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Un mare di plastica: l’impegno di Unimol e Guardia Costiera. “Invertiamo la rotta ora” foto

Guardia Costiera e Unimol in campo per il fenomeno dell'inquinamento causato dalla plastica in mare. Entrambe hanno aderito al progetto 'PlasticFree' e insieme hanno organizzato un convegno a Termoli

“Un oceano di plastica”. I rifiuti nei mari sono, per il 90%, costituiti da questo materiale che qualcuno definì meraviglioso perché durevole nel tempo e al contempo estremamente dannoso e pericoloso proprio per lo stesso motivo. Guardia Costiera e Università del Molise sono scesi in campo a riguardo organizzando un convegno – tenutosi ieri 14 giugno nell’Aula Adriatico della sede termolese dell’Unimol – che ha inteso prima di tutto gettare luce sul fenomeno, un fenomeno che è allo stesso tempo locale e globale e che riguarda tutti noi.

Presenti all’evento alcune tra le massime cariche militari dei vari corpi (dai Carabinieri all’Esercito, dai Vigili del Fuoco alla Guardia Costiera, appunto) oltre a rappresentanti istituzionali regionali e comunali (è intervenuto anche il neo sindaco Francesco Roberti), mondo associazionistico e studenti. Questi ultimi sono forse i destinatari privilegiati di tali iniziative sebbene siano forse i più consapevoli del problema che ricadrà in particolare su di loro e sulle generazioni a venire.

roberti

Le isole di plastica, anche se non le vediamo, ci sono e si è stimato che nel 2050 la plastica nei mari supererà i pesci. Bisogna invertire la rotta ora, come ha sottolineato – tra gli altri – il Procuratore generale Guido Rispoli, per l’occasione nel ruolo di moderatore del dibattito che ha visto la partecipazione di diversi esperti. A prendere la parola per primo per la Guardia Costiera è stato il Direttore marittimo di Abruzzo, Molise ed Isole Tremiti, il capitano di vascello Donato De Carolis, che ha sciorinato dati allarmanti sul fenomeno: “Ci stiamo autodistruggendo”. In linea con la missione di tutela del mare, la Guardia Costiera ha da tempo aderito al progetto ‘PlasticFree’ e sta veicolando il messaggio all’interno degli istituti scolastici per sensibilizzare la popolazione giovanile. “Ma questa chiamata alle arme è partita proprio da loro, dai giovani”. Le Istituzioni invece?

L’Unimol – come spiegatoci dal neo Rettore Luca Brunese – ha fatto una scelta di campo. Una ‘buona pratica’ che da settembre sarà operativa nelle sue strutture e che riguarda appunto il bando della plastica. “Con questo progetto l’Università fa la sua parte e si fa esempio”, ha ribadito la direttrice del Comitato Unico di Garanzia di Unimol, Loredana Tullio.

Sono stati gli operatori della legge a sottolineare invece gli strumenti giuridici (preventivi e repressivi) con cui il Legislatore cerca di arginare il fenomeno. Il Procuratore generale presso la Corte di Appello di Campobasso Rispoli prima e il GIP presso il Tribunale di Larino Federico  Scioli poi hanno analizzato la questione offrendo una panoramica sullo stato dell’arte in materia. “L’approccio del Legislatore si è fatto più risoluto dal 2015 introducendo nuovi reati nel codice penale”. Il Testo unico ambientale risale invece al 2006 ma quello che emerge è una scarsa incisività degli strumenti a disposizione. Intanto la normativa in questione è triplice (diritto interno, comunitario e internazionale) ed è soprattutto la cooperazione tra Stati in materia legislativa quella che meglio potrebbe fronteggiare il fenomeno. Ma sappiamo quanto questa sia complessa perché gli interessi non sempre convergono su quella che dovrebbe essere invece una battaglia comune che necessita di interventi sovranazionali.

convegno Unimol plastica in mare

A tal riguardo va vista come positiva la direttiva europea che stabilisce la messa al bando della plastica monouso di cui sarà vietata la produzione dal 2021. La Regione Molise, pochi giorni fa, adottando il Piano Spiaggia per Termoli ha vietato l’utilizzo di queste stoviglie in spiaggia, come ha tenuto a ricordare l’Assessore regionale Vincenzo Cotugno. Ma ci si domanda se una previsione del genere possa avere una reale efficacia senza il controllo.

Sicuramente molto può fare il singolo e tanto si caldeggia una coraggiosa rivoluzione culturale così come un cambiamento nello stile di vita di ognuno di noi. Rispoli ha rimarcato come vada recuperata una dimensione civica, di rispetto della res publica, oggi messa in secondo piano dall’esaltazione del bene privato e dal non sentire l’ambiente come un bene di tutti. L’ambiente è invece – come ha affermato Reale nel suo intervento – “un bene giuridico primario e di rilievo costituzionale” e la sua tutela è presupposto imprescindibile per la tutela di altri beni e diritti, come quello alla salute. L’inquinamento marino è per l’80% di origine antropica e le sue conseguenze non sono aleatorie ma ci riguardano in prima persona. Come in una legge del contrappasso, il mare oltraggiato dall’uomo restituisce all’uomo il frutto del suo inquinamento. Assorbita dai pesci, la microplastica torna sulle nostre tavole e a nostra volta la ingeriamo, con ripercussioni notevoli sulla nostra salute.

Una grossa mano dovrebbe arrivare anche dalla legge, sia a livello preventivo che repressivo. Ma incespica, le sanzioni sono blande e gli strumenti di controllo inadeguati. Il Giudice Scioli, citando il Testo unico ambientale, ha parlato di mere norme programmatiche, benchè condivisibili e che si pongono obiettivi ambiziosi. Le parole chiave riuso, riciclaggio e recupero andrebbero maggiormente perseguite nelle azioni perché solo così si darebbe concretezza a quell’economia circolare di cui tanto oggi si parla.

Resta l’importanza di iniziative come il convegno odierno che testimoniano la sensibilità e l’impegno di tutti, istituzioni e singoli, per combattere questa battaglia.