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Di Maio: “Se vinciamo governiamo da soli senza rispondere a lobby o capibastone” fotogallery

Il Ministro, dopo una tappa al Museo dei Misteri dove ha avuto modo di apprezzare gli ingegni del Di Zinno, ha varcato la soglia di Piazzetta Palombo per tirare la volata finale a Roberto Gravina che “si è guadagnato la fiducia dei cittadini di Campobasso – ha detto – Ora decidete se rimettere il Comune in mano alle solite grandi ammucchiate di centro destra”.

Dopo settimane di “gelo” e di liti durante la campagna elettorale per le europee, i due vicepremier proprio oggi – 6 giugno –  sono tornati a parlarsi. Il faccia a faccia tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio si è tenuto nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi. Un confronto durato circa un’ora, al termine del quale entrambi hanno lasciato la sede della presidenza del Consiglio senza rilasciare dichiarazioni. Di Maio era atteso infatti a Campobasso per il comizio finale in vista del ballottaggio di domenica.

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E infatti a Campobasso il ministro Di Maio è arrivato molto più tardi rispetto alla tabella di marcia. Il leader dei pentastellati non ha rinunciato alla visita al Museo dei Misteri. Quindi, prima del programmato comizio a Piazzetta Palombo. In via Trento ha potuto vedere da vicino le macchine del  Di Zinno e ascoltare la loro storia dalle parole di Liberato Teberino.

Poi l’arrivo a Piazzetta Palombo assieme al candidato sindaco Roberto Gravina.

Di Maio concede qualche stretta di mano a chi lo chiama al di là delle transenne e prima di abbracciare la piazza s’intrattiene per una breve chiacchierata con i giornalisti.

Prima la politica nazionale con argomentazioni che palesano la tregua con la Lega e quindi i punti che riguardano i prossimi obiettivi: dialogo costruttivo con l’Europa “perché si rimettano al centro, dopo anni di governi passivi, gli italiani”, alcun taglio alle pensioni, meno tasse e più lavoro, più sviluppo.

Ma non risparmia una duro attacco al centrodestra – suo alleato al governo – quando deve spiegare perché votare Movimento cinque stelle a Campobasso piuttosto che la Lega e la coalizione di centrodestra.

“Perché – dice – basta con le solite grandi ammucchiate di centro destra, coalizione che governa questa regione  e che a questa regione aveva promesso mare e monti ma non mi pare che sia cambiato qualcosa. Quindi a livello comunale dico la stessa cosa: abbiamo un vantaggio che se vinciamo governiamo da soli, senza compromessi, senza doverci sottoporre alle solite riunioni di partito in cui ogni capobastone chiede un assessore per se stesso. E’ un’opportunità per semplificare la politica di Campobasso: noi lo facciamo con una lista, un candidato che dal giorno dopo dovrà rispondere solo ai cittadini di questo capoluogo di regione e a nessuna lobby né ad alcun capobastone”.

Quindi il momento del tripudio di piazza che lo acclama appena, sul palco, saluta mentre parla il consigliere regionale Andrea Greco che ovviamente non manca di ricordare alla platea che se vincesse il centrodestra Campobasso rischierebbe di trovarsi in un altro disastro come quello della Regione  “dove le grandi problematiche che non si sanno affrontare vengono sempre addebitate alla sanità”.

La parola a Gravina che chiede il consenso e la fiducia. Non parla male dell’avversaria ma ricorda, con sottigliezza che “è un’abitudine invece che appartiene alla mia antagonista, tant’è che pure il ministro Salvini l’ha richiamata in apertura del comizio dicendole che deve parlare più di lei meno degli avversari”.

La piazza lo applaude e infine tocca al ministro che elogia Gravina, ricordando quanto lui abbia lavorato in questi anni e quanto in questi anni abbia acquisito gli strumenti necessari per amministrare e per farlo bene. “Accompagnato da una squadra impeccabile che durante gli ultimi cinque anni ha prodotto risultati nel vostro Comune come nessuno”. Si è raccomandato alla folla perché si rechino alle urne e perché scelgano “ovviamente” il Movimento Cinque Stelle e Roberto Gravina.