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Si potrà continuare a partorire a Termoli almeno fino al 2020: accolto il ricorso dei sindaci e delle donne. “Punto nascite è salvo” foto

Il Punto nascite del San Timoteo resta aperto. L'ordinanza dei giudici del Tar è stata depositata questo pomeriggio e accoglie su tutta la linea il ricorso presentato dai sindaci di 13 Comuni, capofila Termoli, e da oltre 30 donne del BassoMolise portatrici di "legittimo interesse". L'udienza di merito è stata fissata all'8 aprile 2020: fino a quel giorno sarà possibile partorire al San Timoteo, così come chiesto dalle parti e caldeggiato fortemente dal Comitato Voglio Nascere a Termoli L113, che ha intrapreso una battaglia social e popolare per sensibilizzare al tema. Grande soddisfazione da parte degli avvocati che rappresentano i sindaci di 13 Comuni e che hanno portato davanti ai giudici le ragioni del territorio e la necessità di poter contare su un Punto Nascite anche e soprattutto per ragioni di sicurezza delle donne e dei loro bambini. "C'è stato un accoglimento pieno da parte del Tar - commenta Massimo Romano, che con il collega Iacovino ha curato il ricorso - e registriamo nell'ordinanza una ampia condivisione della fondatezza del ricorso. Siamo soddisfatti: il Tar ha condiviso il rischio che le carenze censurate nel ricorso, quali la mancanza degli accordi di confine, non consentissero di individuare, nel breve periodo, scenari assistenziali alternativi".

L’Ordinanza del Tar Molise sul Punto Nascite di Termoli 

Una notizia che fa tirare un enorme sospiro di sollievo alla popolazione bassomolisana, ai sindaci – a cominciare da Francesco Roberti, primo cittadino di Termoli – alle donne che intendono mettere al mondo i loro figli all’ospedale San Timoteo e ai rappresentanti, a vario titolo, del comitato spontaneo Voglio nascere a Termoli, che si è costituito proprio per questa battaglia.

Una battaglia che oggi, con l’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale, collegio presieduto da Silvestri, incassa una prima importante vittoria. Il Punto nascite di ostetricia e ginecologia di Termoli resterà per il momento aperto, dunque attivo. La sospensiva è tata confermata. Almeno fino all’8 aprile del 2020, quando è stata fissata l’udienza di merito sulla questione, si potrà continuare a nascere nella cittadina adriatica.

Il provvedimento del Commissario straordinario Angelo Giustini e del vice commissario Ida Grossi che disponeva la chiusura del reparto a partire dal 1° luglio era stato impugnato dai sindaci di 13 comuni e da due distinti gruppi di mamme. Un ricorso curato da Massimo Romano e Enzo Iacovino, e un ricorso ad adiuvandum presentato da Laura Venittelli e Roberto Giammaria. Ieri, 24 luglio, la discussione fra le parti davanti ai giudici. Oggi pomeriggio, 25 luglio, l’ordinanza.

Una ordinanza che accoglie in toto le motivazioni presentate dai ricorrenti, a cominciare dal fatto che il Punto nascite è previsto dal Piano operativo sanitario tuttora vigente, per quanto in regime di deroga, e che non ci sono al momento scenari assistenziali alternativi rispetto alla esistenza e al funzionamento del presidio, utile e fondamentale anche in caso di pericolo di vita per la donna e il bambino.

Per quanto con un numero di parti annui inferiore alla soglia minima prevista dalla legge, il Punto nascite dell’ospedale San Timoteo rappresenta, come ribadito anche dai giudici del Tar, l’unico argine rispetto a situazioni di rischio effettivo che si possono correre da parte delle partorienti, in quanto alla chiusura del presidio voluta dalla struttura commissariale non è seguita alcuna soluzione concreta a tutela della salute.

Vale a dire che non sono stati messi in atto accordi di programma con ospedali limitrofi capaci di fronteggiare emergenze di qualsiasi natura.

La sintesi della ordinanza è la stessa che il primo cittadino di Termoli Francesco Roberti aveva illustrato al Comitato scientifico riunitosi a Roma per affrontare la questione, ovvero che la chiusura del Punto nascite termolese, sebbene presenti profili di pericolo sul fronte standard di sicurezza (pochi medici, pochi parti), è più pericolosa della sua sopravvivenza. In pratica chiudere il Punto nascite è un rischio che il territorio non può permettersi sotto il profilo della salute pubblica.

