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La chiusura del Punto Nascite “viola la legge”: presentato il ricorso. Corsa contro il tempo per sospendere il decreto

Depositato in mattinata il ricorso firmato da 13 sindaci e numerose donne pazienti della Unità Operativa di ostetricia del San Timoteo contro la chiusura del Punto nascite. L'avvocato Massimo Romano, che sta curando l'interesse del territorio: "Il Punto Nascite è previsto espressamente dal Piano Operativo, che sebbene in proroga è legge dello Stato. Inoltre il decreto arriva con una tempistica singolare". Ecco i motivi fondanti del ricorso col quale si chiede la sospensiva. Da lunedì 7 luglio stop ai parti e ai ricoveri.

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È stato depositato nel Tribunale Amministrativo Regionale il ricorso curato dagli avvocati Massimo Romano e Vincenzo Iacovino per conto dei sindaci del Basso Molise e di diverse donne in gravidanza e pazienti della Unità Operativa complessa di ostetricia di Termoli.

Un ricorso che si muove contro il decreto firmato dal commissario Angelo Giustini e dal subcommissario Ida Grossi lo scorso 25 giugno con il quale, di fatto, si chiude il Punto Nascite dell’ospedale San Timoteo. I comuni di Termoli, Guglionesi, San Martino in Pensilis, Petacciato, San Giacomo degli Schiavoni, Montecilfone, Palata, Montenero di Bisaccia, Ururi, Campomarino, Acquaviva, Portocannone e Tavenna hanno firmato il documento, arrivato al Tar nella tarda mattinata di oggi 5 luglio, in virtù del quale si chiede una sospensiva immediata della chiusura e, nel merito, l’annullamento del decreto.

“La vicenda è cautelare – spiega Massimo Romano – perché una volta che il reparto chiude, cosa che accadrà il 7 luglio, perde efficacia l’interesse a salvaguardare immediatamente il Punto Nascite. Di conseguenza confidiamo in una decisione celere”.

La scelta che si contesta – continua l’avvocato, “deriva soprattutto dal fatto che la struttura commissariale ha adottato la decisione di chiudere il Punto nascite di una Unità Operativa Complessa, nonché l’unico sull’intero territorio, basandosi su due motivazioni che sono la carenza di personale e la soglia dimensionale dei 500 parti all’anno. Soglia che – ricorda Romano – è stata stabilita ben 9 anni fa, nel 2010, ma della quale si sono ricordati solo adesso per renderla effettiva, peraltro il primo luglio in una zona costiera”.

Massimo Romano

Stesso ragionamento per quanto riguarda la carenza di medici, presupposto che così come lo scarso numero di parti renderebbe non sicuro il Punto Nascite. “Sono anni e anni che i Molise vige il blocco del turnover, cioè l’impossibilità ad assumere camici bianchi in considerazione del deficit sanitario e del Piano di rientro. È quantomeno singolare che il decreto, fondato anche su questa motivazione, arrivi proprio il giorno in cui viene approvato il decreto Calabria che sblocca il turnover e apre di nuovo alle assunzioni”.

Tra i motivi fondanti del ricorso anche la mancanza di qualsiasi misura atta a garantire i ricoveri delle partorienti presso strutture ospedaliere limitrofe, nonché la questione delle urgenze. “Fatto questo paradossale – continua ancora Massimo Romano – perché non ha alcun senso che il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Timoteo preveda 24 ore su 24 una consulenza ginecologica e ostetrica se poi in quell’ospedale non si può partorire”.

D’altra parte la domanda è logica e inevitabile: che fine fa una donna che ha una complicazione e si trova a Termoli o nell’hinterland, quindi arriva giustamente nel Pronto Soccorso dell’ospedale dove c’è la consulenza ostetrica?

La decisione di chiudere il Punto Nascite, incalza il legale, “è arrivata senza alcuna comunicazione preventiva e stride con quanto previsto dal Piano Operativo Sanitario. Quello vigente, che costituisce legge dello Stato, è in regime di proroga perché scaduto ma pur sempre valido. Nel ricorso pertanto sosteniamo che sia stata violata la legge. Ora confido nell’equilibrio degli organismi giurisdizionali”.

La decisione dei giudici del Tar può arrivare in qualsiasi momento, sebbene è improbabile che sia immediata dal momento che la vicenda è complessa e occorre vagliare le molte implicazioni che ci sono dietro. Da lunedì ai ricorrenti attuali se ne aggiungeranno altri, tra Comuni e pazienti ospedaliere. Per modalità processuale ora il presidente del collegio del Tar può anche decidere di rinviare la decisione a un colloquio informale con le parti. Sviluppi rilevanti sono comunque attesi a breve. La questione del San Timoteo, che da oltre una settimana tiene banco, non è affatto chiusa.

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