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Pediatria, dove la resistenza è una missione. I medici rinunciano alle ferie per salvare il reparto dei bambini

Al san Timoteo sono rimasti in 3, e malgrado i turni massacranti non perdono il sorriso: "Vogliamo salvaguardare questo reparto, faremo il possibile". Da pochi giorni il pediatra aggiunto è andato via. "Incompatibile" secondo il ministero. Niente ferie, niente riposi, la vita professionale assorbe il giorno e la notte. Così si lavora a Pediatria, che tra concorsi deserti e tempi infiniti di assunzioni va avanti grazie alla buona volontà.

Voci limpide e risate cristalline risuonano nel corridoio colorato di Pediatria. Prima di varcare la soglia, la ludoteca mostra attraverso la trasparenza della gabbia di vetro il mondo di giocattoli e favole lette ad alta voce dalle ragazze dei progetti di volontariato, che si alternano per fare compagnia ai piccoli ospiti del reparto al secondo piano del San Timoteo. Ma qua volontari, in qualche maniera, lo sono tutti. Anche le infermiere. Anche i medici, perfino loro.

Il tempo trascorso in corsia, seguendo i pazienti tra 0 e 13 anni di età che occupano le 5 stanze disponibili e tra le consulenze pediatriche per i bambini che arrivano in Pronto Soccorso (sono almeno 10 ogni giorno, e in estate il numero aumenta a dismisura) vanno ben oltre le clausole contrattuali. I riposi tra un turno e l’altro? “Solo quando si può”. Le ferie estive? “Non credo sarà possibile, siamo soltanto in tre” replica un giovane medico senza smettere di sorridere. Ma non vi pesa lavorare così tanto, come fate a reggere? La risposta è un altro sorriso, senza ombra di sarcasmo. E poi via, in fretta, richiamato dal singhiozzo incerto di un piccolo paziente che ha bisogno di un camice bianco.

Pediatria San timoteo

Fino a pochissimi giorni fa ai tre medici in servizio si aggiungeva un pediatra esterno. Una manna dal cielo per consentire i turni e andare incontro alle esigenze del reparto, che fra l’altro è l’unico in Molise a poter contare esclusivamente su medici specializzati in pediatria. Poi è arrivata la “mazzata”: questioni di incompatibilità sollevate dal Ministero alla Salute ne impediscono il proseguimento. Così, da un giorno all’altro, niente pediatra aggiuntivo. E addio anche alla possibilità di andare in ferie.

Incombe l’estate, arrivano i turisti: tra luglio e agosto Pediatria triplica le richieste, aumenta i ricoveri, quadruplica le consulenze ai piccoli che passano per il Pronto Soccorso, altro reparto stritolato dalla carenza di medici e infermieri. Senza dimenticare che sotto l’ala di Pediatria è compreso anche il nido, agganciato al Punto nascite del San Timoteo. Altra unità operativa in agonia, dove il numero dei parti si ferma annualmente tra i 300 e i 350, molto al di sotto della soglia minima dei 500 necessaria a ottenere – per legge – la sopravvivenza.

Il lavoro è tanto, i turni sono impegnativi. Se non fosse per lo spirito di adattamento di questi tre dottori in servizio, uno dei quali è la dottoressa Santina Gaggiano, responsabile dell’U.O., che non perdono l’entusiasmo “per una professione bellissima”, Pediatria probabilmente non ci sarebbe già più. Soccomberebbe sotto il peso schiacciante della frustrazione, del disagio a stare sempre in ospedale tra turni ordinari, turni aggiuntivi, reperibilità, a fare mattina, pomeriggio e notte a ritmi forsennati, rinunciando ai festivi e ai riposi (tranne quelli obbligatori per legge).

Pediatria San timoteo

“Non più rinviabile il rinforzo di personale medico per pediatria e neonatologia, anche ricorrendo a esterni che costano molto di più dei contrattualizzati” invoca Giancarlo Totaro, sindacalista, precisando che “per un reparto così nevralgico sicuramente si devono accettare al momento anche gravi compromessi economici e rinnovare i contratti in essere anche se molto onerosi, nei limiti previsti dalla legge”: E questo perché “Se non si trova una soluzione fattibile si potrebbero avere gravi ripercussioni sia per la Pediatria che per il punto nascita, già deficitario in termini di standard previsti dalla legge Balduzzi con il serio rischio di chiusura”.

Forse a ispirare la buona volontà che muove il personale nel reparto più colorato del San Timoteo sono quelle frasi trascritte a pennarello tra i disegni di Cenerentola, del Principe Azzurro e della Bella Addormentata a grandezza naturale. “Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se quella goccia non ci fosse all’oceano mancherebbe” hanno scritto le infermiere ispirandosi a Madre Teresa. “Noi abbiamo tutta l’intenzione di far sopravvivere il reparto e anzi, di potenziarlo con un ambulatorio specialistico di neurologia infantile” spiega Santina Gaggiano, che non accusa nessuno, non colpevolizza nessuno. E che, al contrario, sostiene che l’Azienda sanitaria “recepisce le nostre richieste, si sta impegnando per garantire più personale e vogliamo essere fiduciosi, anche se non è sempre facile”.

Pediatria San timoteo

Come si fa, d’altronde, a essere fiduciosi davanti alla solita risposta che si rinnova con puntualità svizzera e ormai è una solfa addirittura noiosa? “Concorsi deserti, nessuno vuole venire a lavorare in Molise”: per la Asrem, che dopo anni di blocco delle assunzioni (causati dal deficit della sanità molisana) ha emanato i primi avvisi pubblici per reperire personale, è un ritornello.

Il più giovane dei medici di pediatria del San Timoteo è termolese. “Sono ben felice di poter lavorare qui, anche se chiaramente mi piacerebbe ampliare i servizi di questo reparto”. E’ perfettamente consapevole che, se volesse, potrebbe trovare lavoro ovunque. “Tutti cercano pediatri, nella sola Lombardia ne mancano 600” chiarisce la responsabile Gaggiano. Che aggiunge: “Questo è un discorso lungo e complesso, che avrebbe bisogno di una riforma drastica all’origine. Le borse di studio per la specializzazione in pediatria sono pochissime”. Tutti cercano pediatri, malgrado il calo delle nascite i bambini rappresentano il 10 per cento della popolazione. Ma i pediatri non ci sono. A Termoli, una città turistica scelta da molte famiglie che arrivano da fuori anche perché c’è un reparto di Pediatria, ce ne sono solo tre quando dovrebbero essere almeno 7. Tre, che devono rinunciare alle ferie di luglio e agosto nell’attesa che qualcosa si muova, che avvenga il miracolo dello sblocco del turn over, che si possa fare un concorso e che il concorsa possa non andare deserto. “Ma i tempi saranno lunghi, non se ne parla adesso” dicono loro. E lo dicono senza polemica, senza perdere quel sorriso col quale si relazionano costantemente coi i bambini malati.

Sulla porta, prima di uscire con un inevitabile moto di riconoscenza, una frase scritta con lettere di cartone colorato rivela, forse, il segreto di questo posto: “Nelle fiabe non si insegna che esistono draghi, si insegna che i draghi si possono sconfiggere”.