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Giunta ancora in alto mare. Roberti tra corse alla poltrona, rebus quote rosa e diktat di partito

La composizione dell’esecutivo a Termoli tarda, mentre i problemi della città si fanno impellenti e c’è da organizzare pure il cartellone estivo. Finora il sindaco, eletto 12 giorni fa, ha ascoltato i coordinatori dei partiti di maggioranza, a cominciare dalla Lega di Mazzuto che rivendica due assessorati. Primi malumori, richieste al rilancio e problema della rappresentanza femminile in Giunta: probabili due caselle per Rita Colaci (Lega) e Silvana Ciciola (Fratelli d’Italia)

Quando sarà pronta la Giunta Roberti? Bella domanda, visto che a undici giorni dal successo elettorale, Termoli risulta bloccata dalla mancata assegnazione delle deleghe assessorili. “Troppi galli nel pollaio” bisbiglia qualcuno dalle parti del palazzo di via Sannitica. In sostanza, sono trascorse quasi due settimane durante le quali il sindaco Roberti si sta barcamenando fra consultazioni e pretese al rialzo che tengono la città ferma al palo.

Troppo facile fare il confronto con Campobasso, dove le elezioni si sono tenute lo stesso giorno e la Giunta è già al lavoro da 48 ore. La differenza? Altrettanto semplice. Nel capoluogo il primo cittadino Roberto Gravina ha dovuto confrontarsi con un solo partito, il suo. Per questo ci ha messo poco a comporre la squadra, affidandosi a quattro dei suoi consiglieri eletti nel M5S e un esterno.

A Termoli è tutto differente. Roberti è stato trascinato alla vittoria da 6 liste, frutto di quattro partiti. Quindi adesso molti stanno ‘passando alla cassa‘, mostrando di voler questo o quello per il bottino di voti donato alla causa. In questi giorni si sta assistendo all’ormai nota corsa alla poltrona che, a quanto pare, coinvolge più coloro che arrivano da fuori città, che i termolesi.

Cosa significa? Che ad accampare pretese e presentare richieste sono più i vari coordinatori regionali che gli stessi consiglieri proclamati lo scorso 12 giugno. In particolare sono due i partiti che cercano di dettare le regole del gioco al sindaco, il quale si trova a fare i conti con la difficile arte del compromesso e degli equilibri politici.

Il primo partito a fare la voce grossa è la Lega, il cui simbolo è stato quello più barrato di tutta la coalizione dagli elettori dentro la cabina elettorale. Per questo i posti chiesti sarebbero almeno due, anche se i pretendenti forse di più. Stando ai bene informati, il coordinatore Luigi Mazzuto avrebbe avanzato la proposta di due assessorati, mentre inizialmente si vociferava di un assessore e la presidenza del Consiglio.

Ma è sui nomi che sarebbero nati i primi malumori. Michele Marone, il più votato del Carroccio, difficilmente accetterà di rimanere a bocca asciutta. Annibale Ciarniello, distanziato di appena 9 preferenze, non può certo sedersi in Consiglio come tanti altri. E poi c’è Rita Colaci, che a rigore di logica dovrebbe occupare una delle due caselle alla voce ‘Quote rosa’. Due posti probabili, tre nomi in corsa. Un primo rebus per il sindaco.

Un rebus che ne contiene un altro e riguarda proprio le donne in Giunta. Sembra assodato che una delle due posizioni venga affidata a Silvana Ciciola, in rappresentanza di Fratelli d’Italia. Ma l’altra? Se si scegliesse la Colaci, uno fra Marone e Ciarniello dovrà accontentarsi di fare il capogruppo della Lega, ma non è detto che accetterà.

