Turni non garantiti: a luglio potrebbe chiudere il Punto Nascita del S. Timoteo. La Asrem: “La situazione è gravissima”

Sul reparto di Ostetricia-Ginecologia di Termoli grava il decreto Balduzzi, col diktat di chiudere laddove non si arriva a 500 parti. A questo si aggiunge la carenza gravissima di personale: solo 3 i ginecologi in servizio, e i turni specialmente in estate diventano impossibili per garantire la continuità dell’assistenza. “L’approvazione del decreto Calabria – chiarisce il Direttore Generale Sosto – non cambia granché le cose, visto che noi i concorsi fino a maggio li abbiamo fatti ma sono andati deserti. Le stiamo tentando tutte, ma il rischio esiste”. Secondo il Comitato san Timoteo esiste già una data per lo stop ai parti a Termoli: il 7 luglio.

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Era nell’aria, e da diversi mesi le voci circa la chiusura del reparto di ostetricia con relativo punto nascite al San Timoteo di Termoli si rincorrevano con sempre maggiore insistenza. Adesso la situazione diventa ancora più drammatica, perché l’estate e la necessità di garantire turni a norma di legge e almeno qualche giorno di ferie ai pochissimi specialisti in servizio, impongono di prendere una decisione. In questo modo non si può andare avanti.

Dunque è probabile, anche se si sta cercando in ogni modo di scongiurare l’eventualità, che il reparto chiuda i battenti a luglio. Probabilmente una chiusura temporanea, che però è l’anticamera dell’interruzione di un servizio che per decenni ha accompagnato le partorienti e in generale le donne residenti in Basso Molise. “Stiamo facendo l’impossibile, ma soluzioni concrete non ce ne sono” commenta a Primonumero.it il direttore generale della Asrem Gennaro Sosto, anche oggi impegnato nelle ennesime riunioni con l’obiettivo di valutare se la chiusura del reparto – che vale anche per Pediatria dal momento che la situazione lì è identica – si possa evitare in extremis ricorrendo a qualche esterno.

Né risolve il problema l’approvazione del Decreto Calabria che proprio oggi è passato in Senato, e grazie al quale viene superato il blocco del turnover ovvero la impossibilità per deficit (il Molise è sotto Piano di Rientro) di fare concorsi. La Asrem molisana potrà assumere personale medico, tra medici e infermieri ma, riflette Sosto, “non cambia granché le cose visto che il blocco è sopraggiunto a maggio e noi abbiamo già fatto due concorsi per reperire personale che sono andati deserti. Non credo che un terzo concorso possa avere un esito differente, senza considerare che per portare a termine un concorso sono necessari, per la burocrazia e i tempi tecnici, almeno tre o quattro mesi”.

Anche la soluzione tampone adottata per il reparto di Ortopedia non si rivela efficace per quanto riguarda Ginecologia e tantomeno Pediatria. Di ortopedici infatti ce ne sono in numero sufficiente,  mentre per quanto riguarda i pediatri, per esempio, sono tre anche al Cardarelli di Campobasso. Per non parlare delle Asl delle regioni limitrofe. Basti pensare che Foggia, dove c’è un ospedale universitario, ne ha soltanto 5. Impensabile pertanto le trasferte a Termoli come medici esterni. E allora che si fa?

“Stiamo facendo una serie di valutazioni – aggiunge Sosto –  a tamburo battente: l’obiettivo è quello di evitare la chiusura,  ma a tutt’oggi non è possibile dire se questo obiettivo sarà raggiunto. Confidiamo anche nel periodo perché tra agosto e ottobre terminano le scuole di specializzazione. Potremmo essere fortunati riuscendo a ottenere qualche giovane medico per il Molise”.

Il San Timoteo di Termoli, come ormai è noto, registra una media annuale di circa 350 parti. Un numero molto al di sotto del tetto minimo di 500 parti richiesto dalla legge. Le deroghe finora concesse sono scadute. Il Comitato San Timoteo prende atto della notizia con amarezza. La definisce una “sciagura, a danno non solo di Termoli ma dell’intero basso Molise”.  Invoca una reazione dei cittadini del territorio nel chiedere le ragioni e il conto ai responsabili, di ogni ordine e grado, che hanno portato ad uno stato di estrema emergenza, se non disastroso, l’ospedale San Timoteo, unico presidio a servizio di una popolazione di oltre 105 mila residenti e che nella stagione estiva supera i 200 mila”.

Tutto questo arriva a pochi giorni dalla fine di campagne elettorali caratterizzate da promesse di salvare e investire nell’ospedale San timoteo. La politica, ancora una volta, si è rivelata completamente inaffidabile. Nè, alla luce dei fatti oggettivi e dei rischi concreti, può avere il tenore di una garanzia la dichiarazione dell’ onorevole Antonio Federico del MoVimento 5 Stelle che esulta per l’approvazione del Decreto Calabria. “Oggi diciamo sì a una sanità meritocratica, lontana da spartizioni politiche, a un servizio nazionale di professionisti, e diciamo basta al blocco del turnover per le regioni in piano di rientro come il Molise”. Sarà, ma intanto i reparti chiudono.

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