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La disobbedienza morale della Ong Mediterranea a ‘La bella Italia’ del Festival del Sarà

Luca Faenzi, responsabile della comunicazione di Mediterranea, sarà ospite del Festival del Sarà per raccontare ciò che anima il lavoro della organizzazione non governativa italiana che ha deciso di “essere dove bisogna essere”, in mare a salvare vite umane

Controcorrente. Sembra questo l’aggettivo più congruo per descrivere il lavoro che fanno le Ong in questo momento storico. Salvano le vite umane che per molti non sono che uno ‘scarto’, come se l’esistenza delle persone possa essere ridotta a questo concetto. Anche di questo si parlerà al Festival del Sarà 2019, di scena a Termoli dal 24 al 26 luglio.

Nella seconda serata, in cui la narrazione avrà come leit motiv ciò che di bello l’Italia sa produrre – che siano manufatti, idee, esperienze, valori -, sarà ospite Luca Faenzi, Responsabile Comunicazione della Ong Mediterranea Saving Humans.

In realtà Mediterranea è qualcosa in più di una Ong: è una piattaforma di realtà della società civile che ha deciso di arrivare là dove più c’era bisogno. Nel Mar Mediterraneo, oggi tristemente ‘attuale’ per essere diventato un cimitero di corpi che fuggono dall’inferno ma che molto spesso per quella fuga trovano la morte. Le Ong oggi sono quantomai nell’occhio del ciclone e la retorica politica le utilizza deliberatamente come dèmoni dei nostri giorni. Additate come fuorilegge e come realtà occultamente finanziate, le organizzazioni non governative che si occupano di salvare vite in mare sono diventate il bersaglio privilegiato dei politici nella loro retorica anti-migranti.

Gli attacchi recenti del Ministro dell’Interno alle Ong (su tutti il caso della Sea Watch 3 e della sua comandante Carola Rackete) sono emblematici di un accanimento mediatico oltre che politico che odora di strumentalizzazione. Mediterranea, si legge nel sito internet, “ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere”.

Al tempo stesso Mediterranea è qualcosa di diverso: “è un’azione non governativa portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti”.

Una sorta di azione di disobbedienza morale e al tempo stesso di obbedienza civile. “Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni”.

Mediterranea ha dunque deciso di mettere in mare una nave battente bandiera italiana, attrezzata perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di eventuale soccorso, “nella consapevolezza che oggi più che mai salvare una vita in pericolo significa salvare noi stessi”.

 

Appuntamento al Festival con Luca Faenzi e con tanti altri ospiti giovedì 25 luglio alle 21 in piazza Duomo.