I reparti “resistono” ma sono in agonia, e i medici dell’Esercito non arrivano. “Il commissario ha fallito”

I Nas continuano il presidio degli ospedali dopo il grido d’allarme del commissario straordinario Angelo Giustini, che ha annunciato la chiusura di reparti a Termoli e Isernia per mercoledì 5 giugno. In realtà nessuna chiusura, ma la situazione è sull’orlo del baratro, specialmente per Ortopedia a Isernia e per il punto nascite a Termoli. Scaricabarile nella politica, silenzio impenetrabile dal Commissario, mentre dalla Asrem dicono: “Medici dell’Esercito? Noi non ne sappiamo niente”.

L’emergenza si aggrava, i reparti ospedalieri –  soprattutto di Termoli e Isernia – sono in agonia, non si sa fino a quando potranno resistere. Per ora resistono, malgrado l’assenza di medici che sta rendendo miracoloso il prosieguo dell’assistenza sanitaria.

I carabinieri del Nas sono tornati anche ieri (mercoledì) a verificare le corsie, portando avanti le ispezioni avviate dopo il grido d’allarme lanciato, domenica scorsa, dal Commissario straordinario Angelo Giustini. È stato lui ad annunciare la possibile chiusura di diversi reparti per mercoledì 5 giugno, unitamente alla richiesta di medici dell’Esercito Italiano per supplire a una carenza di organico che ormai non si riesce più a fronteggiare.

I reparti, anche quelli più vulnerabili, mercoledì non hanno chiuso e non è prevista alcuna chiusura nelle prossime ore. Ma il rischio è concreto, specialmente per il punto nascita dell’ospedale San Timoteo di Termoli e per Ortopedia del Veneziale di Isernia. Nell’omonima Unità Operativa termolese infatti una soluzione è stata trovata, la cui efficacia però deve essere ancora testata. La Asrem ha infatti stipulato una convenzione con la ASL di Andria e una decina di medici sono impegnati in turnazioni quotidiane dalla Puglia al reparto di ortopedia di Contrada Mucchietti.

Le situazioni restano gravi, anzi gravissime. Nel Pronto soccorso del San Timoteo c’è un disperato bisogno di rinforzi soprattutto in vista della stagione estiva che triplicherà la popolazione e anche la mole di richieste dei pazienti. Ma per il momento non è stata aggiunta nessuna unità alla pianta organica di medici e infermieri, già massacrata.

E per quanto riguarda l’annunciato invio di medici militari, rilanciato da tutti i giornali e tv  nazionali, resta un proposito, un proclama al quale non sono seguiti i fatti. È il direttore generale Gennaro Sosto, nelle stesse ore in cui il commissario straordinario è irraggiungibile perché, sostengono dal suo ufficio stampa, “impegnato in una serie di riunioni no stop per fronteggiare il momento critico”, ammette in toto la difficoltà.

“È inutile negarlo, la situazione è molto seria”. Ma nè lui né altri dirigenti dell’azienda sanitaria hanno avuto notizie circa l’invio dei medici dell’esercito. “Non sembra una cosa imminente, non ne sappiamo nulla comunque”.

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La decisione di richiamare in corsia i militari per scongiurare la chiusura di alcuni reparti, annunciata come una panacea, è in realtà nata e finita con le parole del commissario, contro le quali si è anche scatenato il mondo politico. Il coordinatore della Lega Salvini Luigi Mazzuto è liquidatorio. “L’ipotesi prospettata dal commissario ad acta alla sanità risponde solo a logiche autoreferenziali. Non c’è nessun evento catastrofico per fare arrivare in Molise medici militari, come pure è irrituale inserire ausiliari in attesa di pensione”.

Pur essendo Angelo Giustini espressione politica di un governo le cui forze sono rappresentate da Lega e Movimento 5 stelle, l’assessore molisano (principale referente di Matteo Salvini sul territorio) boccia in toto la soluzione prospettata dal commissario e auspica il ricorso a medici civili per assicurare i servizi essenziali.

Medici che tuttavia, anche in quei pochi concorsi banditi, finora non sono stati recuperati. “E se nessuno vuol venire a lavorare in Molise – lascia intendere il direttore generale Gennaro Sosto – anche ammesso che vada in porto il decreto Calabria che sblocca il turnover, come si fa?”

Facile, più che plausibile, un accorpamento tra reparti, anticamera della chiusura. Il sindaco (ancora per poco) di Campobasso Antonio Battista se la prende con il governo gialloverde mettendo in evidenza, dati e problemi alla mano, che “il livello della sanità a un anno dalle elezioni politiche è decisamente peggiorato e il settore fa acqua da tutte le parti, continuando a creare disservizi alla popolazione”.

Il forum per la sanità pubblica parla di colonizzazione clientelare delle strutture pubbliche che sono state progressivamente smantellate e mette sotto accusa sia Iorio che Frattura. Ma le soluzioni, come si direbbe in casi del genere, stanno a zero.

Antonio Tedeschi, consigliere regionale dei Popolari, invita a unire le forze per un risultato comune e chiede ai portavoce del 5 Stelle in Parlamento “lo stesso impegno per la sanità di quello profuso nella battaglia per la nomina dei commissari esterni”, vale a dire Angelo Giustini e Ida Grossi, che si sono trincerati dietro uno strettissimo riserbo. Nulla trapela né da Roma ne dà Campobasso circa le recenti decisioni per evitare il capolinea dell’assistenza sanitaria.

Ad aggiungere spine alla croce è anche l’indagine effettuata da Demoskopica sull’ indice di performance sanitaria, che vede il Molise prima regione sul territorio nazionale per emigrazione sanitaria. 28,1 l’indice di mobilità passiva che racconta un’Italia a due velocità, nella quale oltre 320 mila sono i viaggi della speranza dal sud al nord, in particolare verso Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Partenze di massa verso altri ospedali e altre cliniche che esaspera i bilanci già in rosso per 1,2 miliardi di euro.

Il Molise, che deve restituire 22 milioni di euro, è un sistema tra i più penalizzati in termini di debiti maturati e non bastano la carenza dell’organico e i problemi degli ospedali a giustificare una così massiccia emigrazione sanitaria. È l’indice che i molisani non si fidano più dei loro medici e delle loro strutture. E’ anche per questo che i reparti stanno per chiudere.

Intanto mentre la Asrem chiede di mettere in campo soluzioni strutturali e non temporanee, affidandosi ad appelli che oggi risultano quantomeno tardivi, il presidente della Regione Molise Donato Toma continua a chiedere la rimozione di Angelo Giustini per “conclamato fallimento”.