Gli affari dei boss a Campobasso e Termoli: rifiuti, auto, ristorazione, costruzioni. Il Prefetto sospende per mafia 7 società

Maria Guia Federico ha emesso sette interdittive antimafia a carico di altrettante ditte nelle cui compagini figurano persone direttamente o indirettamente sospettate di avere legami con i clan. Partendo da Bojano, passando per Campobasso e fino alla costa, tutte le "relazioni pericolose”

Campobasso e la costa molisana rispondono “presente” all’allarme che ha lanciato poco tempo fa l’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Quale allarme? E’ in forte aumento il numero delle interdittive antimafia, lo strumento amministrativo che consente al prefetto di sospendere l’attività economica di una qualsiasi società per il sospetto di un collegamento con il crimine organizzato.

Maria Guia Federico è l’autorità prefettizia della provincia di Campobasso che per numeri (rapportati a territorio e popolazione) al riguardo ha appena concluso un lavoro ragguardevole.

In questi ultimi sei mesi ha fatto “tremare” chi, in società apparentemente legali, si è infiltrato pur avendo requisiti sospetti o indiziati, e da ottobre 2018 ad aprile 2019 ha firmato ben sette interdittive antimafia.

interdittive antimafia

Un numero rilevante che pure il ministro Matteo Salvini non ha mancato di sottolineare ancor prima di salutare i cittadini durante il suo recente comizio a Campobasso. “Il vostro prefetto – disse – sta conducendo un gran bel lavoro contro chi potrebbe aggredire questo territorio con affari illeciti e riconducibili alla criminalità organizzata. Siatene fieri”.

Dietro ai numeri ci sono nomi, cognomi e attività che partendo dal nucleo industriale di Campochiaro-Bojano, passando per il capoluogo (cuore di tre delle interdittive emesse) fino a raggiungere la costa, sono al momento “sospese”.

Sette provvedimenti che permettono all’amministrazione pubblica di  interrompere qualsiasi rapporto contrattuale con le ditte ritenute “sospette”. E questo al di là di eventuali processi che sanciscano la colpevolezza definitiva di titolari o dirigenti.

L’altolà dall’ufficio territoriale di governo, verso le presunte organizzazioni che potrebbero infiltrare l’economia legale di questa provincia, è scattato per una società lattiero-casearia.

Poi, per una ditta che si occupa di noleggio auto, autobus, veicoli industriali.

Sotto tiro un’impresa impegnata nella raccolta, nel trasporto e nello smaltimento ed il recupero di rifiuti urbani tossici.

A seguire un’altra azienda impegnata in lavori pubblici e privati, pulizie generali e speciali.
La quinta interdittiva antimafia è per la sede legale di una società addetta alle pulizie generali e speciali, civili e industriali, ospedaliere e di aerostazione.

Fra i nomi figura quello di una società che gestisce bar, gelateria, ristorazione, lavanderie e si occupa anche di affitti di beni ed immobili.

Infine un’impresa dedita alla costruzione, manutenzione  e compravendita di fabbricati, movimento terra, demolizione, lavori stradali, segnaletica.

All’infuori di una, che è di Campobasso, le altre ditte derivano tutte da una matrice di origini campana e in ognuna di loro figurano nomi legati al mondo della criminalità organizzata.

Destinazione delle interdittive: una per il nucleo industriale di Bojano, tre a Campobasso, una a Campomarino, una a Termoli, infine l’ultima a Montenero di Bisaccia.

A macchia di leopardo, i provvedimenti riguardano un po’ tutto il territorio provinciale. Un’azione amministrativa antimafia che viaggia a braccetto e in parallelo con le attività investigative svolte dalle forze dell’ordine assieme alla magistratura competente.

Le mafie non sparano né uccidono, né compiono azioni eclatanti. Non sempre, almeno. Ancor più non lo fanno in un territorio come quello molisano. Ma – e lo dimostrano anche i recenti provvedimenti adottati da Maria Guia Federico – sono assai più pericolose perché non viene avvertito il loro pericolo che sta nell’insinuarsi (magari con il miraggio di offrire lavoro alla comunità di una terra martoriata da disoccupazione e povertà)  nell’economia legale.

Ecco allora l’importanza di questi sette atti amministrativi con i quali, invece, la Prefettura di Campobasso ha intercettato l’infiltrazione mafiosa (perlopiù di stampo camorristico) proprio sul nascere. Perché dove c’è da guadagnare anche con fondi pubblici – a maggior ragione in territori gravati dal peso da una crisi economica e sociale senza precedenti (come in Molise) – là molto probabilmente c’è l’affare dei clan e dei boss.

La prefettura di Campobasso si pone come punto di riferimento per la comunità in un’azione che punta ad accertare l’esistenza di infiltrazioni nel settore della pubblica amministrazione.

Anche il capo della Procura Nicola D’Angelo non più di un mese fa aveva avvertito che quello che bisogna impedire, adesso, in Molise è che la criminalità organizzata si ramifichi perché che sia all’opera per produrre tentacoli pronti a condizionare il tessuto amministrativo, politico ed economico “è già un dato di fatto”.

Lo aveva detto il capo dell’Antimafia De Raho e lo aveva riferito anche la commissione parlamentare antimafia in visita nel capoluogo. Il Molise non è immune.