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Dall’ “Ospedaletto” degli inglesi al “San Timoteo” di via del Molinello. Il sogno di avere un ospedale a Termoli

Dopo i vani tentativi degli anni Venti e Trenta, i termolesi devono ai soldati inglesi dell’VIII Armata, sbarcati il 3 ottobre del 1943, la nascita del primo presidio ospedaliero. I medici Giulio Recchia e Alfredo D’Andrea, tra i primi medici civili a operare con le scarse risorse destinate dal Comune, protagonisti dell’avvio del “San Timoteo” inaugurato nel 1954. Il sollievo della popolazione per la presenza di un’adeguata struttura destinata alla cura e assistenza degli abitanti di Termoli e del Basso Molise.

“È una questione che si dibatte da anni innumerevoli, ed è, si può dire, il nostro peggiore tormento, il tormento di tutti…”. Così si può leggere su Il Giornale d’Italia del 22 maggio 1932 a proposito della mancanza di un ospedale a Termoli. La città contava allora poco più di ottomila abitanti e, malgrado serie carenze (l’acqua, innanzitutto, ma anche fogne in gran parte dell’abitato), era già da una cinquantina d’anni una riconosciuta e frequentata località di turismo balneare.

Nemmeno il podestà fascista Cieri, al quale va riconosciuto il merito di avere fatto durante il suo breve mandato amministrativo (1927-1930) notevoli sforzi per avviare un serio processo di modernizzazione e sviluppo, era riuscito a porre con forza il problema presso le autorità (prefetto e Governo). Tutto quello che aveva conseguito consisteva nell’apertura di un ambulatorio medico-chirurgico per i bisogni più urgenti non solo della popolazione termolese, ma anche di quelle dei paesi vicini.

Fra gli altri vi avevano portato morente da Montenero di Bisaccia, colpito dai fucili dei carabinieri l’8 settembre 1931 durante i moti popolari per cacciare il vice podestà inviso alla popolazione, il carrettiere Fiorentino Nilo. Il locale si trovava in via XX Settembre 37. Lì aveva il suo ambulatorio anche l’ufficiale sanitario del Comune, il dottor Vincenzo Candela.

A supporto delle esigenze di assistenza della popolazione vi erano all’epoca pochi medici: oltre al dottor Sciarretta, il dottor Andrea Conte e, appunto, il dottor Candela.

Il progetto di un nuovo ospedale esisteva, l’aveva redatto l’ingegnere Galileo Sciarretta, ma occorrevano cospicui fondi per realizzarlo. In assenza di impegni da parte delle Istituzioni, le uniche in grado di fronteggiare l’ingente spesa, qualche altro tentativo era stato compiuto da Bruno Gino Sciarretta, fratello dell’ingegnere, medico e, all’epoca, presidente delle locali Opere Pie. Il quale, a nome suo e dei colleghi operanti presso l’ambulatorio, aveva provato a sollecitare un personaggio di Termoli residente a Roma ben addentro agli ambienti che contano (il nome non è stato mai fatto) al fine di indurre “un benefattore molte volte milionario” di sua conoscenza a scucire i soldi per l’opera.

Il personaggio ricco sfondato e “senza famiglia” rispondeva alle caratteristiche del duca Quarto di Belgioioso, eletto in precedenza per più legislature alla Camera dei Deputati nel collegio di Palata, di cui Termoli faceva parte. Ma è proprio qui che il duca in questione aveva subito l’affronto di vedersi preferire per pochi voti Giuseppe Leone, un avvocato napoletano di origine guglionesana. Termoli vi aveva contribuito e, per questo il duca si era molto risentito. Porte chiuse, dunque.

Le uniche risorse disponibili erano quelle di un lascito da parte di una benefattrice cittadina, Angela Scuccimarra (ricordata tuttora con una lapide all’ingresso del vecchio San Timoteo). Lascito costituito prevalentemente da beni immobili la cui vendita nell’agosto del 1939 aveva fruttato la somma tutt’altro che sufficiente di Lire 461.000.

