperature elevate, sono anche i maiali che perdono appetito rallentando la crescita. Nei pollai, invece, si registra un calo della produzione di uova e negli allevamenti avicoli aumenta la mortalità di polli a causa del caldo all’interno dei capannoni che, seppur refrigerati, non riescono a tenere la temperatura interna a livelli sufficientemente freschi.

Nel mirino della calura finiscono anche le api che, a causa delle alte temperature del periodo, producono meno miele, con un deficit di circa il 40% in meno rispetto alla media e lo stress causato dal maggiore impegno richiesto per garantire la sopravvivenza dell’alveare, attraverso un’azione di ventilazione naturale che eviti lo scioglimento della cera  all’interno dei loro nidi. Per evitare la distruzione delle arnie, le api non si dedicano più alla raccolta del nettare ed all’impollinazione dei fiori. Nemmeno le nuove covate sono al sicuro dal caldo, con le operaie al lavoro per salvarle dalla disidratazione ed evitare che le temperature interne superino i 33-36 gradi.

“Questa situazione meteorologica – spiega Coldiretti – Costituisce la punta dell’iceberg delle anomalie di questa pazza estate con la prima metà di luglio che, a livello nazionale, è stata segnata dal maltempo, con 10 grandinate al giorno, dopo un giugno classificatosi al secondo posto dei più bollenti dal 1800, con temperature superiori di 3,3 gradi rispetto alla media, un maggio freddo e bagnato e i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi”.