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Murales ‘Corpus Homini’, l’autore: “Ho raffigurato Cristo, ormai è strumentalizzato da certi personaggi”

L’opera realizzata da Luis Gomez de Teran ha già fatto registrare una pioggia di apprezzamenti: “È una riappropriazione necessaria dei valori laici e umani della figura di Cristo - spiega l’artista - che di recente troppo spesso è strumentalizzata da personaggi che predicano l’esatto contrario del suo pensiero”.

Chi si è trovato a passare tra Fontanavecchia e contrada Macchie, negli ultimi giorni, è rimasto letteralmente folgorato. Perché la bellezza molto spesso coincide con il richiamo di una fascinazione universalmente riconosciuta, in grado di toccare segretamente le corde più profonde della sensibilità individuale.

“Corpus homini” è il nuovo murale firmato dall’artista Luis Gomez de Teran nel capoluogo: un’opera – realizzata nell’ambito del progetto “ImbrARTiamo” — che sembra affondare le proprie radici nel substrato della tradizione e della cultura popolare campobassane, come pure nell’atmosfera sacrale dei racconti biblici.

Le mani trafitte dai chiodi, elementi ricorrenti nella narrazione scritturistica della passione e della crocifissione del Cristo, si affacciano infatti sulla scena quasi ad evocare l’insondabile profondità di emotività affini alla dialettica tra amore e sofferenza, tra pathos e rinascita.

murales Fontanavecchia Campobasso

Una “tela”, quella del “Corpus homini” che abbiamo provato ad approfondire proprio con il suo autore: “Sono nato a Caracas e cresciuto a Roma – racconta Luis Gomez de Teran a Primonumero – Creo immagini praticamente da quando ho memoria: ho iniziato da bambino scrivendo sui muri e poco alla volta sono approdato a un linguaggio pittorico principalmente figurativo”.

Qual è il significato dell’opera realizzata a Campobasso?

“Cerco di evitare di dare spiegazioni dei miei lavori, per evitare di influenzare la libera interpretazione dello spettatore. Spero che il significato si sviluppi negli occhi e nella mente di chi guarda l’opera, più che nell’opera stessa. Se c’è una cosa che però mi sento di dire è che ‘Corpus Homini’ è una riappropriazione necessaria dei valori laici e umani della figura di Cristo, che di recente troppo spesso è strumentalizzata da personaggi che predicano l’esatto contrario del suo pensiero, di cui comincio a sentire un nuovo bisogno”.

La storia, le tradizioni, alcuni aspetti della spiritualità popolare sono elementi fortemente radicati nella dimensione territoriale e nell’immaginario collettivo, qui in Molise come altrove. Cosa e quanto ti porti dietro dei posti che ti capita di visitare da artista?

“Sicuramente della tradizione spirituale molisana non potrei mai dimenticare l’intensa teatralità e l’emotività della festa dei Misteri, a cui ho assistito a dicembre. Mi capita spesso di tentare di descriverla – spiega l’artista – e i miei interlocutori non riescono neanche ad avvicinarcisi con l’immaginazione, fin quando non gli mostro delle foto o dei video, e anche allora non è lontanamente paragonabile con l’esperienza di persona”.

Oltre alla preziosa riqualificazione degli spazi urbani, cosa può dare la street art al contesto cittadino?

“Preferisco parlare di rivitalizzazione delle zone, la riqualificazione passa attraverso opere ben più concrete. Sicuramente l’arte pubblica può in qualche modo risvegliare la voglia di discutere in strada, che sembra si stia affievolendo, e a volte può rendere agli abitanti un po’ di senso d’appartenenza al proprio contesto urbano; cosa che magari può trasformarsi a sua volta in altri piccoli gesti di cura. Magari è solo un’illusione, ma vale comunque la pena coltivarla”.