L’anima del basso di John Patitucci delizia ed emoziona nella suggestiva cornice del Macte fotogallery

Uno straordinario John Patitucci ha suggellato l'anteprima del Termoli Jazz Festival 2019, nell'inedita cornice del museo Macte. Con il contrabbassista statunitense, gli impeccabili Elio Coppola alla batteria ed Andrea Rea al pianoforte

Con un immenso John Patitucci, meglio non si poteva fare per l’anteprima del Termoli Jazz Festival 2019. Un’esibizione magistrale in una cornice inedita come il giardino del museo Macte, che ha riscosso notevole apprezzamento da parte del pubblico accorso.

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Solo 200 fortunati hanno potuto assistere  ad un concerto unico in cui John Patitucci col suo strumento ha espresso tutta la propria perizia e ha saputo emozionare nel profondo. A presentare il grande musicista è stato il direttore artistico del festival, Michele Macchiagodena, che si è detto orgoglioso di poter ospitare artisti di spessore quali quelli che si esibiranno nelle tre serate della sesta edizione della kermesse.

L’anteprima di ieri sera, 23 luglio, non ha deluso le aspettative. Con John Patitucci, uno dei migliori bassisti jazz al mondo, non poteva essere altrimenti. Nella bellissima cornice all’esterno del museo di arte contemporanea, hanno risuonato le note di vari brani di “Soul of the bass”, l’ultima produzione musicale del bassista italo-americano. E sembrava davvero di ascoltare eco lontane dell’anima. Le note gravi del contrabbasso parevano riportare ad una dimensione altra, più intima e profonda, come quando Patitucci ha eseguito la sua “Mistery of the soul”.

Patitucci ha deliziato il pubblico nella prima parte del concerto, intervallando le esecuzioni musicali ad aneddoti sui brani e sulla sua vita. Alternando l’italiano all’inglese, ha suscitato nel pubblico una naturale simpatia. Lui, americano di origini calabresi, ha iniziato a suonare all’età di 10 anni e oggi è considerato uno tra i migliori bassisti jazz al mondo. Anche due Grammy’s nella sua longeva carriera, oltre a collaborazioni importanti tra cui spicca quella decennale con Chick Corea, che gli ha fatto guadagnare notorietà in tutto il pianeta e lo ha ‘lanciato’ nel gotha jazzistico mondiale.

Artista virtuoso e versatile, sa spaziare tra vari generi come hanno dimostrato le sue incursioni nel blues con il brano “Morning train” o, ancora, quando ha imbracciato il basso elettrico per eseguire la malinconica aria nota come “Nina”, resa celebre anche da Luciano Pavarotti.

Che sia pizzicando le corde, producendo il suono con l’archetto o facendo risuonare il legno dello strumento, il risultato non cambia: Patitucci riesce a trasportare l’uditorio in una dimensione altra, ‘sospesa’. Il resto lo hanno fatto le luci soffuse, i giardini dattorno e il silenzio del pubblico ammaliato e attento.

Dopo circa mezz’ora di ‘solo’, sul palco Patitucci ha invitato Elio Coppola alla batteria ed Andrea Rea al piano. E con il contributo dei due formidabili musicisti il pubblico si è scaldato sempre più.  L’armonia fra i tre è stata notevole e le improvvisazioni squisitamente jazzistiche si sono fatte via via più intense col passare dei brani. Un posto di rilievo nella ‘scaletta’ ha avuto una coinvolgente ‘Suite calabrese’, le cui note hanno raccontato con intensità la terra aspra in cui affondano le radici, mai dimenticate, di Patitucci. Con Rea e Coppola, di Pomigliano d’Arco il primo e napoletano il secondo, d’altronde ci sono anche le origini del Sud ad unirlo.

“Quando mio nonno è emigrato negli Stati Uniti era il 1910. Sarebbe orgoglioso di sapere che sono qui in Italia oggi a suonare la mia musica”, ha dichiarato agli astanti Patitucci prima di incedere nel finale di concerto suggellato da assoli entusiasmanti. L’elegante tocco di Andrea Rea al piano e la ‘prepotenza’ alla batteria di Elio Coppola hanno reso ancora più perfetto un concerto di estrema qualità. Gli applausi scroscianti di un pubblico tripudiante non hanno fatto che confermarlo.

Un esordio perfetto per la programmazione di Macte Musica inaugurata proprio con il concerto di Patitucci. Il museo ha dato prova della sua vocazione ad ospitare eventi di questo genere e il pubblico termolese non può che gioire di questa nuova opportunità. Uno spazio in cui più arti si incontrano che non può che arricchire il territorio.

Esordio eccellente anche per il Termoli Jazz festival, che proseguirà il 30 e 31 agosto in piazza Duomo.