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Per la sopravvivenza del Punto Nascite più medici e sicurezza. “Ma non averlo sarebbe peggio, a Roma sono d’accordo”

Tre ore di confronto al Ministero della Salute, nessuna garanzia che il reparto possa essere riaperto ma una condivisione della necessità di migliorare gli standard di sicurezza e potenziare la rete delle emergenze. Al contrario, il Comitato Scientifico ha fatto presente la posizione delle società Ginecologi e Pediatri nazionali che reputano pericolosi i Punti nascite al di sotto dei 500 parti annui. La soluzione ora va concordata col Commissario e la Asrem. I sindaci intervenuti con l'ex direttore sanitario dell'ospedale Filippo Vitale dovranno riunirsi per concordare altre iniziative e possibili soluzioni. Presenti anche i consiglieri regionali e i deputati molisani del 5 Stelle.

Il Punto Nascite di Termoli va salvato e potenziato. Per garantire gli standard di sicurezza bisogna aumentare la dotazione di medici in servizio, ricorrendo “anche in urgenza” ad accordi straordinari con Vasto e al pediatra aggiuntivo. “Il Comitato Scientifico è stato d’accordo con noi sindaci – dichiara a margine dell’incontro romano Francesco Roberti – e cioè che per la sicurezza della popolazione, a cominciare dalle donne e dai loro bambini, è meglio avere un ospedale che non averlo proprio o sacrificarlo ulteriormente. La battaglia prosegue, il confronto è stato positivo. Il nostro lavoro va avanti, con maggiore determinazione”.

Quasi tre ore di scambio di idee e analisi di possibili soluzioni oggi al Ministero della salute, dove i sindaci del Basso Molise accompagnati dall’ex direttore sanitario del San Timoteo Filippo Vitale hanno avuto un incontro con alcuni membri del Comitato scientifico percorso nascite presso il Ministero della salute. Con loro anche Patrizia Manzo, consigliera regionale del MoVimento 5 stelle, che è intervenuta per ribadire l’importanza da un lato di riaprire alla possibilità di far nascere i bambini a Termoli e dall’altro di potenziare e rendere effettivi gli standard di sicurezza previsti dalla legge.

 

“Su questo – aggiunge il sindaco di Termoli – siamo concordi tutti. Ora tramite la Asrem e la struttura commissariale con la quale parleremo a brevissimo bisogna aprire immediatamente al rafforzamento dell’organico, tenendo presente che è preferibile avere un reparto dove far nascere i bambini che non averlo affatto, perchè questo costituirebbe in un territorio come il bassoMolise una carenza inaccettabile e un rischio reale, dal momento che non sarebbe garantito un intervento nemmeno in caso di urgenze”.

Il primo cittadino di Termoli e i colleghi del territorio sono fiduciosi di vincere la battaglia per la sopravvivenza dell’ospedale San Timoteo, malgrado le cautele manifestate dalle Società Scientifiche nazionali di Ginecologia, Ostetricia, Pediatria e Neonatologia che in un documento esprimono contrarietà alla riapertura del Punto Nascite, come invece richiesto fermamente dai primi cittadini, rappresentati da Francesco Roberti per Termoli, Giuseppe Caporicci per Portocannone, Mario Bellotti per Guglionesi, Pier Donato Silvestri per Campomarino, Giorgio Manes per Montecilfone, Gigino D’Angelo per Montefalcone nel Sannio e Gianfranco Sciarretta per Castelmauro.

sindaci roma

“Disponibilità a riaprire il confronto sulla vicenda” è la sintesi del primo cittadino di Termoli in un nota stampa nella quale comunque non emerge alcuna notizia certa in merito alla questione, che sta tenendo banco ormai da settimane in città e in generale in tutta la regione.

Lo stesso Roberti ammette che “dovremmo sederci attorno a un tavolo nell’immediato futuro per cercare di programmare le migliori soluzioni che riescano a garantire sicurezza alle partorienti ai neonati del San Timoteo”. Da parte del comitato scientifico una soluzione concreta non c’è, ma c’è una condivisione di massima delle problematiche sanitarie del territorio bassomolisano che in estate accoglie una popolazione triplicata e che ha un solo ospedale: il San Timoteo, appunto.

Anche l’onorevole Antonio Federico, pentastellato, soddisfatto: “Al centro del dibattito, la necessità di garantire la sicurezza per le donne e per i nascituri attraverso un percorso che nelle prossime settimane coinvolgerà Ministero, struttura commissariale, rappresentanti locali, ma anche medici e cittadini aggiungo io. Ringrazio la struttura ministeriale e i tecnici del Comitato percorso nascite che hanno risposto in poco tempo alla mia richiesta di incontro con i rappresentanti del territorio. Le preoccupazioni di tanti molisani sono state raccolte con la disponibilità propria di chi ha a cuore solo il benessere dei cittadini. La sanità è materia troppo seria e delicata per non immaginare una condivisione orizzontale di ogni scelta. Mantenere poi in piedi un sistema sanitario pubblico e di qualità significa anche mantenerlo sostenibile, sicuro e accessibile a tutti”.

