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La spartizione delle poltrone scatena la guerra in maggioranza. Micone contro Iorio e Romagnuolo

Si è concluso un fine settimana bollente. Almeno dal punto di vista politico. Sulle nomine negli enti sub regionali si è consumato l’ennesimo strappo nella coalizione che governa la Regione.

E Salvatore Micone, il presidente del Consiglio regionale che ha scelto con i poteri sostitutivi i revisori dei conti dell’Arsarp e del Consorzio per lo sviluppo industriale della Valle del Biferno e il Cda Molise Acque, risponde alle feroci critiche che gli sono arrivate in primis dai colleghi della sua stessa maggioranza di centrodestra, Michele Iorio, Aida Romagnuolo.

All’ex governatore che lo aveva accusato di non aver rispettato i ‘patti’ il capo dell’assise di via IV Novembre replica: “Il consigliere (Iorio, ndr) sa benissimo che ho dato ascolto e tenuto in considerazione tutte le forze politiche di maggioranza e di minoranza ed agito nel pieno della legittimità e trasparenza, secondo criteri democratici che sono alla base di ogni società civile e poi politica”.

Poi l’affondo contro Iorio: “Probabilmente, lo stesso ha bisogno di capire e di farci capire dapprima dove si ritiene collocato dato che ha aderito e partecipa attivamente in un partito che va sotto il nome di “Fratelli d’Italia” e poi quanto si tratta di dover “pretendere” nomine politiche si ricolloca sotto il partito “Iorio per il Molise”. Lo spiegasse dapprima ai molisani, poi agli elettori e poi a noi tutti visto che ne fa menzione solo quando non vengono accontentate alcune richieste e arriva addirittura a parlare di discriminazione verso un gruppo politico. Gruppo politico fantasma che appare ed esiste a seconda delle situazioni e in tali contesti lo porta a cadere in un becero vittimismo legato al suo nome. Non è una politica che mi è mai appartenuta e non rispecchia il mio modo di pensare né tanto meno di operare. La discriminazione nei confronti del gruppo politico a cui attualmente appartiene oggettivamente non vi è stata tanto che “Fratelli d’Italia” ha ricevuto sempre rappresentati nelle nomine finora fatte, può chiedere bene al suo rappresentante di partito, il Sottosegretario Quintino Pallante”.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il Cda di Molise Acque, “non vi è stato alcun accordo di maggioranza e pertanto nessun tradimento”, sottolinea Micone. “Ho sempre sostenuto che bisogna rompere con la politica del passato fatta di personalismi, di comportamenti opachi, atti di protagonismo, atteggiamenti ed approcci incompatibili verso un confronto politico e democratico. E nel caso specifico delle nomine non ho preso in considerazione gli stessi nominativi che “navigano” da anni nello stesso ente e con lo stesso ruolo. Ho visionato diversi curriculum dei candidati e le nomine fatte hanno rispecchiato i requisiti richiesti e trasparenti nel metodo di scelta “nelle vesti di principale garante degli accordi politici presi alla luce del sole e delle rappresentanze politiche”, come ha ricordato lo stesso Iorio, e soprattutto lontani da quella politica autoreferenziale che in passato ha provocato, ed oggi, è la totale responsabile del malcontento e forte risentimento che i cittadini nutrono verso la classe politica. Cosa, che nei quindici anni di amministrazione Iorio, non è mai accaduta”.

Le parole di Micone diventano dei siluri nei confronti di chi per dodici anni ha governato la Regione: “Abbiamo assistito ad un sistema totalitario, in uno smisurato potere poco democratico e fatto di personalismi, più che di persone e competenze, di nomi noti e di consolidati incarichi pluriennali, spesso rinconducibili a legami parentali, politici, in amicizia e non.” “Pertanto – puntualizza Micone- prima di puntare il dito verso qualcosa e qualcuno, ricordiamoci chi siamo, da dove siamo partiti e cosa abbiamo fatto, ammesso che i molisani se ne siano dimenticati. Io posso dire di aver agito secondo quanto mi compete e nel pieno rispetto della legge e della legalità dando ascolto a tutti nel pieno e rispettoso confronto costruttivo”.

Durissime anche le parole contro Aida Romagnuolo, “troppo impegnata evidentemente a soprassedere sagre ed eventi come rappresentante dell’Assise regionale, senza averne titolo né ruolo. Invece credo che, se spendesse le stesse energie, investisse la stessa enfasi e lo stesso entusiasmo, che utilizza per esternare le continue e sterili polemiche su tutto, nell’attività di consigliere farebbe realmente il bene del Molise”.

All’ex esponente della Lega Micone chiede piuttosto di essere “presente in Consiglio, partecipare agli incontri che chiedono la risoluzione di problematiche drammatiche come, gli ultimi organizzati e ai quali era assente, sul tema sanità ed emergenze lavoro ed a proporre una sua prima proposta di legge da esaminare”.
“Capisco le difficoltà che incontra –incalza il Presidente – in quanto non ha un trascorso politico amministrativo nato dal basso ed affiancato ad una totale mancanza di “palestra politica”; mi spinge ancor più a sollecitarla a rinsavirsi quanto prima e a fare chiarezza su una posizione che la colloca all’interno della maggioranza o tra i banchi della minoranza, perché di “maggioranza che lavora in borghese” già ve n’è troppa”.

Chiosa finale al vetriolo per Andrea Greco (M5S): “Vorrei ricordare al consigliere Andrea Greco che le ragioni e le risposte non sempre sono nelle sue idee. Ho tenuto conto delle minoranze tanto quanto è stato fatto nel nominare per due volte di seguito due rappresentati del Movimento Cinque Stelle all’interno dell’Ufficio di Presidenza”.