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Giornata mondiale del rifugiato: superiamo l’indifferenza e camminiamo insieme verso un futuro solidale

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In Molise come in Basilicata o nel resto d’Italia, la Giornata Mondiale del Rifugiato è passata in sordina, salvo sporadiche e coraggiose eccezioni come la 1° Festa dei Popoli promossa dalla CARITAS di Campobasso il 16 giugno nel disincanto indifferente di una città lontana, smarrita e distratta. Farsi vedere ad un evento insieme a dei migranti con volontari di associazioni umanitarie è l’ultimo dei pensieri per amministratori, intellettuali, operatori sociali o economici, giornalisti o figure del clero secolare.

L’idea che è passata  è stata sintetizzata efficacemente da due avventori in un bar di Rionero in Vulture la colpa delle strade piene di buche e dei marciapiedi rotti è dei migranti. In pratica ogni questione irrisolta, qualsiasi ritardo o omissione, diritto negato, violenza o discriminazione, viene scaricata sui profughi e rifugiati che avrebbero invaso l’italia  rubando il lavoro, occupando case o percependo indennità e sussidi a danno degli italiani.  Eppure chi si documenta sa che dal 2001 sono andati via dal Sud  1.823.000 persone per la metà giovani e per il 25% con titoli di studio elevati.

La vera priorità nazionale è l’emigrazione e non l’immigrazione, ed è un progetto di sviluppo del Mezzogiorno che possa fermarne il declino e rilanciarne la competitività con infrastrutture adeguate e servizi pubblici essenziali efficienti.  Su 60 milioni di persone in Italia i cittadini stranieri sono 5 milioni con un’incidenza percentuale inferiore a quella dei princiapli paesi europei. Ciò che servirebbe è una politica di accoglienza umanitaria, inclusione sociale, integrazione territoriale e inserimento lavorativo rigenerando aree interne abbandonate, borghi in via di spopolamento e territori in agonia. Migliaia di ettari di terra, colture arboree, case, aziende zootecniche e botteghe artigiane muiono giorno dopo giorno condannando all’estinzione comunità ricche di storia ma povere di bambini.

La sfida lanciata da una cooperativa agricola a Bojano-Jelsi, le attività di integrazione avviate a Monacilioni con chi è tornato dal Venezuela, i progetti promossi su 15 piccoli comuni del Fortore dalla Caritas di Benevento e gli esempi positivi condotti in silenzio in Molise, Puglia, Lucania o Campania segnano una strada nuova che si inerpica contromano con un coraggio ammirevole. D’altronde se 26 persone cumulano nelle proprie mani la ricchezza equivalente di 3,8 miliardi di esseri umani non è difficile capire chi finanzia i pifferai del XXI° secolo che gridano all’untore additando poveri disperati con una viltà disarmante e un’ipocrisia senza pari.

Per questa ragione meritano un doppio apprezzamento i pochi che hanno ritenuto di non dimenticare la Giornata Mondiale del Rifugiato dedicando un gesto, un pensiero e un’attenzione a uomini, donne e bambini. Non spaventatevi del silenzio. Ci tiene compagnia !

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