Le principali obiezioni alla riapertura così com’è del Punto nascite di Termoli sono contenute tuttavia in un documento nel quale si ribadisce la posizione delle associazioni nazionali di Ginecologia e Ostetricia nonché di Neonatologia e Pediatria in opposizione alla sospensiva concessa dal tribunale amministrativo regionale che lunedì scorso ha congelato temporaneamente – e in attesa di un giudizio più definitivo – il decreto del Commissario straordinario alla sanità Angelo Giustini che chiude il Punto nascite del San Timoteo.

Un reparto con meno di 500 parti l’anno, come quello del nosocomio termolese che non arriva a 350, è considerato – si legge nero su bianco- inadeguato è pericoloso.

“Sebbene ogni donna voglia vivere l’esperienza della nascita del parto il più possibile vicino a casa – sostengono i professionisti delle società scientifiche – è necessario sottolineare che sono le strutture con un elevato numero di parti a garantire la maggiore esperienza e organizzazione nonché le più idonea a prevenire ed eventualmente affrontare le situazioni di rischio”. E ancora, a ribadire un concetto che loro malgrado i sindaci hanno dovuto digerire dopo aver preso visione del documento che è stato loro consegnato, c’è problema dei Punti Nascita che “non può né deve sottostare a logiche politiche o a valutazioni economiche, ma deve essere affrontato considerando, prima di ogni altro aspetto, la sicurezza delle donne e dei bambini”.

Un valore a cui il Servizio Sanitario Nazionale e l’opinione pubblica “attribuiscono un’importanza crescente perché partorire in condizioni in cui i requisiti essenziali non siano rispettati rappresenta un rischio inaccettabile per la salute pubblica”.

In merito al caso di Termoli viene richiamata la contrarietà “delle nostre Società alla decisione del Tar e la richiesta al ministro Grillo, particolarmente sensibile al tema della sicurezza – si legge ancora nel documento – di convocare un tavolo tecnico per concordare una strategia condivisa e modalità di prosecuzione dell’attuazione dell’ accordo fra lo Stato e le Regioni. Ma nello stesso tempo ci appelliamo al senso di responsabilità di sindaci e politici nel comune interesse di tutelare la salute delle mamme e dei bambini”.

Anche Manzo e Fontana, consiglieri regionali che hanno partecipato all’incontro odierno con i tecnici del Comitato Percorso Nascita e i sindaci dei Comuni del basso Molise sottolineano la necessità di potenziare gli standard di sicurezza. “L’incontro – dicono in una nota congiunta – è stato molto positivo. Concordiamo tutti sulla priorità di mettere al centro la sicurezza delle mamme e dei bambini, quindi di lavorare per una salute di qualità che garantisca alle pazienti un parto sereno e in piena sicurezza. Non abbiamo lasciato soli i sindaci del basso Molise – affermano i due Consiglieri M5S – e oggi abbiamo voluto essere presenti a Roma accanto a loro, insieme ai nostri parlamentari Antonio Federico, Rosalba Testamento e Fabrizio Ortis. Da qui continueremo un confronto costante e costruttivo sul territorio con i vertici Asrem, la Regione, i Commissari e i Sindaci, affinché si raggiungano tutti i parametri di sicurezza previsti: le mamme e i bambini del basso Molise ne hanno tutto il diritto. Ecco perché lavoreremo insieme e con spirito propositivo verso questo obiettivo che ci vede tutti uniti – concludono i portavoce regionali – e, in questa fase, il Comitato Percorso Nascita potrebbe essere un prezioso supporto”.

manzo e Fontana

Scontato che la strada da percorrere sia lunga e impegnativa e che una soluzione nel breve termine non ci sarà. Parole, quelle dette nel confronto, che ancora una volta insistono sulla mancanza di sicurezza del Punto nascite termolese dove i ginecologi in servizio sono assolutamente insufficienti anche a garantire turni normali e coerenti con i parametri previsti dalla legge. D’altra parte i pochi concorsi che la Asrem ha messo in campo finora, nel ristretto periodo fatto salvo dal blocco del turn over, non hanno consentito alcuna assunzione nuova. I concorsi, come purtroppo noto, sono andati tutti deserti. Ma ora si potrebbe ricorrere ad accordi straordinari con ospedali limitrofi, a cominciare da Vasto, incrementando in regime speciale il numero dei ginecologi in servizio a Termoli. “Parleremo col commissario – dichiara ancora Francesco Roberti – e con i vertici Asrem. Le assunzioni si possono fare ora e si devono fare. Si deve fare tutto quanto è possibile per tenere in vita il Punto nascite e migliorare la rete delle emergenze”. 

I sindaci si riuniranno ancora, dicono,  “per capire quali azioni mettere in campo per arrivare a una soluzione definitiva”. Ma la strada non è per niente spianata.