Fibrillazione per la decisione sul San Timoteo, e altre 13 partorienti firmano il ricorso. Tutto pronto per il corteo Voglio Nascere a Termoli

Mentre è tutto pronto per la grande manifestazione di questa sera, 21 luglio, quando in migliaia dovrebbero riempire il centro città con un corteo di striscioni e candele accese che partirà da Corso Umberto attraversando il centro, prende ancora più forza il ricorso presentato al Tribunale Amministrativo del Molise contro la chiusura del Punto nascite di Termoli con una seconda istanza a supporto, firmata da 13 donne che intendono partorire al San Timoteo.

Quello che si celebrerà mercoledì 24 luglio a Campobasso, davanti al collegio presieduto da Ignazio Silvestri, sarà un processo cruciale. I giudici ascolteranno le varie parti in causa per decidere se bloccare se congelare la chiusura del reparto fino all’udienza di merito o se invece confermarla, chiudendo di fatto alle nuove nascite al San Timoteo.

Da una parte gli avvocati dei 13 comuni del Bassomolise, Termoli in testa, e delle 18 donne che in qualità di partorienti hanno sottoscritto il ricorso curato dagli avvocati Massimo Romano e Vincenzo Iacovino, che portano avanti la illegittimità dei provvedimenti partendo soprattutto dal presupposto che il Piano operativo tutt’ora in vigore – benché in regime di proroga- non contempli la chiusura del Punto nascite, e che il numero di parti ben al di sotto della soglia minima stabilita dalla legge (cioè 500) è un dato acquisito da anni, per cui la decisione improvvisa della struttura commissariale sarebbe del tutto ingiustificata, nonché pericolosa in quanto non è agganciata alcuna misura atta a garantire le partorienti presso strutture ospedaliere limitrofe né  a gestire in sicurezza le urgenze.

Massimo Romano

Nelle ultime ore al ricorso contro la chiusura del punto nascite se n’è aggiunto un secondo ad adiuvandum, curato dai legali Laura Venittelli e Roberto Giammaria, per conto di altre 13 partorienti portatrici di legittimo interesse in quanto determinate a far nascere i rispettivi bambini a Termoli.

Dall’altra parte c’è la struttura commissariale di Angelo Giustini e Ida Grossi con l’Avvocatura distrettuale dello Stato. E c’è anche la Asrem, il direttore generale Gennaro Sosto e i vertici aziendali rappresentati dall’avvocato Franco Scoca. Il loro interesse è ottenere la conferma della chiusura del punto nascite del San Timoteo e il trasferimento delle partorienti in ospedali ritenuti più idonei sotto il profilo della sicurezza.

Una battaglia per la quale c’è fibrillazione generale, anche alla luce delle oltre 8000 firme raccolte fra la popolazione bassomolisana a tutela del presidio ospedaliero. Una battaglia che diventa fondamentale per la sopravvivenza del reparto ma anche cruciale per il futuro dell’ospedale San Timoteo, sul quale Grava l’ombra di ulteriori ridimensionamenti.

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Il Piano operativo sanitario 2018-2021 non è ancora pronto ma dovrebbe esserlo a breve e lì dentro, soprattutto, ci dovrebbero essere indicazioni precise sul destino dell’ospedale adriatico. Nell’attesa la parola spetta ai giudici amministrativi, ai quali si sono rivolti i comuni di Termoli, Guglionesi, San Martino in Pensilis, Petacciato, San Giacomo degli Schiavoni, Montecilfone, Palata, Montenero, Ururi, Campomarino, Acquaviva, Portocannone e Tavenna col ricorso depositato al Tar il 5 luglio scorso, per il quale è stata concesso la sospensiva immediata lunedì 8 luglio. Da quel giorno altri bambini sono nati a Termoli.