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Il mio Pd continua a parlarsi addosso e la sinistra non ritrova la strada

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Mi sembra che anche l’ultima assemblea nazionale del Pd non abbia scosso i sentimenti degli italiani e nemmeno quelli dei tanti da noi delusi.

Si continua a parlare di maggioritario, proporzionale, segretario, presidente, di come tornare tra la gente però ancora non mettiamo il dito nella piaga.

La piaga è quella delle aumentate diseguaglianze, dell’abbandono delle periferie, dell’impoverimento del ceto medio, delle imprese che non riescono a competere più in campo nazionale, europeo e mondiale, della disoccupazione, dell’arretramento sulla formazione e istruzione e quindi culturale e, cosa ancor più grave, dei giovani che non riescono ad immaginare un loro futuro.

La sinistra e il PD devono uscire da una sorta di limbo in cui mi sembra ripiegato: non basta enunciare i problemi e non basta più manifestare pubblicamente il proprio antirazzismo, solidarietà per i diritti calpestati o la natura costituzionale garantista ed europeista del nostro partito, che pur bisogna fare assolutamente ma sforzarsi anche di intercettare i problemi, le angosce, i dubbi, le preoccupazioni, le paure e anche le ambizioni di chi vive nel disagio, italiani e stranieri!

Difendere  chi viene attaccato miseramente dal Governo, quasi sempre i più deboli, è cosa buona e giusta ma è altrettanto  importante andare anche solo un minuto prima nei luoghi del disagio e stare vicino ai problemi dei cittadini, cercare soluzioni insieme a loro, questo significa tornare tra la gente,  prima non solo quando scoppia la  bomba sociale; ora giusto organizzare ed  elaborare idee,  anche se il partito è portatore di culture e tradizioni politiche pregne di idee, ma la gravità del momento politico impone, invece,  di lanciare subito una grande sfida abbandonando l’intifada interna tra renziani, antirenziani, zingarettiani, gentiloniani e chi più ne ha più ne metta, e spendere tutte le nostre energie non per continuare una sterile guerriglia interna ma per una seria lotta al governo giallo-verde, contro un Ministro degli Interni che tutto fa tranne che il suo lavoro per proteggere i cittadini e il Paese, contro  un Ministro del Lavoro che lascia nelle secche i tanti tavoli di crisi aziendali che sono aperti, contro  chi sogna  nuove gabbie salariali e un regionalismo differenziato che distruggerà l’unità nazionale e finirà per separare definitivamente il sud dal nord del Paese,  contro chi blocca lo sviluppo e gli investimenti per paura di  sporcarsi le mani, no la denuncia non basta più ci vuole una grande presa di coscienza di tutto il mondo del centro sinistra, riformista e  anche del  mondo Liberale, smetterla con le paturnie tra  chi è più di sinistra, di centro, di centro sinistra con o senza trattino, di centro ma un po’ più conservatore e smetterla con la continua ricerca di capri espiatori, serve il contributo di tutti se vogliamo essere la vera alternativa a questo innaturale governo che sta  spaccando il Paese seminando odi,  rancori e  falsità.

Dirigenti politici degni di questo nome dovrebbero mettere un limite oltre il quale non andare pur di conquistare quattro miseri voti.

La storia insegna che negli anni 70’, con il Paese sotto attacco, fu fatto e ci siamo salvati. Capisco anche però che solo accostare nomi come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, per citare i principali, all’attuale Classe Dirigente fa rabbrividire e tremare i polsi!

Tutti insieme, tre punti, scuola e formazione, welfare e investimenti!

In Molise il Partito Democratico deve seguire le stesse dinamiche.

I nostri eletti al consiglio regionale ma anche tanti amministratori locali iscritti e di riferimento, stanno puntualmente svolgendo il ruolo sia dove governiamo che dall’ opposizione su tematiche scottanti, tutto il partito ai vari livelli e la nostra comunità dovrebbero sostenere di più questa azione a prescindere direbbe Totò.

Suggerisco, cosa per altro fatta negli organi deputati del mio partito di attenzionare, oltre allo scottante tema della sanità e delle crisi industriale, con maggiore forza anche quello infrastrutturale particolarmente quello viario e degli edifici pubblici unitamente  al tema della  desertificazione demografica, sociale ed economica  dei nostri 136 borghi. Investire sulle infrastrutture e per la salvaguardia del territorio significa ridare respiro al comparto delle costruzioni che per anni ha contribuiti a formare gran parte del PIL regionale e nazionale e migliorare l’ambiente in cui viviamo.

Negli ultimi dieci anni in Molise circa 6000 edili hanno perso il posto di lavoro e più di 500 imprese hanno chiuso i battenti, giusto interessarsi dei lavoratori delle industrie come è giusto non dimenticarsi di  quelli delle costruzioni; una preghiera, siccome sento riparlare di autostrada e aeroporti, vi prego, abbiamo già perso 15 anni dietro questi sogni che non si avvereranno mai, lavoriamo tutti, invece,  per un raddoppio della Bifernina con un piano pluriennale studiato e  concordato con il governo.

Nicola Messere

Segretaria Regionale Partito Democratico del Molise

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