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I medici militari non arrivano, gli “esterni” tamponano ma costano troppo. E il principale ospedale casca a pezzi

Mentre a Isernia e Termoli ci si è affidati a una soluzione tampone per rinforzare gli organici, a Campobasso c'è preoccupazione sulla carenza del personale: il pronto soccorso dell'ospedale più importante della regione - il Cardarelli - ha perso dieci infermieri da maggio. E la mancata riorganizzazione della rete dell'emergenza urgenza per le malattie tempodipendenti continua a rendere complicata la risposta alle richieste di cure dei cittadini. Intanto anche l'intervento di manutenzione all'edificio di contrada Tappino non sarebbe più rinviabile: una signora avrebbe denunciato l'Asrem a causa della caduta di un pezzo di intonaco.

La fine della lunga campagna elettorale ha messo probabilmente in secondo piano i problemi della sanità molisana. E ora è sceso un silenzio preoccupante, come se gli ospedali fossero in una bolla ‘sospesa’ nell’aria, mentre continua a trincerarsi nel silenzio il commissario ad acta Angelo Giustini. Questa settimana avrebbe dovuto far conoscere le sue intenzioni sulla riorganizzazione dei reparti che da Campobasso a Termoli fino a Isernia sono in affanno. Il ‘caso Molise’, la carenza di medici e infermieri e l’emergenza che si potrebbe profilare in questi mesi continua ad essere al centro delle cronache nazionali.

Confermato il blocco delle assunzioni (almeno fino a quando il decreto Calabria non sarà legge, pare a luglio), finora sul tavolo c’è solo una soluzione tampone. Bocciate le proposte di chiamare dottori in pensione o quelli militari, si è preferito ricorrere al personale sanitario proveniente da Andria e da Roma in forza al San Timoteo e al Veneziale. I costi dell’operazione – si vocifera negli ambienti sanitari – saranno piuttosto elevati. I medici esterni difatti costano molto di più di quelli strutturati. E a pagare il conto saranno ovviamente i molisani che stanno sopportando con preoccupante rassegnazione il progressivo tracollo della sanità.

Due settimane fa era stato annunciato, come se si trattasse della panacea a tutti i mali, l’arrivo dato per imminente dei medici dell’esercito italiano. Il commissario straordinario Angelo Giustini aveva prospettato l’arrivo di specialisti in possesso dei requisiti necessari per scongiurare la chiusura di alcuni reparti nei tre ospedali molisani. Sembrava una possibilità concreta di dare respiro ai medici ridotti al lumicino che operano in condizioni sempre più difficoltose, peraltro concordata col Ministero di Giulia Grillo con il quale il commissario e il sub commissario Ida Grossi (espressione del Governo giallo-verde) dovrebbero essere – e dicono di essere – in “costante contatto”. Invece il ministero ha bocciato tutto, non se ne farà più nulla. Il ricorso ai medici dell’esercito è attualmente impossibile, e viene il dubbio – legittimo – che sia in atto un gioco a chi la spara più grossa ma senza i necessari presupposti tecnici a garanzia di proclami che si sono rivelati illusori.

La crisi degli ospedali è talmente generalizzata nella nostra regione che non risparmia nemmeno l’ospedale più importante del Molise: il Cardarelli di Campobasso. Del resto i tagli hanno riguardato pure il presidio di contrada Tappino, ridimensionato qualche anno fa a Dea di primo livello.

Medici e infermieri stanno portando la croce: si fa il possibile per garantire le cure adeguate ai pazienti che quotidianamente si rivolgono alla struttura, ma anche qui le corsie sono sempre più vuote. Alcuni dati: dall’inizio dell’anno 120 dipendenti Asrem (dai medici agli infermieri fino ai portantini) sono andati in pensione con ‘quota 100’ . Invece da maggio il pronto soccorso del Cardarelli ha perso dieci infermieri: ne erano 28, ora ne sono 18. Nessuna possibilità di sostituirli sempre a causa del blocco del turn-over che renderà impossibile organizzare le ferie di chi c’è e che dopo aver lavorato per settimane con turni giornalieri di 12 ore ha diritto al meritato riposo.

E poi accade, sempre nel nosocomio del capoluogo, si vivano situazioni al limite e dove il diritto alla salute dei cittadini è messo costantemente in pericolo a causa del ‘grande assente’: il reparto di Neurochirurgia. Per un uomo colpito da ictus e trattenuto circa 24 ore in pronto soccorso l’unica ‘fortuna’ (si fa per dire) è stato trovare un posto libero al Neuromed dove è stato portato con un’ambulanza privata. Un incubo che torna a riproporsi, forse la conferma che è in alto mare la riorganizzazione della rete dell’emergenza urgenza per dare una risposta immediata nel caso di patologie tempodipendenti. Arrivare a Pozzilli, centro della provincia di Isernia in cui sorge l’istituto di ricerca e cura della famiglia Patriciello, non è affatto agevole se si utilizzano le strade molisane.

Nè c’è l’ombra degli interventi sull’edificio che ospita il Cardarelli. E’ vero, nei giorni scorsi è stato almeno realizzato il nuovo asfalto sulla via che conduce all’ospedale, ma l’immobile avrebbe bisogno di una profonda ristrutturazione. Lo scorso settembre Primonumero testimoniò il disastro: ferri scoperti, il rischio crollo di pezzi di calcestruzzo, le transenne per delimitare una area del nosocomio. Cos’è cambiato da quel giorno? Quasi niente. L’unica novità è che una signora ferita da un calcinaccio abbia deciso di denunciare l’Asrem. Sarebbe il secondo episodio di natura giudiziaria che interessa il presidio, oggetto di una inchiesta della Procura avviata dalla denuncia di utenti e lavoratori dello stesso nosocomio dopo il cedimento di alcuni calcinacci a cui aveva fatto seguito il sopralluogo di polizia e vigili del fuoco.