Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Il Molise sprofonda ma in maggioranza si litiga sulle ‘poltrone’: fuoco incrociato sul presidente del Consiglio

E' di nuovo crisi in maggioranza dopo che il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone che ha designato il cda di Molise Acque e i componenti del collegio dei revisori dei conti dell'Arsarp e del consorzio 'Biferno'. L'ira di Michele Iorio: "Tradita la nostra fiducia, sono nomine da basso impero". Polemiche pure dalla dissidente Aida Romagnuolo e da Andrea Greco (M5S): "Hanno umiliato 65mila molisani".

Il Molise sprofonda, c’è crisi di lavoro e la sanità è in emergenza. Ma nella maggioranza che governa la Regione si litiga per le ‘poltrone’.

I nervi sono saltati dopo le ultime nomine negli enti sub regionali. Visto che l’assise regionale non aveva dato indicazioni, ci ha pensato il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone con i poteri sostituivi.

E così ieri (27 luglio) l’annuncio della designazione del consiglio di amministrazione di Molise Acque già presieduto da Giuseppe Santone (per volontà della giunta regionale e del governatore Donato Toma in particolare) e dei componenti del collegio dei revisori dei conti dell’Arsarp e del consorzio ‘Biferno’.

Scelte che hanno mandato in tilt la maggioranza. La prima durissima reazione è stata quella di Michele Iorio: “Mai nella storia politica – ha esplicitato – si è visto utilizzare metodi penalizzanti per la scelta delle amministrazioni degli enti in quota ai partiti di maggioranza”.

In una nota incalza: “Solo in Molise si poteva assistere ad una vera e propria azione discriminatoria nei confronti di un gruppo politico che ha contribuito alla vittoria elettorale con 5.200 voti. Discriminazione dovuta solo e semplicemente al fatto che quel gruppo politico si è contraddistinto da una lista che porta il mio nome”.

L’ex governatore rivela un retroscena della vicenda: un componente del Cda di Molise Acque “sarebbe spettato, secondo quanto deciso davanti a tutti in maggioranza e di cui il presidente Toma si era fatto garante, al gruppo “Iorio per il Molise””. Dunque, accusa Iorio, “Micone ha tradito la fiducia che io stesso gli avevo concesso quando ho acconsentito che a decidere fosse lui e non il Consiglio regionale. Avrebbe potuto almeno salvare la faccia con una telefonata che ne spiegasse i motivi”.

La guerra per le nomine potrebbe spaccare ancora di più una maggioranza che non è mai stata coesa e che potrebbe mettere a rischio la tenuta del governo Toma.

iorio-michele-137369

Iorio, del resto, oltre a parlare di “obblighi per il buon andamento di una coalizione”, lancia un avvertimento: “La delusione del metodo e del comportamento di chi dovrebbe essere il principale garante degli accordi politici presi alla luce del sole e degli equilibri di maggioranza lascia il posto ad una considerazione che può essere una consolazione dal punto di vista politico ma non da quello pratico per il bene del Molise: si tratta infatti di nomine da basso impero a cui il presidente Micone ha proceduto seguendo un principio logico, perchè di fatto ha ricollegato la vecchia maggioranza di centrosinistra. Oggi i vari componenti dei vari partiti, movimenti o soggetti singoli che sono soliti spostarsi da un parte all’altra si ritrovano ancora insieme appassionatamente in tutti gli angoli della Regione Molise sotto le finte spoglie di un centrodestra che ideologicamente non esiste ma è rappresentato da semplici gestori di una fetta di potere all’arrembaggio”.

Furiosa anche la reazione di Aida Romagnuolo, una delle consigliere dissidenti della maggioranza di centrodestra: “I sono spartiti altre poltrone con il solito comportamento tipico del poltronoficio politico molisano e, tutto questo, tra una sagretta paesana e una festa della birretta, mentre il Molise e i molisani muoiono di fame”, dice.

Insomma, nella maggioranza guidata da Donato Toma tira di nuovo aria di crisi.

All’indirizzo di Micone arrivano anche i siluri di Andrea Greco (M5s). A differenza dei suoi colleghi, il consigliere regionale pentastellato attacca pure il Pd.

“Il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Micone, ha umiliato 65.000 persone – attacca Greco – escludendo il MoVimento 5 Stelle dal Consiglio di amministrazione di Molise Acque. Lo ha fatto insieme al Partito Democratico di Micaela Fanelli Vittorino Facciolla, ai quali evidentemente interessava molto quella poltrona. Tra Micone e il Pd non so chi abbia avuto l’atteggiamento più dannoso per il Molise e per i molisani. Non ha rispettato le minoranze di cui evidentemente il MoVimento rappresenta la parte maggioritaria, escludendoci da tutto: Corecom e Molise Acque in primis”. 

Greco chiarisce di essere stato consultato dal presidente dell’assise, ma poi “ci ha beffati”. E “questo è il sistema bipartisan: finta destra e finta sinistra che si spartiscono nomine e incarichi”. 

Il Movimento 5 Stelle aveva proposto “un giovane professionista, lontano dalla politica e con una Laurea da 110/110 e lode in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, specializzato in Ingegneria idraulica, costiera e portuale. Esperienze in Acea SpA (uno dei più grandi operatori idrici in Italia), in aziende del gruppo belga Deme (leader mondiale in ambito marittimo) e collaborazioni con una importante società di servizi specializzata nel campo dell’ingegneria idraulica e marittima, con vasta esperienza in Italia ed all’estero. Una persona che avrebbe potuto risolvere i problemi che attanagliano i molisani nella gestione dell’acqua pubblica. Ma si sa – incalza ancora il capogruppo M5S – il merito non è contemplato nei loro parametri. Chi è invece Carlo di Nicolaindicato dal Partito Democratico e nominato da Micone? Io non ho informazioni ulteriori rispetto al fatto che ha lavorato nella segreteria di Carlo Veneziale. Forse è il caso che il PD chiarisca ai molisani che qualifiche ha – dice Andrea Greco – e come può aiutare Molise Acque a risollevarsi. Perché noi, per trasparenza, abbiamo depositato il curriculum della persona da noi proposta. E ora vorrei leggere quello di tutti gli altri. Sia chiaro – aggiunge ancora il Consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle – non siamo noi che non vogliamo il dialogo, sono loro che ci tengono totalmente fuori dalle scelte, perché evidentemente chiediamo una condotta trasparente e meritocratica che loro hanno sempre rifiutato”.