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Commerciante nella morsa di 6 usurai, interessi fino a 50mila euro. “Caccia i soldi o ti squartiamo”. Insospettabili in manette fotogallery

L’operazione ‘Raddoppio’ della compagnia Carabinieri di Termoli ha portato all’arresto di tre coppie di usurai. Quattro termolesi e due di Lucera gli uomini finiti in carcere stamattina nel blitz. La vittima aveva chiesto un prestito iniziale di 5mila euro ma pian piano era finito nel vortice degli altissimi interessi da restituire. Documentate minacce e aggressioni e ritrovato un piccolo arsenale fatto di pistola, un silenziatore artigianale e dei proiettili

Era convinto fosse una difficoltà passeggera, una momentanea mancanza di liquidità. Così si è rivolto a un conoscente per farsi prestare un po’ di soldi. Cinquemila euro, non una cifra che ti cambia la vita. E invece la sua vita è cambiata in peggio, anzi è diventata un inferno.

Arresti Carabinieri usura estorsione Gaeta Pica cantore

In breve tempo il commerciante termolese vittima di una brutta storia di usura ed estorsione, che oggi ha portato all’arresto di sei persone, è entrato in un vortice. Ogni volta i soldi da restituire aumentavano, gli interessi si alzavano e le minacce crescevano. “Ti squarto” o “Aspetto tua moglie” alcune delle frasi scritte o riferite al telefono della vittima.

Il suo incubo è finito solo stamattina 7 giugno, quando le gazzelle dei carabinieri della Compagnia di Termoli sono uscite a sirene spiegate dalla caserma di via Brasile per catturare sei persone, tre coppie di usurai. Tutti uomini, italiani, quattro termolesi di nascita e residenza, due di Lucera.

I carabinieri l’hanno chiamata ‘Operazione Raddoppio’. Perché appunto, gli interessi raddoppiavano. “Quella di oggi è una operazione particolarmente rilevante, diversa dalle ultime – ha esordito il colonnello Emanuele Gaeta, comandante provinciale dei carabinieri -. Parliamo di due reati particolarmente odiosi e gravi che vanno a colpire in maniera forte la vittima. Sono anche reati non semplici da dimostrare, ma le investigazioni sono state attente, particolari e circostanziate. Siamo stati veloci, anzi di più” ha affermato Gaeta complimentandosi con la compagnia guidata dal tenente Edgard Pica e con il maresciallo Filippo Cantore, comandante della stazione termolese.

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“L’imprenditore che si è rivolto a noi aveva lievi difficoltà economiche e ha avuto la malaugurata idea di chiedere soldi a degli usurai. Persone che prestavano soldi e chiedevano la restituzione a interessi sproporzionati, altissimi. Magari si pensa di poter far fronte al debito che si assume invece non ci si riesce e gli usurai diventano molto pretenziosi, come in questo caso” ha aggiunto il colonnello che ha anche sottolineato la collaborazione fra i militari e la procura della Repubblica di Larino, citando sia il procuratore capo Isabella Ginefra che il sostituto procuratore Ilaria Toncini.

“Siamo partiti dalla denuncia di questo commerciante termolese che era ormai allo stremo delle forze economiche” ha dichiarato il tenente Pica. Le indagini hanno potuto contare su “intercettazioni telefoniche, pedinamenti dei soggetti che davanti appuntamento alla vittima, acquisizione delle immagini dei locali dove avvenivano gli incontri.

Abbiamo raccolto – ha proseguito Pica – la documentazione dei messaggi inviati alla vittima e ai suoi familiari, vale a dire moglie, figli, genitori. C’era un clima di paura in tutta la famiglia. Una paura concreta, avvalorata dal materiale ritrovato oggi: una pistola di libera vendita, tipo scacciacani, poi artigianalmente alterata, un silenziatore costruito con un tubo innocente, diversi proiettili di vario tipo”.

Le somme erano lievitate piano piano, dalla prima richiesta di prestito del maggio 2016, fino a quando la vittima si è rivolta all’Arma, nell’ottobre dello scorso anno.

