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Spionaggio durante la campagna elettorale: foto e video “proibiti” diffusi in rete e su Whatsapp

Assume i contorni di una 'spy story' la fine della campagna elettorale di Campobasso: in queste ore sta alimentando il chiacchiericcio politico una foto che ritrae due esponenti politiche riprese all'interno di un locale pubblico e che sarebbe la prova di un accordo sottobanco. Ma quel frame poteva diventare pubblico? E chi lo ha inviato sui telefonini di candidati e giornalisti?

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Non bastavano le accuse reciproche, il discredito dell’avversario. Toni sempre più esasperati, perfino colpi bassi. E’ stato superato pure il limite della ‘macchina del fango’, degli attacchi a parenti e amici dei candidati che si giocheranno domenica 9 giugno al ballottaggio la sfida finale per la conquista del Comune di Campobasso.

A meno di 24 ore dai comizi finali, la campagna elettorale si è trasformata in una sorta di guerra di spionaggio, una “spy story” direbbero gli inglesi. Ma in questo caso gli 007 campobassani sono degli insospettabili, autori di foto e video che stanno circolando via Whatsapp sugli smartphone non solo di candidati ed esponenti politici, ma anche di chi la politica la racconta, ossia i giornalisti.

Uno degli scatti ‘proibiti’ è stato diffuso proprio questa mattina (6 giugno) e ritrae due consigliere comunali di schieramenti politici opposti entrare in un locale pubblico. Più che una foto è un’immagine registrata dalla videocamera interna evidentemente installata all’interno dell’attività commerciale. Un frame che sarebbe dovuto restare riservato, ma non si sa per quale ‘mistero’ è diventato talmente pubblico da finire sui telefonini di altri candidati, di alcuni giornalisti, alimentando a dismisura il chiacchiericcio politico. Per qualcuno – vista la presenza di due candidate di schieramenti diversi – sarebbe la prova di un accordo sottobanco, di un inciucio politico tra due partiti per la conquista di palazzo San Giorgio e la spartizione delle poltrone.

Il punto è però un altro: chi ha diffuso quell’immagine? E perchè? Poteva farlo?

La complessa normativa in materia fissa obblighi precisi a cui si devono attenere i commercianti che hanno intenzione di installare telecamere interne al proprio negozio per aumentare la sicurezza dei dipendenti ed evitare i furti. Innanzitutto bisogna chiedere l’autorizzazione all’Ispettorato del Lavoro che poi esegue anche i controlli sul corretto utilizzo degli impianti: non si possono ‘puntare’ sui dipendenti, ma eventualmente solo sull’ingresso del negozio o sulla cassa (per incastrare eventuali ladri).

Altro obbligo: le immagini possono essere conservate entro un certo limite di tempo, tra le 24 e le 48 ore nella maggior parte dei casi. Tuttavia, ci sono impianti e dunque le relative autorizzazioni che possono valere per una settimana. Poi vengono ‘distrutte’, cancellate dallo stesso software. E’ possibile che la foto che ritrae le due consigliere sia stata conservata e successivamente divulgata?

Inoltre, l’esercente deve rispettare le linee guida del Garante della privacy, altrimenti rischia di violare le leggi in materia di privacy e di trattamento dei dati personali. E dunque può scattare una denuncia. Tuttavia, si può essere deferiti all’autorità giudiziaria e dover rispondere del reato di diffamazione. E questo – va da sè – è anche il motivo per cui non pubblichiamo quell’immagine, che più che inchiodare le consigliere a qualche “inciucio” non meglio precisato inchioda il locale e i “committenti” a (per ora solo presunte) violazioni della privacy e del sacrosanto diritto a bersi un caffè senza timore di essere spiati, filmati e spediti via whatsapp a centinaia di contatti. 

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