Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

La macelleria Coccagno e il successo della “Molisella”: la mortadella artigianale interamente “made in Molise”

Un prodotto d’eccellenza che ha già ricevuto importanti premi nazionali. Il suo produttore, Gabriele, ci racconta origini e segreti di una prelibatezza straordinariamente apprezzata: “Credo fortemente nella territorialità, ma noi molisani dobbiamo imparare a privilegiare, scegliere e consumare prodotti locali. In questo modo aiuteremmo tante piccole aziende e tanti piccoli artigiani a svilupparsi, difendendo così la nostra l’identità”. Il marchio registrato al Ministero dello Sviluppo economico

Un’importante tradizione familiare, una storia dalle radici profonde. Un percorso ricco di amore, passione e di un’antica sapienza, oggi così rara da riscontrare.

Gabriele Coccagno è l’ultimo erede di un lungo e significativo cammino professionale, il legittimo successore di una dinastia, il custode – e innovatore – di un’esperienza tramandata di generazione in generazione.

Perché la macelleria di via Giambattista Vico, a Campobasso, non è un semplice punto vendita. Rappresenta, piuttosto, un luogo in cui passato e presente cui si mescolano, abbracciandosi, in una dimensione peculiare che fa della territorialità il proprio marchio di fabbrica.

Un legame speciale, quello tra Gabriele e il “suo” Molise; un sentimento declinato poi in una scelta precisa e decisamente nobile: quella di privilegiare la materia prima locale per le sue produzioni, rigorosamente artigianali.

Un modo per scoprire e far riscoprire i sapori autentici della nostra terra, le sue tipicità, le sue ricchezze gastronomiche; un sentiero teso soprattutto alla qualità e alla salubrità delle pietanze, come pure alla costruzione di un’identità ben radicata nel territorio.

Un’impostazione capace di riflettersi nell’ormai nota “Molisella”, mortadella 100% molisana, caratterizzata da una genuinità preziosa: realizzata solamente con carni locali, è infatti libera da lattosio, coloranti, glutammati e polifosfati.

Ma non solo. Perché la macelleria Coccagno è un laboratorio di eccellenze: dal prosciutto cotto alle salsicce, dalla pancetta agli arrosti; tutto, rigorosamente, “Made in Molise”.

La mia storia parte da lontano – spiega Gabriele – Ad aprire questa macelleria fu infatti mio padre nel 1965: è da ben 54 anni che siamo qui, in via Vico, per esercitare la professione di macellai. Ho abbracciato questa strada subito dopo la morte di papà, quando cioè mamma, da sola, non riusciva più a seguire l’attività in autonomia. In realtà, devo confessare che inizialmente non fremevo per intraprenderla, ma col passare del tempo ho compreso come poterla innovare e ha cominciato ad appassionarmi. Ho cominciato quindi uno specifico percorso che, partendo appunto dal lavoro svolto dai miei genitori, potesse sfociare nella possibilità di proporre la mia macelleria a produzione integrata. E, in effetti, tutto ciò che oggi offro alla mia clientela è prodotto da me”.

Che ruolo ha territorio in tutto ciò?

“Il territorio è una parte fondamentale della mia professione, perché credo sia una risorsa preziosa; sia per le nostre produzioni agroalimentari, sia come elemento di crescita economica dell’intera regione.Se tutti noi molisani facessimo più attenzione a scegliere e a consumare prodotti locali, aiuteremmo tante piccole aziende e tanti piccoli artigiani a svilupparsi, difendendo l’identità locale. Io credo fortemente in questo. Ecco perché la mia carne è assolutamente tutta molisana, proveniente dalla nostra terra. Certo, in più di qualcuno mi ha detto che a livello commerciale si tratta di una mossa stupida, ma per me non è un discorso di prezzo; non a caso io non chiedo mai ai miei fornitori il costo della materia prima: non mi interessa risparmiare 10 o 20 centesimi al chilo. Tengo, al contrario, che ciò che acquisto abbia determinate caratteristiche, utili alla realizzazione del mio prodotto. Per dirla in altri termini, io lavoro secondo un’altra logica: faccio prima il prodotto e poi analisi del costi”.

Parliamo della “Molisella”, una produzione artigianale squisitamente molisana, che ha suscitato grandi apprezzamenti anche fuori dai confini regionali: “Ho iniziato a cimentarmi con queste produzioni circa 8 anni fa: tutto è nato dall’idea di far mangiare ai miei figli qualcosa di più salubre. É stato certamente un percorso graduale, che mi ha portato a fare un’opera di formazione specifica, a capire le varie tecniche di cottura, a comprendere dinamiche complesse. La mia intuizione è stata poi quella di scoprire i processi produttivi, personalizzando le mie ricette. Ad oggi la Molisella è oggi un marchio depositato con registrazione al Ministero dello sviluppo economico, nonché un prodotto che mi ha permesso di conseguire, lo scorso novembre, il premio di ‘maestro di gastronomia’: un riconoscimento che eleva la “Molisella” ad innovazione gastronomica. Attualmente questa mortadella è disponibile in quattro versioni. Le “classiche” al pistacchio e al pepe nero, infatti, sono affiancate da due ulteriori varianti, che ho deciso di legare ancor di più al nostro Molise per dare un richiamo ulteriore alla territorialità: una alla cipolla, per ricollegarci alla provincia isernina e l’altra al tartufo, per onorare così il versante campobassano”.

La territorialità può rappresentare davvero il volano per l’economia locale?

“Sono un tipo pragmatico e ti risponderò in maniera pragmatica: se io vado a Modena a vendere la mia mortadella, ad esempio, probabilmente non mi fanno passare nemmeno il casello autostradale. Se invece un modenese viene a Campobasso per vendere il suo salame, noi lo compriamo. Ci dimostriamo troppo spesso esterofili, ma al tempo stesso anche egocentrici ed egoisti: pensiamo di poter fare tutto da soli, ma non abbiamo capito che da soli non si va da nessuna parte. Se non si uniscono le forze non si riuscirà a fare nulla qui, assolutamente nulla – commenta Gabriele – Credo tantissimo nella territorialità, ma credo anche che sia difficile trovare colleghi e collaboratori capaci di aiutare la crescita del tuo progetto a livello locale. Faccio un esempio concreto: le gastronomie locali, molte volte, preferiscono vendere un prodotto nazionale industriale, interpretandolo come il ‘top’, senza dare spazio alle produzioni del posto. Eppure, la “Molisella” è stata oggetto di studi universitari, condotti dal professor Giuseppe Maiorano; studi che hanno mostrato indici di gradimento altissimi per questo prodotto. E mentre io continuo a mandare le mie mortadelle a Reggio Emilia, a Guastalla, a Pinerolo, a Sirmione, a Riviera del Garda, a Roma e a Termoli, l’operatore campobassano non privilegia questo prodotto. La verità, però, è un’altra: queste persone molto spesso comprano a due e vendono a 10 e questo concetto sul prodotto del territorio non è possibile, non si può applicare. La logica del mercato impone chiaramente la massimizzazione del profitto: io invece penso che la logica del commercio sano e sostenibile, così come quella di uno sviluppo territoriale possibile, risieda nella fidelizzazione del cliente. A me interessa differenziarmi dalla grande distribuzione: voglio che i clienti tornino da me per le mie specificità che offro”.