Se invece si guardasse altrove per l’altra donna da nominare assessore, bisognerebbe spulciare fra i non eletti. Il primo nome che emerge è quello di Fernanda De Guglielmo di Forza Italia, quarta classificata della lista che ha fatto eleggere tre consiglieri. Possibile? Sì, ma improbabile, dato che l’indicazione dei berlusconiani è chiara: l’assessore deve essere Giuseppe Mottola e non altri, un uomo fortemente legato all’ex primo cittadino Remo Di Giandomenico, che ha influito e non poco in campagna elettorale e ora potrebbe volere che Roberti ricambi il favore. Sempre a proposito di riconoscenza elettorale.

Senza contare che fra quelli che hanno ‘presentato il conto’ al sindaco vanno citati i Popolari di Vincenzo Niro. Il quale ha più di una carta da giocare, dato che ha praticamente deciso le comunali decidendo di tornare armato fino ai denti nello schieramento di centrodestra. Le sue due liste hanno significato un 17 per cento per Roberti e non per Sbrocca, appoggiato nel 2014. Difficile che l’assessore regionale non elabori un ragionamento simile per convincere l’ingegnere fresco di fascia tricolore che i Popolari meritano almeno due, se non tre posti a tavola.

Il primo nome è scontato, ed è quello di Enzo Ferrazzano, già assessore con Sbrocca e prima con Di Brino. Per mister 555 preferenze sembra non essere cambiato nulla, dato che anche in questi giorni ha ricevuto delle persone in municipio. Chi con lui? Logica vorrebbe che un altro assessorato vada alla lista ‘Diritti e Libertà’, una sorta di Popolari 2.

Potrebbe essere Michele Barile, forte di 320 preferenze o anche Vincenzo Sabella, ma qualcuno ipotizza che entrambi preferiscano restare consiglieri, una carica meno visibile ma più al sicuro da possibili stravolgimenti. a quel punto andrebbe premiato il dottor Nicola Malorni, primo dei non eletti. Ma non è da escludere una sorta di baratto: a Diritti e Libertà andrebbero lasciate le cariche da consiglieri, ai Popolari assicurato un altro assessorato. E qui, considerato che Vincenzo Aufiero, pur essendo a disposizione del sindaco, non smania per entrare in Giunta, il  nome sarebbe quello di Costanzo Pinti, medico anche lui. Oppure ecco la carta ‘Quota rosa’ pescando la prima dei non eletti, cioè Giulia Michela Antignani.

E poi c’è Siamo Termoli nel futuro, lista che ha visto Nico Balice trovare l’affermazione personale. Ma l’avvocato termolese, di recente molto vicino a Roberti, pare voler allontanare l’idea di ritrovarsi assessore alla prima esperienza amministrativa. Per questo, se la lista verrà premiata, il posto potrebbe spettare a Toni Spezzano, al quale molti vedono la delega di assessore alle Finanze come già cucita addosso.

Perché c’è anche questo aspetto da considerare, forse il più importante. Roberti aveva detto in campagna elettorale che ogni delega avrebbe dovuto trovare una corrispondenza in termini di competenza. Trovare gli incastri giusti, davanti a una necessità del genere e alle richieste che arrivano da più parti, è un vero gioco di equilibrio che sta mettendo già alla prova la maggioranza. Tanto che Roberti starebbe persino pensando di iniziare con una Giunta a quattro, attendere che si calmino un po’ le acque e qualche gallo abbassi la cresta, per poi magari allargare l’esecutivo fra pochi mesi.

Non è un mistero intanto che ci sia già qualche mal di pancia, anche se sottotraccia e tenuto ben nascosto da microfoni e telecamere. Ma il fatto che dopo oltre dieci giorni la Termoli amministrativa sia ancora ferma, è già un segnale.

Il tempo scorre, le questioni urgenti aumentano. Dai lavori fermi quasi ovunque, a un cartellone degli eventi estivi di cui sa nulla o quasi mentre giugno sta per finire, passando per le inefficienze della raccolta differenziata e le tante questioni spinose che un periodo come l’estate porta con sé a Termoli. La città non può più aspettare.