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Referendum sul tunnel, Stumpo replica alle critiche per il voto con la maggioranza. “Nostra battaglia, come potevamo opporci?”

La consigliera Marcella Stumpo replica a chi l’accusa di aver dato man forte alla maggioranza votando a favore del referendum sul tunnel nello scorso Consiglio comunale. “L’assenso di Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra al referendum proposto dalla maggioranza in consiglio comunale lo scorso 22 luglio ha provocato una serie di critiche, disinformate e pretestuose, alle quali corre l’obbligo di intervenire per ristabilire un piano di chiarezza.

In primo luogo, la delibera votata in consiglio non è altro che un indirizzo politico a favore della consultazione dei cittadini sul progetto tunnel e opere annesse: come si poteva dunque votare contro quello che per 5 anni è stato il principale obiettivo della nostra lotta, per il quale personalmente mi sono battuta con tutte le mie forze, attirandomi anche feroci e indegni attacchi personali?

Nelle riunioni di commissione consiliare e nella conferenza dei capigruppo che hanno preceduto il consiglio la mia posizione, concordata con Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra, è stata molto chiara: ho dichiarato, e fatto mettere a verbale, che ritenevo sostanzialmente inutile il referendum dopo la recente sentenza del TAR, e che chiedevo l’immediato ritiro, da parte del sindaco, del mandato ai legali del Comune per il ricorso contro la sentenza, incarico conferito due giorni prima del ballottaggio dall’ex sindaco Sbrocca”.

É stata anche richiesta, e verbalizzata, nel caso si insistesse sul referendum, la richiesta di nomina immediata della commissione referendaria che rispettasse i diritti della minoranza, a differenza di quella precedente, e la formulazione di un quesito senza ambiguità, che cancellasse totalmente la sciagurata finanza di progetto nella sua interezza.

Nonostante le insistenze mie e dei colleghi del M5S – prosegue la consigliera di minoranza – il sindaco Roberti ha condizionato la revoca del mandato dei legali all’approvazione dell’indirizzo politico del referendum, con la giustificazione della necessità di sostegno politico che l’espressione democratica dei cittadini avrebbe dato alla sua amministrazione nel difficile percorso di uscita dall’appalto e soprattutto di recupero dei 5 milioni di euro stanziati a suo tempo dalla Regione per la viabilità e dirottati sul tunnel, che ora potrebbero essere rimodulati e destinati alle strade e ai tanti problemi viari di Termoli.

Resto convinta che la sentenza del Tar ci consenta di considerare di fatto conclusa la ‘storiaccia’ del tunnel, e che si possa uscire dal progetto senza penali esorbitanti; ma di fronte alle dichiarazioni del sindaco (seguite poi effettivamente il giorno dopo il consiglio, dalla revoca del mandato) e all’arroganza con la quale l’ex sindaco Sbrocca ha rivendicato in aula la legittimità e la positività dell’opera, asserendo addirittura di aver operato per il bene di Termoli ricorrendo contro la sentenza a poche ore da un ballottaggio che sapeva bene lo avrebbe visto perdente, non ho potuto fare altro che restare coerente con la richiesta di referendum portata avanti per 5 anni: fermo restando, come ho detto chiaramente in consiglio, che il testo di questo eventuale referendum sarà attentamente vagliato, scritto concordemente e che, in caso contrario, sarà lotta senza quartiere.

Si preferiva forse vedere Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra votare insieme a coloro che hanno agito costantemente per rendere i beni comuni di questa città null’altro che una merce? Votare cioè insieme ai principali avversari della nostra lunga e chiarissima campagna elettorale? E sostenere chi da sindaco ha avuto il coraggio di impedire che i cittadini si esprimessero, ripetendo contemporaneamente che nessuno era più a favore del referendum di lui, ma che la colpa era nostra che scrivevamo male i quesiti? Sostenere chi ancora adesso, da membro della minoranza, in consiglio ha votato contro il referendum?

Non è stata una decisione facile e né ci si lasciava molto margine di scelta: abbiamo discusso molto e abbiamo concluso che non potevamo in nessun modo opporci ad un indirizzo politico che prevedesse un referendum.

Senza contare che dovere della minoranza è comunque quello di agire nell’interesse dei cittadini, e se questo significa, in casi specifici nei quali sia chiaro qual è il bene della città, condividere la posizione della maggioranza, ciò non costituisce nulla di cui gridare allo scandalo. Rovesciando il ragionamento, potrebbe anche risultare che sia la maggioranza a sposare le ragioni politiche della minoranza.

Noi non cambiamo bandiera o posto in Consiglio – conclude la Stumpo -, siamo e resteremo dove siamo sempre stati: a sinistra, vicino agli ultimi, a lottare per i beni comuni, l’accoglienza, la sanità pubblica, il registro tumori, l’acqua pubblica e la difesa del territorio”.