Lo scoppio della guerra (10 giugno 1940) con le sue drammatiche necessità anche di carattere medico-sanitarie, coglieva Termoli senza un adeguato presidio ospedaliero. I combattimenti che hanno preceduto e seguito lo sbarco dei soldati dell’VIII Armata inglese all’inizio di ottobre del 1943 (oltre mille i morti fra alleati e tedeschi e centinaia di feriti, 18 i morti fra la popolazione civile) non avevano fatto altro che ingigantire il bisogno di una struttura ospedaliera adeguata.

Ed ecco gli Alleati necessitati a trasformare le aule dell’edificio scolastico di Piazza Mussolini (oggi Vittorio Veneto) in luogo di ricovero dei feriti, mentre i morti venivano provvisoriamente seppelliti nello spiazzo di fronte.

A quel punto l’Allied Military Government of Occupied Territories (AMGOT), ossia l’Amministrazione militare alleata dei territori occupati, che si era già insediata, sequestrava il palazzetto sede della DICAT (Difesa Contraerea Territoriale) situato tra corso Fratelli Brigida e Corso Umberto I (oggi caserma della Guardia di Finanza) adattandolo a ospedale.

Ovviamente non solo i militari feriti, ma anche quei cittadini che se ne avessero avuto bisogno potevano accedervi, e lo facevano. Probabilmente all’inizio il personale medico sanitario era soprattutto quello militare, ma non tardò molto a vedere all’opera medici civili. Tra i primi vanno ricordati il dottor Giulio Recchia e il dottor Alfredo D’Andrea. Entrambi, insieme a un giovane prof. Mario Cariello, saranno protagonisti del positivo avvio del nuovo ospedale.

Intanto la gestione dell’“Ospedaletto”, così lo avevano subito chiamato i termolesi, presto veniva affidata dagli inglesi al Comune, e da questo a un suo ente subordinato (Ente Comunale Assistenza). Nel novembre del 1945, una delibera del Commissario Prefettizio Davide Iannaccio, un maestro elementare, già noto fascista, stabiliva di corrispondere retroattivamente dall’1 gennaio 1944 Lire 20.000 annue per l’acquisto del materiale sanitario occorrente, con l’obbligo “di assistere e ricoverare gratuitamente i poveri del Comune”.

La nuova Amministrazione comunale, in carica dal 31 marzo 1946, con delibera n. 35 del 20 marzo 1947 elevava il contributo a £ 60.000 annui. Il Comune all’epoca aveva avuto anche l’occasione di acquistare lo stabile dall’Amministrazione finanziaria dello Stato a un prezzo assai conveniente (£540.000), ma pur avendolo deliberato abbandonava in seguito il proposito. Ecco perché ora è occupato dalla GdF e, prima di essa, per lungo tempo dall’Ufficio Imposte Dirette.

In quegli anni si andavano mobilitando gli sforzi per erigere una nuova e più adeguata struttura che offrisse non solo assistenza medica e chirurgica. Era stata anche individuata un’area che il Comune aveva permutato anni prima in occasione della costruzione del primo palazzo delle case per i ferrovieri. Area scartata subito per la vicinanza alle abitazioni.

Occorre tenere presente che all’inizio degli anni Cinquanta, laddove oggi vi è il vecchio San Timoteo, era tutta campagna. E così la scelta definitiva si appuntava su un’area disabitata a ridosso dell’allora campo comunale di calcio. Avviata la costruzione, mancavano però i soldi per completarla. A intervenire e a rendere così possibile il sogno dei termolesi si attivava anche quella volta il Comune contraendo all’inizio di luglio 1954 un mutuo di 40 milioni presso la Cassa Depositi e Prestiti su “sollecitazione dell’Amministrazione dell’ospedale”.

Quello stesso anno il nuovo ospedale intitolato a San Timoteo iniziava a operare. Nella foto (di Bruno Caserio, che ringraziamo) il momento dell’inaugurazione.