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In difesa della sanità pubblica molisana

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    La chiusura del punto nascite di Termoli è indubitabilmente un fatto gravissimo ma non del tutto imprevedibile: è infatti da tempo che Rifondazione Comunista denuncia lo svuotamento del sistema sanitario pubblico, regionale e nazionale. Si tratta di un processo politico ed economico che viene da lontano ed è stato avviato da una classe politica liberista in nome di (presunti) risanamenti del debito pubblico e razionalizzazioni dei servizi, che hanno invece falcidiato la spesa sociale ed operato graduali cessioni di risorse pubbliche ai privati. Privati che hanno finito con l’avere un ruolo sempre più egemone e sostitutivo dei servizi sanitari erogati dal sistema pubblico.

    Un’operazione di marketing politico e culturale che è avvenuta strategicamente in tutti i settori e servizi pubblici del nostro sistema statale e che tende a consegnare al mercato e al profitto tutti i beni comuni.

    Pertanto, mentre il servizio pubblico veniva progressivamente indebitato, svuotato di risorse umane e strumentali, lasciato sotto organico e reso inappropriato e insicuro per gli utenti, il privato assorbiva nel contempo quelle risorse e si proponeva come concorrente sempre più attrezzato e di qualità. Questo almeno in apparenza, poiché non mancano numerosi esempi di strutture sanitarie private, anche nel nostro Molise, foraggiate con soldi pubblici (tramite gli accreditamenti) ma che erogano servizi di mediocre qualità e sfruttano il personale sanitario.

    Dall’avvento del centrodestra al governo regionale, nel 2001, il debito sanitario regionale è cominciato a lievitare in modo esponenziale ed è diventato praticamente fuori controllo. Sarebbe lungo dipanare qui le vicissitudini di 12 anni di gestione “iorista” del governo regionale, condotta in modo dissennato e irrazionale, in particolare rispetto al comparto regionale delle politiche sanitarie, sta di fatto che il disavanzo nel 2012 arriva a oltrepassare i 600 milioni di euro! 

    Con l’arrivo di Frattura, al di là delle vacue promesse elettorali, la musica non cambia e si innesta nel solco politico liberista del predecessore (che tutto sommato era un “forzitaliota” come lui!), mentre commissari e sub commissari inviati da Roma (e lautamente compensati!) per quadrare i conti, più di “tagliare con l’accetta” i servizi sanitari non sono riusciti a fare.

    Si giunge così all’attualità, ossia al governo “pentaleghista” delle promesse e della demagogia… è proprio sotto il commissariamento “gialloverde” che viene tagliato il punto nascite a Termoli dietro la motivazione che questo non garantisca requisiti di sicurezza. Circostanza comprensibile, ma allora ci si chiede: perché l’ospedale è stato fatto decadere in una condizione di insicurezza? Perché non metterlo in sicurezza e riaprire reparti importanti che sono già stati chiusi?

    Arriviamo a questo punto alla lotta delle “Mamme di Termoli” che si battono esclusivamente per la riapertura del punto nascite (dietro il campanilistico slogan “voglio nascere a Termoli”). Va detto che si tratta di un battaglia tardiva e di retroguardia, senza contare il rischio delle strumentalizzazioni politiche che si annidano dietro questo movimento, che parrebbe tutt’altro che spontaneo e apartitico (almeno nei suoi promotori).

    Oggi, infatti, pare che tutti siano diventati paladini o strenui difensori della sanità pubblica, da esponenti politici del centrodestra a quelli del PD (forze politiche liberiste che l’hanno invece compromessa, a tutti i livelli). Per non parlare del Movimento 5 Stelle, che fa il “pesce in barile”, ma dimentica di avere il Ministro competente in materia e che sta alla guida del governo nazionale del Paese (insieme ai leghisti). Certamente non hanno torto nell’affermare che tanti danni sono stati già fatti, ma oggi hanno le leve del comando e invece di protestare demagogicamente – quasi fossero in perenne campagna elettorale! – dovrebbero spiegare ai cittadini cosa intendono concretamente fare per salvaguardare la sanità pubblica e per la piena realizzazione dell’art.32 della Costituzione, sul diritto universale alle cure.

    Pertanto, di fronte a tanta incoerenza e sfrontatezza, come Partito della Rifondazione Comunista non possiamo non levare con forza la nostra voce e dire che riteniamo la lotta delle mamme termolesi certamente una mobilitazione importante, che fa sincera presa popolare in città (l’adesione alla manifestazione di domenica scorsa è considerevole), ma non può fermarsi alla richiesta del solo ripristino del punto nascite, senza puntare ad una battaglia complessiva in difesa di tutta la sanità regionale. Altrimenti, si finisce con l’essere comunque perdenti, o peggio, inconsapevoli strumenti di chi ha mire diverse o di chi la sanità pubblica politicamente non l’ha mai difesa.

    Ribadiamo, a scanso di equivoci, che noi non siamo affatto contro la battaglia delle Mamme di Termoli, ma intendiamo andare oltre quella battaglia…

    Proprio per questo, facciamo appello e ci facciamo promotori della costituzione di un comitato di difesa della sanità pubblica bassomolisana, aperto ad associazioni, movimenti sindacali e politici, amministratori, soggettività varie, ecc. che apra un fronte di lotta politica, implacabile e plurale, in difesa di un diritto costituzionale inalienabile, contro i veri responsabili dello sfascio della sanità (locale e regionale), che rifugga dai campanilismi e respinga ogni strumentalizzazione. Un comitato che si metta ovviamente in rete e in sinergia con tutti quei movimenti che già operano e lottano in difesa dei medesimi obiettivi.

    Noi come PRC siamo a piena disposizione per favorire questa la costituzione di questo comitato, mettendo in campo tutte le nostre energie, strutture, esperienze e militanti, consapevoli che si tratta di una battaglia fondamentale e che va ben oltre i particolarismi e gli opportunismi di bottega.

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