Insediamenti criminali in Molise e reati “spia” da non trascurare: firmata l’intesa tra Procure e Antimafia

Una pagina di coesione istituzionale è stata firmata dal capo della procura Nicola D'Angelo e dai colleghi di Larino e Isernia rispettivamente Isabella Ginefra e Carlo Fucci alla presenza del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Elisabetta Pugliese. Obiettivo: si viaggia uniti per segnare un cambio di passo nell'azione di prevenzione e contrasto del crimine organizzato

Si chiamano reati “spia” e sono quelli che indicano l’andamento di un eventuale fenomeno criminoso che insiste su un territorio e che quindi rappresentano per questo motivo un potenziale interesse anche per la Distrettuale antimafia.

Reati “spia” sui quali non bisogna abbassare la guardia ma mantenere costante l’attenzione. E’ la base che ha originato il protocollo d’intesa firmato – poco dopo mezzogiorno nell’ufficio del procuratore generale Guido Rispoli – dal procuratore capo Nicola D’Angelo, dal procuratore di Larino Isabella Ginefra, dal procuratore di Isernia Carlo Fucci; alla presenza del sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Elisabetta Pugliese.

Nel mirino dei procuratori: i reati di usura ed estorsione a danno di imprese anche individuali o agricole, quelli di incendio o danneggiamento dovuto ad un’esplosione, i reati in materia di armi da guerra ed esplosivi, quelli in materia di droga.

Ancora: i reati di omicidio e tentato omicidio potenzialmente riconducibili a contesti di criminalità organizzata, i reati in materia di caporalato e sfruttamento della prostituzione, quelli in materia di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, quelli di rapina in danno di furgoni portavalori, quelli di riciclaggio e reimpiego di capitali, il trasferimento fraudolento di beni e infine l’incitamento alla discriminazione razziale.

Sono gli aspetti individuati in stesura di protocollo e sono quindi i delitti per i quali le Procure di Larino e Isernia da oggi in poi – grazie all’accordo firmato – dovranno fornire o ricevere informazioni dalla Distrettuale antimafia dando vita ad uno scambio reciproco di azioni ed interventi che hanno un obiettivo comune: combattere la criminalità organizzata.

Si disciplina in sostanza il coordinamento investigativo per meglio attaccare il crimine organizzato.

“Questo protocollo – ha spiegato il la dottoressa Pugliese dell’Antimafia nazionale – serve a rendere efficiente ad efficace il lavoro nel contrasto ai crimini più gravi solitamente seguiti dalla Dda”.

Ci sono due aspetti importanti sottolineati in fase di conferenza stampa. Il primo sottolinea che i reati fissati all’interno del protocollo sono quelli che potrebbero indicare l’andamento di un fenomeno opportunamente segnalato quindi al procuratore distrettuale.

Il secondo la possibilità di un confronto periodico con riunione organizzate, durante le quali i procuratori in campo si scambieranno informazioni e notizie utili a sradicare prima e meglio eventuali insediamenti.

Inoltre è un’occasione di crescita professionale anche per i magistrati delle procure ordinarie che in base a questo protocollo se – per esempio – avviano un’indagine che finisce con il far emergere una realtà delinquenziale di competenza  della Dda, possono invece essere applicati alla Distrettuale e continuare a lavorare al fascicolo interfacciandosi con il procuratore.