I Dilettanti maestri del dialetto fanno il boom di spettatori: teatro stracolmo e risate foto

Mille spettatori raggiunti grazie alle due nuove serate al teatro di Guglionesi per "La Maga", la rappresentazione teatrale in dialetto portata in scena da un gruppo di dilettanti. Successo di pubblico, applausi e risate sincere

Quando il pubblico chiama, gli attori rispondono ancora. Ed è quello che ha fatto la compagnia teatrale “Di(a)lettanti” di Guglionesi tornando in scena con due nuove serate da tutto esaurito, applausi scroscianti e risate sincere. Grazie al dialetto hanno fatto affezionare al teatro quasi mille spettatori arrivati da fuori, tornati in paese per le vacanze e avvicinato all’opera anche i più piccoli, che il dialetto lo sentono parlare a casa per fortuna, visto che si tratta pur sempre di una lingua.

Così, dopo le tre repliche di giugno, hanno scelto di vestire ancora i panni dei loro personaggi e tornare sul palco con “La Maga”, una storia tratta dal libro “Veglia funebre e altri racconti” del professor Domenico Aceto che è un po’ realtà, un po’ finzione e un po’ mito che si intreccia e si dipana tra i vicoli di paese.

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Diretti magistralmente da Simone D’Angelo, con una ambientazione semplice ma minuziosa e fedelissima alla realtà ricostruita da Rocco Pelusi, protagonista anche come attore insieme a Teresa Arielli, Luigi Pollice, Francesca Scarpone, Marina Scarpone, Marianna Macarlino, Angela D’Auria, Antonietta De Marinis, Lidia D’ercole, Fabio Marcantoni, gli attori hanno saputo richiamare in teatro il pubblico e soprattutto il popolo. Circa mille spettatori nel corso delle cinque serate andate in scena.

Perchè quando, alcune settimane fa, circolavano voce e locandina che i Di(a)lettanti sarebbero tornati in scena ancora una volta per due serate a luglio, i biglietti sono andati a ruba nel giro di due giorni, i botteghini sono stati aperti per alcune ore e hanno registrato lunghe file per accaparrarsi i posti disponibili.

Come pure ieri sera, venerdì 19 luglio, giorno della seconda serata, quando davanti al Teatro Fulvio di Guglionesi, piccolo ma tanto accogliente e caloroso, i possessori di biglietto stretto tra le mani hanno atteso di entrare. Con loro pure chi, all’ultimo minuto, ha sperato di poter trovare un biglietto, magari prendere il posto di coloro che, per un motivo o per un altro, avrebbero abbandonato l’idea.

Ma di rinunciare alla serata in platea e assistere alla compagnia che recita in dialetto guglionesano non è passato per la testa a nessuno. E meno male, hanno pensato alla fine, quando hanno applaudito gli attori dilettanti che hanno saputo strappare numerosi applausi e tante risate sincere: poco più di un’ora e mezza di spettacolo ricco di modi di dire, abitudini paesane e una recitazione che rompe anche la quarta parete per entrare in totale sintonia con il pubblico.

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Perché la loro bravura è proprio questa: recitare in maniera semplice, ma efficace, sincera, spontanea e con una lingua che, se per molti non vale nulla, per molti altri vale tanto. Vale come un collante per un popolo e un paese, come il miele per le api. Le famiglie tornano in sala, le coppie trascorrono una serata diversa, gli amici si riuniscono prima di una birra, i guglionesani sparsi per il Molise e per l’Italia tornano insieme ai figli e vanno a teatro. Perché il teatro, come il dialetto, si tramanda ed è cultura.