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Caso Ecomont, per il Governatore chi fa informazione è un giornalaio. “Toma ora chieda scusa”

Invece di spiegare la vicenda e chiarire la sua posizione e il suo ruolo, nonché l’impegno di una somma così importante che appartiene al capitolo “fondi pubblici” a una società che oltre ad avere un debito col Comune nel quale intende “investire” è stata legata per tre lustri allo stesso Presidente, Toma se la prende coi giornalisti e li chiama giornalai.

In una intervista a Teleregione il presidente della Regione Molise dichiara, testuale, “I cittadini non sono stupidi, sono molto più intelligenti di quanto immaginano i giornalai”.

L’offesa è esplicita, non avrebbe nemmeno bisogno di essere spiegata. Ma siccome chi fa informazione sa che non è il caso di dare nulla per scontato, la precisazione è necessaria: Toma si riferisce ai giornalisti, colpevoli di aver raccontato il caso della Ecomont e un presunto conflitto di interessi nel finanziamento di 10 milioni di euro (concesso nell’ambito del Cis dal Tavolo politico del quale Toma fa parte e nel quale ha un ruolo di spicco) a una società nella quale per 15 anni lo stesso Toma è stato membro del collegio sindacale. Qui l’articolo di Primonumero.it, che ha portato all’attenzione il caso, come fatto da altri organi di informazione.

Invece di spiegare la vicenda e chiarire la sua posizione e il suo ruolo, nonché l’impegno di una somma così importante che appartiene al capitolo “fondi pubblici” a una società che oltre ad avere un debito col Comune nel quale intende “investire” è stata legata per tre lustri allo stesso Presidente, Toma se la prende coi giornalisti e li chiama giornalai.

Per carità, abbiamo sentito di peggio e da politici più importanti e con maggiore consenso di Toma: da “pennivendoli” a “cani da riporto” fino a “puttane”. Succede sempre più spesso che i politici, in un mondo ad in cui è sempre più difficile tenere sottochiave certe informazioni scomode, si accaniscano contro i giornalisti, che non a caso sono già scesi in piazza varie volte per difendere il valore della libertà di stampa, nel tentativo di contrastare la deriva di un linguaggio fatto di insulti e minacce a chi ogni giorno svolge il proprio dovere, cioè informare i cittadini.

Questo perché anche i giornalisti sono convinti, proprio come Donato Toma, che i cittadini non siano stupidi, a differenza di quello che pensano certi politici che continuano a fare propaganda e annunci svuotati di contenuti illudendosi di poter governare a forza di promesse e, spesso, bugie.

Che l’articolo 21 della Costituzione sia in pericolo oggi è un fatto oggettivo. Assistiamo ovunque – e anche in Molise, a Campobasso come a Termoli – a tentativi di delegittimare i media in maniera sistematica, con l’obiettivo di ridurre al silenzio e alla mortificazione le voci non allineate. E’ sempre più comune, nella classe politica, il ricorso a frasi, pronunciate anche in pubblico, del tipo “I giornali locali scrivono un sacco di cavolate” ogni qualvolta si pubblichino notizie reputate fastidiose oppure semplicemente non adulatorie.

Da qui l’utilizzo, sempre più massiccio, di facebook e di profili più o meno istituzionali con il suggerimento i cittadini di “informarsi sui social, dove scriviamo come stanno le cose”.

Dimenticando – forse volutamente – che i giornalisti sostengono esami, praticano gavette lunghe e faticose prima di potersi iscrivere a un Albo che li controlla, verifica la fondatezza del loro lavoro quotidiano, li sottopone  a procedimenti disciplinari quando sbagliano. Cosa che, fino a prova contraria, non avviene con i politici che spacciano la loro “informazione” su facebook per verità, e che hanno vita facile (almeno fino a quando hanno una claque propensa ai like, ai cuoricini e ai commenti cortigiani) non avendo alcuno a cui rendere conto delle eventuali balle che rilanciano, se non la loro coscienza che, immaginiamo, può essere molto più flessibile di un collegio di disciplina.

Spiace sentirsi chiamare giornalai, ma soprattutto spiace registrare la debolezza di un Presidente di regione che utilizza un linguaggio simile per accusare quella stessa categoria di professionisti grazie alla quale il popolo molisano può conoscere l’azione amministrativa e politica.

Toma d’altronde sa perfettamente che noi saremmo pessimi giornalisti (e quindi giornalai) se certe cose non le scrivessimo o non le raccontassimo, e non certo il contrario.

Per tornare a Ecomont, la società alla quale il Governatore è stato legato grazie a una consulenza di 15 anni: il finanziamento da 10 milioni potrebbe essere revocato e in queste ore si stanno facendo le verifiche sui requisiti, come ha annunciato oggi Capozza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Non sappiamo come andrà a finire, ma registriamo che se nessun giornalista avesse portato all’attenzione pubblica la vicenda, il finanziamento da 10 milioni di euro non sarebbe stato investito da dubbi di sorta dopo il nulla osta concesso dal tavolo politico del quale Toma fa parte.

Dubitiamo fortemente infatti che le stesse informazioni sulla società e i rapporti col Presidente i lettori le avrebbero trovate su facebook, con buona pace della tanto sbandiera libertà social.

Intanto le parole del Presidente hanno suscitato l’inevitabile reazione dell’Ordine dei giornalisti:  “L’umiliazione professionale non è accettabile. Speriamo che il governatore della Regione Molise, Donato Toma, chieda scusa ad una intera categoria, quella dei giornalisti, pesantemente offesa dinanzi ai microfoni di una televisione locale. Un atto inqualificabile per la massima istituzione regionale. Un atto che, a memoria d’uomo, non ha precedenti dall’istituzione della Regione Molise.

Con tutto il rispetto per i giornalai che sono la nostra “vetrina” (e pure andrebbero, al pari nostro, tutelati, soprattutto in regioni geograficamente “difficili” come il Molise), siamo stanchi di essere, ogni qual volta “c’è una notizia”, additati dal politico di turno con gli epiteti più disparati. I giornalisti del Molise non meritano un trattamento del genere. Rispetto ai colleghi delle altre regioni, e questo sì che i cittadini lo sanno, devono fare i salti mortali per assicurare comunque un prodotto di qualità. Sempre. I giornalisti del Molise mai come in questo periodo storico, anche per scelte della politica, stanno attraversando un momento drammatico. A preoccupare, in particolare, è la crescente precarizzazione lavorativa; molti colleghi ormai per periodi sempre più lunghi (anche vent’anni!) vengono costretti ai margini del sistema produttivo e professionale, con pesanti ricadute economiche, sociali, psicologiche ed esistenziali. Il giornalista, in Molise più che da altre parti, grazie alla presenza (tranne rare eccezioni) di opportunità prive di prospettive a lungo termine, è a tutti gli effetti un cittadino di serie B, che non può costruire il proprio futuro, e nemmeno contribuire allo sviluppo del Paese, e ciò in netto contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione. Tutto ciò a fronte di un lavoro offerto sempre con la massima professionalità.

Per questo ci auguriamo che il presidente Toma chieda scusa e, poiché è un commercialista di lungo corso, ci faccia sapere, numeri alla mano, quanti giornalisti lavorano (per la coalizione alla quale fa capo) in possesso di un contratto di categoria che tuteli la dignità umana e professionale, oltre a quella lavorativa”.