Spiaggia sporca, prezzi alti e maleducazione: i difetti del turismo locale secondo bagnanti e visitatori foto

Gelatai che fanno pagare gelati microscopici per i bambini a prezzo pieno oppure che si rifiutano di dare la coppetta al posto del cono. Gestori di lidi balneari che scaricano sul Comune la colpa delle siringhe e dei detriti sulla spiaggia in concessione. Bar dove un aperitivo o un drink in estate costa come nelle località esclusive. Le pecche storiche del modo di fare turismo a Termoli non tramontano, e scatenano le lamentele di chi frequenta il mare e le attività di ristorazione. La sintesi: “Queste sono le ragioni per cui Termoli non sarà mai la riviera romagnola”.

Il problema di Termoli? Secondo diversi visitatori estivi la risposta è fin troppo esplicita. “Il problema di Termoli sono i termolesi”. Intendendo con questo la categoria degli operatori turistici locali, colpevoli di non essere all’altezza della bellezza che gestiscono e di non sapere trarre il massimo (non in senso di profitto, ovvio) dalla preziosa risorsa che maneggiano tutti i giorni: la gente.

Sotto accusa, in modo particolare, la mancanza di disponibilità e l’arroganza di chi opera nel turismo, magari da intere generazioni, “e non ha capito che così facendo non si fidelizza la clientela, ma si fa scappare”. A parlare è un bagnante che con la famiglia ha preso in affitto un ombrellone e due lettini in un lido del lungomare nord. E che mostra con evidente fastidio le condizioni della spiaggia. “Possibile che quando devo arrivare al mare a fare il bagno mi debba pungere i piedi con tutti i ceppetti che incrocio lungo il percorso? Che ci siano addirittura siringhe in mezzo alla sabbia?”

Sbotta, esasperato. “Ho trovato perfino un preservativo usato, ma la cosa peggiore è la risposta del titolare quando l’ho fatto presente”.

E cioè? “Ha detto che loro la spiaggia la puliscono tutti i giorni, e se ci sono rifiuti e detriti è colpa del Comune perché è il Comune ad essere responsabile dei 5 metri davanti la battigia. Cioè, ci rendiamo conto?”

Scaricare le colpe di quello che non va sull’Amministrazione è uno degli sport più praticati da queste parti. E, a dirla tutta, non fa salvo nessuno. Il Corso Nazionale è sporco come un porcile ogni sabato sera, traboccante di bicchieri e bottiglie e inzaccherato di gelato sciolto e appiccicoso ovunque? “Colpa del Comune che non mette i cestini”. Il sindaco raddoppia i cestini per i rifiuti e la strada è sporca lo stesso? “Colpa del Comune che non svuota i cestini”.

Dai cittadini residenti ai titolari delle attività commerciali, la solfa è identica da decenni. Ma in tempi di turismo social, con recensioni affidate a chiunque sia in possesso di un banalissimo account e di un telefonino, di voti assegnati a tutto da tutti, l’operazione di scaricabarile, oltre a non essere tecnicamente corretta, diventa anche pericolosa. Un boomerang. “Qua gli operatori del turismo sanno solo lamentarsi” racconta un visitatore che ha scelto la costa adriatica per sfuggire alla calura della pianura padana e scoprire una zona italiana meno scontata, imbattendosi “in un mare bellissimo, a Rimini se lo sognano”. Ma anche, rivela, in una maleducazione “imperdonabile: a Rimini e Riccione se uno facesse così verrebbe esonerato a vita dal turismo”.

Il suo aneddoto è eloquente, anche se si tratta di un dettaglio: “Ho due bambine piccole, e volevano il gelato. Ma non certo un gelato standard, era troppo. Sono entrato in una gelateria di Corso nazionale, ho chiesto una pallina di gelato invece di due e oltre al fatto che me l’hanno fatta pagare sempre 2 euro, si sono rifiutati di mettermela in una coppetta invece che nel cono. Ma che atteggiamento è? Ma vi sembra normale? Io queste cose non le ho mai sentite prima”.

Morale della favola: la sera successiva ha cambiato gelateria e qua, per fortuna (da Yo-Go, bisogna dirlo per correttezza) ha avuto la possibilità di avere un gelato a misura di bambini. “Lo chiamano il gelato sporco, e devo ammettere che non me lo hanno nemmeno fatto pagare, visto che anche io e mia moglie abbiamo acquistato un cono”.

Insomma, per dire che non sono tutti uguali, che le differenze esistono e i distinguo vanno fatti. Che c’è il barista che fa pagare 5 euro un aperitivo banalissimo come Campari e prosecco senza nemmeno preoccuparsi di servire una ciotola di patatine o olive, e quello che invece si prende cura del cliente e prova perfino a coccolarlo con qualche leccornia made in Molise. Non sono tutti uguali, ma va da sé che a restare impresse sono soprattutto le esperienze negative perché quando uno va in vacanza si aspetta di stare bene e rilassarsi. E questa è la prima cosa che un operatore turistico dovrebbe sapere.

Per tornare al nostro bagnante legittimamente scontento: “Un gestore dovrebbe preoccuparsi della clientela, invece se ne fregano. Non pensano nemmeno che ci possono essere siringhe abbandonate da ragazzi che passano la serata in spiaggia. La pulizia che vedo fare ai bagnini è con il retino per prendere qualche carta. Ho provato un giorno a lasciare per terra un bicchiere i giorni successivi stava lì dove l avevo lasciato”. Morale della favola, anche qua: “Il prossimo anno cambierò stabilimento, visto che non posso cambiare città dal momento che a Termoli abita la mia famiglia di origine”.

Nel mirino gli atteggiamenti di indifferenza di parecchi ristoratori, che non solo non si preoccupano se i clienti aspettano in fila interi quarti d’ora arsi di sete sperando di venire considerati, ma reagiscono infastiditi alle inevitabili domande su “quanto tempo ci vuole?”. E se provi a farglielo notare, la colpa è del cameriere inesperto, della confusione, e addirittura del Comune (e daje) che “non ci concede abbastanza spazio coi tavolini e diventa un casino”. Così i turisti sintetizzano i termolesi, intendendo con questo gli operatori del settore: “Dovrebbero smetterla di giustificarsi, di addossare le colpe sempre a qualcun altro. Per fare turismo ci vuole anche la mentalità giusta, non solo un bel mare e una spiaggia comoda”.