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Voglio nascere a Termoli: la manifestazione delle madri contro la chiusura del punto nascite

Si chiama ‘Voglio nascere a Termoli’ ed è la manifestazione che un nutrito gruppo di madri e donne termolesi e non, sta organizzando per contrastare la chiusura del punto nascite dell’ospedale San Timoteo di Termoli. L’informazione relativa alla morte di uno dei reparti più importanti del Basso Molise, è stata ufficializzata solo nella tarda serata di oggi, mercoledì 26 giugno, quando i Commissari Angelo Giustini e Ida Grossi hanno firmato l’atto che, di fatto, revoca il diritto fondamentale, quello alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, ad avere una struttura sanitaria dove poter far nascere i propri figli.

La notizia ha fatto il giro dei social, con rimpalli su whatsapp e su instagram, creando un vortice di rabbia, disperazione ed incredulità in città. Dopo un primo momento di critiche, con accuse alla politica ed ai vertici sanitari, alcune madri hanno lanciato l’idea di organizzare qualcosa per ribadire il loro secco ‘No’ alla chiusura del reparto.

Un’iniziativa sposata immediatamente da altre donne che hanno stabilito di incontrarsi lunedì 1 luglio alle ore 10 davanti all’Ospedale San Timoteo, per far sentire la loro voce e difendere i loro figli. Cartelloni, striscioni e bambini in braccio, le madri sono decise a combattere per l’ultimo baluardo di speranza rimasto. “Un invito esteso a tutte, più siamo e meglio è”, scrivono sul gruppo.

“E ora dove farò nascere mio figlio?”. È questa la domanda più diffusa tra le madri che, dopo aver iniziato il loro percorso preparto all’interno della struttura termolese, saranno costrette a migrare verso Campobasso, Vasto o Foggia per mettere alla luce le nuove vite. Una situazione quasi surreale, soprattutto se pensiamo che Termoli raccoglie un bacino di utenze enorme che comprende anche tutti i paesi limitrofi e che, in estate, accoglie migliaia di turisti che, in caso di necessità, si rivolgono al nosocomio termolese.

E se una donna incinta, in vacanza qui, avesse bisogno di partorire in emergenza? Non potrebbe più farlo e, come lei, tante termolesi che credono ancora nella loro terra e sono rimaste qui, anche quando sarebbe stato più facile andarsene. È il caso di dirlo: il Molise non esiste.