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Esultano gli avvocati dei ricorrenti, Vincenzo Iacovino e Massimo Romano. Parlano di “una pronuncia esemplare della quale siamo estremamente soddisfatti sia a livello professionale, avendo il Tar Molise condiviso le censure più importante articolate nel ricorso, sia a livello emotivo, perché è indiscutibile che ci fosse grande attesa per questa decisione da parte di decine di sindaci e di migliaia di cittadini.

Un’attesa che è stata ampiamente soddisfatta, grazie ad una statuizione giurisdizionale assolutamente puntuale e rigorosa, che ha affrontato il problema nella sua complessità con grande lucidità e coraggio”.

Nel dettaglio, osservano relativamente all’ordinanza, “il Tar ha condiviso il rischio che le carenze censurate nel ricorso, quali la mancanza degli accordi di confine, non consentissero di individuare, nel breve periodo, scenari assistenziali alternativi. Dunque la riapertura del Punto nascita è stato riconosciuto quale rimedio decisivo per garantire un diritto non altrimenti realizzabile”.

Le prospettive sono positive perchè, ricordano Romano e Iacovino, “grazie all’entrata in vigore del Decreto Calabria che ha sbloccato il turn over, e soprattutto grazie all’accoglimento della sospensiva da parte del Tar, è alla portata l’obiettivo di sopperire a tutte le carenza di organico che hanno indotto i commissari e l’Azienda a disporne la chiusura. L’auspicio è che fino ad aprile si possa aprire uno scenario di cambiamento effettivo delle condizioni del reparto, nell’interesse generale di tutti i cittadini”.

Anche dalle parti di via Genova l’ordinanza dei giudici amministrativi è stata accolta con un sospiro di sollievo.

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“Siamo soddisfatti. Molto”, il commento dell’avvocato Alberta De Lisio, rappresentante della Regione Molise nell’udienza di ieri. “Il Tar Molise, confermando il provvedimento cautelare, ha dato giusta soddisfazione ad una posizione, quella della Regione Molise, che mirava a tutelare la vita stessa di un territorio. Non è retorica, ma questa ordinanza dimostra anche che, come ribadito da me in udienza, la chiusura del punto nascita di Termoli non è stata una scelta regionale appannaggio di Isernia, ma una intempestiva decisione della struttura commissariale avvenuta in maniera irrituale, peraltro senza nemmeno prioritariamente chiedere una deroga al Ministero. Ora bisogna impegnarsi per il merito ma noi speriamo che non si arrivi all’udienza dell’8 aprile ma che il giudizio si risolva preventivamente e definitivamente con l’arrivo dei medici prospettato e avviato dall’ Asrem”. La carenza dei medici del resto era uno dei requisiti che aveva fatto venire meno gli standard di sicurezza del punto nascita del San Timoteo. Ora è salvo dopo il pronunciamento dei giudici? “Si, il punto nascita è salvo”, la chiosa finale della De Lisio.

Nella loro ordinanza i giudici del Tar Molise delineano tre passaggi salienti. Innanzitutto, riconoscono “l’omessa valutazione delle conseguenze della sospensione dei ricoveri rispetto alla sostenibilità dell’offerta assistenziale nel territorio di riferimento”.

In secondo luogo, evidenziano che “i provvedimenti impugnati sono essenzialmente ispirati da una logica emergenziale correlata alla limitata disponibilità di personale medico e non sembrano assistiti da idonee valutazioni e da puntuali riscontri istruttori volti ad apprezzare – in senso compiuto e coordinato – le  conseguenze delle sospensione (anche in considerazione dell’incremento demografico nel corso della stagione estiva), e comunque ad accertare la concreta ed effettiva possibilità per gli utenti di avvalersi di strutture limitrofe in condizioni di tempestività e sicurezza, tanto in ambito regionale, quanto in ambito extraregionale”. 

Infine, sottolineano che “dette carenze non consentono di individuare, nel breve periodo, scenari assistenziali alternativi rispetto alla soluzione in atto, ciò che, in ultima analisi, si traduce in un rischio di inadeguatezza delle specifiche organizzative del servizio rispetto alla effettiva tutela del diritto alla salute degli utenti”.