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Malumori e tensioni in maggioranza. Mazzuto più debole, Iorio più forte. Regione verso la crisi?

Un'altra giornata da dimenticare per l'assise di via IV Novembre. A parte la mozione su asili nido e classi primavera, i lavori arrancano: si litiga sulle nomine alla Molise Dati, mentre anche il consigliere di maggioranza Cefaratti non nasconde perplessità sull'operato della giunta. Per Micaela Fanelli "manca la programmazione e la condivisione delle proposte di legge". Dulcis in fundo, l'ennesima mozione di sfiducia contro Mazzuto: non passa solo per mancanza del numero legale. M5S: "Centrodestra a brandelli", ma ora anche per i Popolari "l'operato dell'assessore è indifendibile".

La luna di miele è finita da un pezzo, ma ora sembra di vedere uno di quei matrimoni in cui non si divorzia per pigrizia o per interesse economico. Intanto si continua a litigare.

Come si litiga – e pure parecchio – in Consiglio regionale del Molise che sembra quasi una nave alla deriva. Assente oggi (25 giugno) pure il suo timoniere, ossia il governatore Donato Toma, che era volato per l’ennesima volta a Bruxelles per impegni istituzionali.

Clima subito caldo in Aula: Pd e Movimento 5 Stelle hanno accusato il capo della Giunta regionale di non aver dato la possibilità alle minoranza di poter esprimere un proprio rappresentante all’interno del consiglio di amministrazione della società partecipata Molise Dati.

Un “atto illegittimo” per il Movimento 5 Stelle:a loro dire è stata violata una legge regionale (la numero 3 al 1999, al comma 4 dell’articolo 2), secondo cui “per la designazione dei componenti di spettanza della Regione nel consiglio di amministrazione è assicurata la rappresentanza della minoranza”. Ma “le minoranze – sottolinea Andrea Greco – non sono state né rappresentate né sentite e/o coinvolte in alcun modo nel procedimento di designazione dei membri della società”. Componenti che poi sono stati selezionati senza “alcun criterio meritocratico”.

Chiuso il capitolo Molise Dati, il Consiglio regionale prova a dare concretezza alla seduta: l’assemblea discute e approva la mozione promossa da Gianluca Cefaratti (Orgoglio Molise) ed emendata da Micaela Fanelli (Pd) per attivare le classi primavera e gli asili nido. Senza i finanziamenti regionali alcuni centri importanti rischiano di non poter assicurare i servizi. Ed è su questo argomento che il consigliere di maggioranza Cefaratti non nasconde i propri malumori nei confronti dell’operato del governo regionale. Anche perchè

L’assise arranca. Il nodo cruciale della questione lo sviscera la capogruppo dem Fanelli, parlando espressamente e ancora una volta di totale mancanza di programmazione. L’impressione che si ricava da sedute di Consiglio regionale ormai segnate soltanto da polemiche e richieste di sfiducia è che manchi del tutto un coordinamento, come manca la condivisione di bandi e proposte di legge con le associazioni di categoria e i principali organismi di riferimento del territorio. Da questo punto di vista anche l’assenza del governatore Donato Toma, impegnato a Bruxelles, ha un peso che sembra preludere a un forte momento di stanca e di stallo.

Alla fine di una giornata inconcludente si riparla della mozione di sfiducia contro Mazzuto proposta dalle ex leghiste Aida Romagnuolo e Filomena Calenda e sostenuta da M5S e dal Pd. Una vicenda che si ripropone per la terza volta in Consiglio regionale contro quello la Calenda, che i rumors dicono pronta a passare nel gruppo di Michele Iorio dopo l’addio al movimento ‘Prima il Molise’, definisce “l’assessore al nulla” (ossia Mazzuto), che “non ha risolto i problemi dei lavoratori Ittierre e Gam nè quelli relativi al fondo per l’autosufficienza”.

A sorpresa la discussione della mozione apre un cortocircuito pure all’interno del Pd: Facciolla viene richiamato in via IV Novembre da Micaela Fanelli. E lui, infuriato, in Aula non lesina critiche: “Questa vicenda è surreale, discutiamo una sfiducia in assenza dell’assessore e del presidente che dovrebbe rimuoverlo” e “non fa onore al Pd fare da stampella alla mozione di Romagnuolo e Calenda”, dice il politico di San Martino in Pensilis che poi si accomoda tra i banchi della maggioranza (forse per evitare la collega di partito).

Forse il destino dell’assessore della Lega sta iniziando a logorare pure la maggioranza. “Io sono stato uno dei primi attaccare Mazzuto e, anche se in Aula siamo rimasti in pochi della maggioranza, non voglio far parte del plotone di esecuzione”, scandisce Andrea Di Lucente (Popolari). “L’operato dell’assessore – insiste – è indifendibile ma in questo momento e in questa Aula sono il primo a votare “no” perchè è un problema interno alla nostra maggioranza. E noi dei Popolari saremo i primi a sfiduciare Mazzuto ma solo in un confronto in maggioranza”.

Per Pallante il Consiglio regionale va aggiornato (“questo è un atto di rilevanza politico, non può essere discusso senza il diretto interessato e in mancanza del presidente”).

Il clima è teso e c’è chi abbandona la nave per evitare un argomento scomodo: in Consiglio restano dieci eletti. Nel frattempo Calenda paragona la maggioranza ad “una giungla” e i pentastellati De Chirico e Greco accusano: “La guerra interna alla maggioranza sta paralizzando i lavori dell’Aula e dell’esecutivo”.

Alla fine la mozione di sfiducia, pur prendendo dieci voti favorevoli, non passa per mancanza del numero legale: al momento del voto sono assenti Cefaratti, D’Egidi, Di Lucente, Iorio, Matteo, Micone, Pallante, Nico Romagnuolo, Scarabeo, Tedeschi e Toma. Bufera per ora passata, ma la nave potrebbe non superare le acque agitate che si preannunciano nei prossimi mesi.