“Quando ha iniziato ad avere problemi economici, l’imprenditore si è rivolto a un conoscente in provincia di Foggia per avere 5mila euro. Li ha ottenuti con la pretesa della restituzione entro un mese o un interesse di mille euro – ha spiegato il tenente .- Come garanzia ha dovuto presentare un assegno di 6mila euro sottoscritto dalla moglie. Inizialmente è riuscito a far fronte al prestito, poi ne ha chiesto un altro ed è iniziata l’escalation”.

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Un vero vortice. “Dopo due anni nei quali dai 5mila euro iniziali aveva restituito 13500 euro di interessi, si è rivolto ad altri soggetti sul territorio di Termoli. Da loro ha ricevuto 7mila euro dietro un assegno da 9700 euro, ma non è riuscito a onorare il debito. I soldi che dava mensilmente erano sempre e solo interessi” le parole del comandante della compagnia.

Ma non era finita lì perché a quel punto il commerciante termolese si è rivolto a “una terza coppia di soggetti termolesi che hanno approfittato della situazione di bisogno. Hanno capito che era con l’acqua alla gola, gli hanno elargito un ulteriore prestito, e quando le minacce sono diventate concrete è venuto in caserma”.

In totale aveva ottenuto 19 mila euro: 5mila dalla prima coppia, 7mila dalla seconda e 7mila dalla terza. In compenso aveva dovuto sborsare 32mila euro di interessi, non riuscendo più a coprire il capitale.

Non c’è associazione a delinquere, perché non ci risulta che le tre coppie di usurai abbiano lavorato in sinergia”. C’è però l’altro reato grave, quello dell’estorsione. Perché quando l’imprenditore non riusciva a restituire il denaro, partivano le minacce. “Andavano dal classico ‘ti squarto come un agnello’ a ‘farai una brutta fine’, fino ad ‘aspetto tua moglie’”, ha fatto sapere Pica.

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Inoltre “c’è stato un solo episodio di aggressione fisica: un colpo al volto che ha ferito la vittima al sopracciglio senza lesioni gravi. In più era stata chiesta come garanzia l’auto della vittima, pretendendo chiavi e libretto di circolazione. Dalle indagini abbiamo avuto riscontrato di tutte le sue iniziali dichiarazioni”.

In carcere a Larino quattro persone, i quattro termolesi. A Foggia sono invece detenuti i due arrestati a Lucera. Per il soggetto termolese a casa del quale è stato trovato quel mini arsenale – oltre ad assegni, un’agenda per nascondere i soldi e altro materiale – c’è stato anche l’arresto in flagranza per porto abusivo di armi.

Una settima persona, una donna compagna di uno degli arrestati, risulta indagata a piede libero. I carabinieri ritengono ci sia stato almeno un episodio di minaccia da parte della donna nei confronti della moglie dell’imprenditore, ma il Gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare.

“Gli usurai arrestati erano in alcuni casi degli insospettabili, non avevano un lavoro dichiarato ma qualcuno si sarà chiesto come facevano ad avere un tenore di vita così alto”. Tutti e sei sono tuttavia pregiudicati per reati specifici, ma qualcuno anche per altre vicende, come di stupefacenti.

“Questo è un ulteriore segnale che Termoli è un punto sensibile perché confina con la provincia di Foggia – le parole di Gaeta .- Non è un caso che in ogni operazione che facciamo qui ci siano dei foggiani. La vicinanza è tale che loro si spostano di poco per fare i loro traffici. Tuttavia da quando sono qui i controlli sono quadruplicati rispetto all’anno precedente. Sono più veloci, rapidi, mirati. I cittadini per bene sono contenti, gli altri meno contenti e a noi va bene così”.

Da parte del comandante provinciale un appello a chi si trova in situazioni analoghe a quelle della vittima. “Denunciate, affidatevi allo Stato perché abbiamo tempi e mezzi per dare una risposta rapida ed efficace. Contattateci, anche via mail o per strada. Ci auguriamo che questo caso ne faccia venire altri simili allo scoperto”.