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Pediatria, il dramma dei medici che non si trovano. Una mamma: “Si lavora in condizioni disumane, io l’ho visto”

Il racconto di una madre che per 6 giorni ha assistito H24 il proprio figlio ricoverato nel reparto dei bambini del Cardarelli, dove i medici non ci sono esattamente come a Termoli e Isernia. "Ho potuto constatare l'enorme carico di lavoro affidato agli unici due medici presenti in questo periodo in reparto che, su tre turni, nonostante la loro spiccata capacità e professionalità, lavorano in condizioni estreme, anche per garantire le ferie al terzo medico che, a sua volta, farà lo stesso. Al reparto pediatria arriva di tutto, dal raffreddore al ricovero in emergenza. Fino a quando potranno resistere? Come è possibile?"

Pediatria a Campobasso esattamente come Termoli. Soltanto tre i medici in servizio, che lavorano on ritmi forsennati e dovendo fronteggiare turni no-stop, senza riposi né ferie. Pubblichiamo la lettera di una madre che fa una serie di interessanti riflessioni dopo aver vissuto una esperienza diretta nel reparto.

“Desidero esprimere alcune considerazioni e, soprattutto, la mia sincera gratitudine a tutto il personale medico e paramedico del reparto di pediatria del Cardarelli di Campobasso.

Nel nostro Molise ci sono professionalità che il “sistema sanità” non valorizza adeguatamente e che si vedono compresse in una organizzazione disumana.  Da mamma, che per 6 giorni ha assistito H24 il proprio figlio ricoverato nel citato reparto, ho potuto constatare l’enorme carico di lavoro affidato agli unici due medici presenti in questo periodo in reparto che, su tre turni, nonostante la loro spiccata capacità e professionalità, lavorano in condizioni estreme, anche per garantire le ferie al terzo medico che, a sua volta, farà lo stesso. Al reparto pediatria arriva di tutto, dal raffreddore al ricovero in emergenza.

Purtroppo non esiste alcun filtro e, tutto ciò che potrebbe essere trattato dalle guardie mediche, dal pronto soccorso o dai pediatri di base, viene sversato su di loro, a qualunque ora. E così, queste due dottoresse le vedi scappare nei corridoio, destreggiandosi tra piccoli ricoverati e visite ambulatoriali, non solo durante il proprio turno ma, se necessario, anche in quello successivo o in quello notturno che, ad ognuna di loro, capita ogni 48 ore.

Trovo ingiusto e a tratti disumano che tali  professionalità debbano far fronte ad un carico di lavoro tanto stressante, e non comprendo come ci si possa permettere un tale azzardo organizzativo.

Le dottoresse Ascione e Campana, anche se prestano servizio di giorno, a turno hanno la reperibilità notturna e spesso scappano in piena notte anche per banalità che il Pronto Soccorso non tratta perché si tratta di bambini. Mi riferisco anche a semplici distorsioni o fratture che, tra l’altro, sarebbero di competenza di altro reparto. Così, non è escluso che trascorrano anche tutta la notte in ospedale per poi continuare il giorno dopo un turno giornaliero.

Allora mi sono chiesta: sebbene le due dottoresse siano giovani, forti e altamente professionali, quanto potranno ancora resistere a tutto ciò? Mi chiedo se i manager dell’organizzazione sanitaria conoscano il rischio di “burnout” a cui potrebbero andare incontro le due dottoresse ed il conseguenziale rischio non solo per loro, ma anche per l’utenza.

Non posso credere che non ci siano rimedi, e non posso credere che il reparto di pediatria, come quello di neonatologia, eccellenze da sempre del nostro ospedale, possano rischiare così tanto. Mi auguro che a tutto ciò venga posto un correttivo e che i due angeli in camice possano prendere a dedicarsi al lavoro in condizioni umane.

 Grazie ancora, perché nonostante tutto, non ho mai sentito una parola sgarbata o fuori posto, un tono alterato o un crollo psicologico. Il loro approccio con i piccoli pazienti è sempre molto cordiale e professionale ed hanno sempre una parola di conforto per i genitori. Grazie perché, nonostante tutto, riuscite a dedicarvi a pieno ai nostri figli e nei confronti di tutti i vostri piccoli pazienti avete sempre un sorriso, un’attenzione specifica che altri, al vostro posto, non avrebbero garantito.

A loro gratitudine e riconoscenza per l’impegno che ogni giorno dedicano ai piccoli pazienti del presidio”.